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«Serve una strategia nazionale che renda la prevenzione un livello essenziale e accessibile a tutti i cittadini. Le tecnologie e i dispositivi medici sono un fattore abilitante per portare screening e monitoraggio vicino alle persone e supportare una gestione più efficace e continuativa». Con questa analisi Guido Beccagutti, direttore generale di Confindustria dispositivi medici, delinea la necessità di un nuovo modello organizzativo per la sanità italiana. Al centro, il Piano cardiovascolare, che secondo Beccagutti rappresenta un’opportunità concreta per costruire un modello più equo, sostenibile e orientato alla prevenzione.
Confindustria Dispositivi Medici si unisce al coro delle principali società scientifiche italiane di cardiologia (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, ANMCO, Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione, AIAC, Società italiana di cardiologia interventistica, GISE, ITACARE-P, Società italiana di cardiologia, SIC) nell’evidenziare la necessità di adottare un Piano nazionale cardiovascolare per contrastare l’ipertensione e le patologie cardiache, che rappresentano la prima causa di morte nel Paese. Come richiesto anche dall’Europa. Il Safe Hearts Plan della Commissione europea invita infatti gli Stati membri a sviluppare entro il 2027 un piano nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie cardiovascolari.
«Nonostante le evidenze e gli strumenti disponibili, la prevenzione e il trattamento delle patologie cardiovascolari in Italia resta frammentata e disomogenea, con forti differenze tra Regioni nell’accesso agli screening e alle opzioni di trattamento più efficaci e innovative», con gravi ripercussioni sulla salute pubblica e costi economici elevati.
Per rimediare a questa situazione, insieme hanno delineato dieci priorità strategiche al fine di standardizzare gli screening e i percorsi terapeutici. L’obiettivo principale è trasformare la prevenzione in un servizio essenziale e uniforme, integrando meglio le strutture ospedaliere con l’assistenza territoriale. Attraverso l’uso di tecnologie innovative e una diagnosi precoce, il piano mira a ridurre significativamente infarti e ictus, garantendo un sistema sanitario più equo e sostenibile.
«È necessario rafforzare il ruolo del territorio e avviare un programma nazionale di screening cardiovascolare e percorsi diagnostico-terapeutici, accessibili e uniformi, per intercettare e trattare precocemente le persone a rischio, in modo da migliorare gli esiti di salute».
Piano cardiovascolare per l’Italia: le 10 priorità di sistema
- Definire un Piano nazionale cardiovascolare: per coordinare strategie, obiettivi e interventi su tutto il territorio, in linea con le indicazioni europee.
- Rendere strutturale la prevenzione: promuovere programmi continuativi di prevenzione primaria e secondaria, con particolare attenzione ai fattori di rischio modificabili.
- Attivare uno screening cardiovascolare diffuso e uniforme: per individuare precocemente ipertensione, dislipidemie e diabete, riducendo le disuguaglianze regionali.
- Rafforzare l’assistenza territoriale: valorizzando il ruolo di medici di medicina generale, farmacie e Case di Comunità nella prevenzione e nella presa in carico.
- Integrare ospedale e territorio: garantendo continuità assistenziale e modelli organizzativi condivisi per la gestione delle patologie croniche.
- Standardizzare i percorsi di cura a livello nazionale, attraverso PDTA omogenei per migliorare qualità, appropriatezza ed equità dell’assistenza.
- Ridurre ricoveri evitabili e accessi impropri, potenziando la gestione dei pazienti cronici e il follow-up sul territorio.
- Promuovere modelli di presa in carico integrata e multidisciplinare per una gestione più efficace e continuativa delle patologie cardiovascolari.
- Allineare programmazione e risorse ai bisogni di salute, superando logiche frammentate e orientando gli investimenti verso prevenzione, trattamento precoce e gestione integrata.
- Sostenere l’innovazione organizzativa e digitale, utilizzando strumenti e soluzioni che facilitino screening, monitoraggio e continuità delle cure, nel rispetto dell’appropriatezza e della sostenibilità del sistema.








