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Lo smog, anche a bassi livelli, aumenta il rischio di Covid-19

L’esposizione all’inquinamento atmosferico, anche a livelli al di sotto della soglia massima indicata dall’Unione Europea, possono aumentare il rischio di contrarre il Covid-19, di sviluppare infezioni gravi e di rallentare i tempi di guarigione. Lo dimostrano due studi, uno condotto dall’Università di Copenaghen (Danimarca) e l’altro dall’Università di Hasselt (Belgio), i cui risultati sono stati entrambi pubblicati sull’European Respiratory Journal. Nel primo studio i ricercatori hanno scoperto che lo smog può allungare di 4 giorni la degenza ospedaliera per i pazienti con Covid-19, aumentando ulteriormente l’onere per i sistemi sanitari. Al contrario, ridurre l’esposizione all’inquinamento riduce dal 40 allo 0% il tempo trascorso dai pazienti in ospedale. Il secondo studio, invece, ha dimostrato che l’aumento dell’esposizione a lungo termine al biossido di azoto e alle particelle fini, anche a livelli ben al di sotto degli attuali limiti dell’UE, ha aumentato il rischio di contrarre il Covid-19, essere ricoverato in ospedale e di morire a causa della malattia. “Questi risultati mostrano come l’inquinamento atmosferico può compromettere il nostro sistema immunitario e renderci vulnerabili al Covid-19 e ad altre infezioni respiratorie”, commenta Zorana Jovanovic Andersen dell’Università di Copenaghen, tra gli autori dello studio. “La riduzione dell’inquinamento atmosferico dovrebbe essere al centro delle misure preventive per le pandemie attuali e future, nonché una strategia per affrontare le pandemie influenzali stagionali. Un’aria più pulita – aggiunge – renderebbe le popolazioni più resistenti alle infezioni respiratorie, alle epidemie stagionali e alle principali pandemie in futuro”.

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