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L’Europa ha il talento, il capitale e le istituzioni. Ma la sua prosperità non è garantita: deve essere costruita. Ecco perché Mario Draghi e Patrick Collison (cofondatore e CEO di Stripe) hanno fondato il Rhine Group, con la convinzione che non è troppo tardi per cambiare la traiettoria dell’Europa, se si fanno oggi le scelte giuste.
La sfida della competitività tecnologica in Europa
Solo quattro delle cinquanta principali aziende tecnologiche mondiali hanno sede in Europa. Questo divario tecnologico influisce direttamente sulla stabilità sociale del continente, poiché rallenta lo sviluppo delle tecnologie emergenti destinate a definire il prossimo futuro. «La posta in gioco è esistenziale» si legge nel comunicato con cui è stata annunciata la nascita del think tank.
Il messaggio è chiaro. Senza un’inversione di rotta immediata, la stagnazione economica eroderà le fondamenta delle tutele pubbliche. In questa prospettiva, «il continente perderà progressivamente la capacità di finanziare difesa, sanità pubblica, pensioni, istruzione, investimenti per il clima e e il welfare».
La fine delle condizioni favorevoli
Per lungo tempo, fattori geopolitici favorevoli hanno attutito il declino della competitività europea. L’espansione del commercio internazionale sotto regole multilaterali e la protezione militare degli Stati Uniti hanno consentito ai governi europei di ridurre le spese per la difesa. Ma oggi questa rete di sicurezza è venuta meno, tra i dazi degli Stati Uniti e l’accelerazione della Cina.
Un forum per passare all’azione
Per affrontare questa situazione e proporre soluzioni concrete è nato il Gruppo Rhine: un’associazione che riunisce esponenti delle istituzioni, dell’università e dell’impresa. L’obiettivo dichiarato del gruppo è trasformare le analisi in azioni politiche e industriali.
Le scelte per evitare il declino
Servono riforme urgenti, secondo i fondatori del Gruppo, affinché l’Europa – che rappresenta «il secondo mercato più grande del mondo» – conservi intatto il proprio potenziale economico. La via d’uscita? «Fare ciò che l’Europa ha già fatto in passato: competere, costruire e tornare a crescere».







