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Con 512 imprese, oltre 14.500 addetti e più di 131 milioni di euro investiti in ricerca e innovazione, l’Emilia Romagna – e in particolare il distretto biomedicale di Mirandola – è un polo strategico per lo sviluppo e la produzione di tecnologie medicali avanzate.
«Il distretto biomedicale di Mirandola rappresenta una delle espressioni più avanzate della capacità industriale italiana: un territorio che ha saputo costruire nel tempo una filiera altamente specializzata, competitiva sui mercati internazionali e capace di generare innovazione, occupazione qualificata e valore per il sistema salute».
Così Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici, a margine dell’evento “Emilia-Romagna motore d’innovazione. Futuro e competitività del distretto biomedicale” che si è svolto ieri a Mirandola, definendola «un asset strategico nazionale ed europeo da valorizzare e rafforzare attraverso politiche industriali, innovazione e collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca».
«Negli ultimi quattro anni, durante il mio mandato alla guida di Confindustria Emilia-Romagna – ha dichiarato la presidente Annalisa Sassi – le nostre imprese hanno dimostrato una capacità straordinaria. Hanno gestito la crisi energetica, ricostruito dopo l’alluvione, navigato l’inflazione, iniziato a integrare l’intelligenza artificiale, ripensato le supply chain.
Oggi l’unica variabile certa è l’instabilità: per questo è fondamentale garantire condizioni che favoriscano davvero gli investimenti e la crescita, liberare energie, valorizzare il potenziale delle nostre aziende e dei nostri lavoratori. Occorrono politiche più incisive a tutti i livelli per l’attrattività, lo sviluppo e la competitività del territorio».
Anche Marco Fantoni, presidente della Filiera Salute di Confindustria Emilia area Centro, ha sottolineato che «per restare il motore d’innovazione del paese, è necessario che le istituzioni a livello nazionale credano in questo distretto quanto ci credono gli investitori esteri, collaborando con noi per snellire la burocrazia e potenziare i servizi». Fondamentale puntare tutto sul capitale umano e sulla sostenibilità, trasformando le sfide globali in nuove opportunità di crescita, ha detto, ribadendo che il polo biomedicale di Mirandola è il “cuore manifatturiero d’Europa“.
«Con un tasso di innovazione del 41,7%, quasi triplo rispetto alla media nazionale, le nostre imprese non si limitano a produrre, ma generano valore reale e soluzioni d’avanguardia per la salute. La nostra forza risiede nella capacità di fare rete e in una proiezione internazionale che vede oltre la metà delle nostre associate esportare con successo».
Biomedical Valley Innovation Summit
E dopo l’incontro di ieri, Mirandola si prepara a ospitare, il prossimo 9 giugno, il Biomedical Valley Innovation Summit, dedicato all’ecosistema medtech e healthcare che riunirà imprese, startup, investitori e professionisti del settore.
L’edizione 2026 sarà focalizzata sul tema “Connected Care”, con un’attenzione specifica all’integrazione tra tecnologie, dati e sistemi sanitari sempre più interconnessi.
«L’Innovation Summit è il meeting della Biomedical Valley orientato all’innovazione e alla collaborazione, con un focus sulle tecnologie per il medicale e sul capitale umano del distretto», anticipa Matteo Stefanini, executive director di Biomedical Valley. Una giornata all’insegna di workshop, networking e open innovation.







