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Tumore del pancreas, la svolta terapeutica con olaparib
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Olaparib è un farmaco a target molecolare e rappresenta una svolta nel trattamento di uno dei tumori più aggressivi.

«L’adenocarcinoma pancreatico metastatico è una delle neoplasie a prognosi più sfavorevole, caratterizzata da una diagnosi tardiva, un decorso clinico estremamente rapido e un impatto notevole sulla qualità di vita dei pazienti» spiega Michele Reni, direttore dell’Oncologia medica dell’Ospedale San Raffaele di Milano e professore associato di Oncologia all’Università Vita-Salute San Raffaele. «Grazie all’approvazione della rimborsabilità di olaparib da parte di AIFA, si apre una strada già percorsa con successo in altre neoplasie, in cui i pazienti ricevono terapie in base alle mutazioni nel profilo genico-molecolare».

Il tumore del pancreas è uno dei più difficili da trattare e complessi da diagnosticare. Non sono disponibili esami di screening e la malattia si manifesta di solito con sintomi tardivi, quando è già diffusa. Solo il 20% dei casi è diagnosticato in fase iniziale, quando la chirurgia può ancora portare a guarigione.

La terapia con olaparib

Olaparib è la terapia target per il trattamento di mantenimento di pazienti con adenocarcinoma metastatico del pancreas con mutazioni nella linea germinale di BRCA1/2, che non hanno avuto una progressione di malattia dopo un minimo di 16 settimane di chemioterapia (a base di platino).

«Per decenni – aggiunge Michele Milella, direttore dell’Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona – la gestione dell’adenocarcinoma pancreatico avanzato si è basata sulla chemioterapia, con un carico di tossicità importante per i trattamenti prolungati e relativamente poche opzioni per i pazienti che non rispondevano più alla prima linea di trattamento». Per questo, spiega l’oncologo, la ricerca scientifica si è concentrata sull’individuazione dei bersagli molecolari alla base della malattia, come i geni BRCA, «che aumentano il rischio di sviluppare non solo le neoplasie del seno, dell’ovaio e della prostata, ma anche del pancreas».

Fondamentali i test per le mutazioni BRCA

«L’approvazione della rimborsabilità di olaparib da parte di AIFA – continua Reni – è un passo avanti decisivo nella cura di questo tumore ed evidenzia la centralità del test per le mutazioni BRCA, che deve essere garantito a tutti i pazienti al momento della diagnosi. La positività al test BRCA in un paziente di nuova diagnosi condiziona infatti non solo la scelta della terapia, cioè la chemioterapia a base di platino seguita da olaparib, ma, a cascata, permette anche di individuare tempestivamente i familiari portatori della stessa mutazione, inserendoli, se necessario, in programmi di prevenzione e sorveglianza per le diverse neoplasie che possono svilupparsi in conseguenza di una mutazione dei geni BRCA».

Le evidenze emerse dagli studi

Pubblicati su Cancer Medicine, i risultati di uno studio indipendente italiano di real world, «che ha coinvolto 23 reparti di oncologia distribuiti su tutto il territorio e ha incluso 114 pazienti» – puntualizza Milella, prima firma dello studio – evidenziano che l’utilizzo di olaparib, «sia in mantenimento in prima linea come da indicazione approvata che in linee più avanzate di terapia», è associato a un prolungamento significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico portatori di mutazioni BRCA1/2.

«Nei pazienti che hanno ricevuto olaparib in qualsiasi linea di trattamento, inclusa la terapia di mantenimento in assenza di progressione dopo chemioterapia, come nello studio POLO, è stato dimostrato il maggior vantaggio di sopravvivenza globale, con una riduzione del rischio di morte pari al 43%. Questi dati confermano, nella pratica clinica quotidiana, il valore del farmaco già emerso nello studio registrativo».

POLO è lo studio internazionale di fase 3, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha coinvolto 154 pazienti con adenocarcinoma del pancreas con mutazione BRCA1/2 (che avevano ricevuto per almeno 16 settimane chemioterapia di prima linea con derivati del platino senza progressione di malattia) e ha stabilito il vantaggio della terapia con un farmaco a target molecolare sulla base di una mutazione genetica.

«La sopravvivenza libera da progressione è quasi raddoppiata con olaparib e ha raggiunto 7,4 mesi rispetto a 3,8 mesi con placebo» precisa Reni, che è uno degli autori dello studio. Inoltre si è osservato che «la sopravvivenza a 3 anni è stata pari al 33,9% per olaparib rispetto al 17,8% con placebo».

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