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A poco più di un anno dall’investimento di Enea Tech e Biomedical in BetaGlue Technologies, arriva un passo significativo per la ricerca clinica in Italia: l’avvio del trial sul tumore al pancreas. Il commento della Fondazione «il risultato conferma l’importanza della sinergia tra ricerca clinica e investimento in innovazione».
Lo studio è iniziato al Policlinico Universitario Agostino Gemelli, dove un team multidisciplinare lavora in stretta sinergia per trasformare l’innovazione scientifica in nuove prospettive terapeutiche per i pazienti.
Si tratta di uno studio internazionale su YntraDose, terapia innovativa per tumori pancreatici non operabili sviluppata dalla startup italiana BetaGlue Therapeutics a cui la giuria del Premio INNLIFES Protagonisti dell’innovazione 2026 ha assegnato il primo premio per la categoria startup.
Il trattamento prevede l’iniezione percutanea di uno speciale radiofarmaco (ittrio-90) ingabbiato in una sorta di ‘colla radioattiva’, direttamente all’interno della massa tumorale.
Lo studio è attualmente in fase di arruolamento attivo e coinvolge diversi centri europei, tra cui strutture in Belgio e nel Regno Unito.
«Siamo molto orgogliosi di collaborare con il Policlinico Gemelli» commenta Gianluca De Danieli, Head of Clinical Development (leggi qui l’intervista ) ringraziando «l’ospedale e tutte le persone coinvolte per l’opportunità di condurre la sperimentazione clinica in Italia» e ricordando che sono attive collaborazioni con altri centri clinici in Europa e negli Stati Uniti.
Il tumore del pancreas
Il tumore del pancreas è una delle neoplasie più difficili da diagnosticare in fase precoce (non esistono screening dedicati) e dunque da trattare. Ogni anno in Italia se ne diagnosticano circa 14mila nuovi casi e la sopravvivenza a 5 anni è solo tra 8 e 11%, anche perché solo il 10-15% dei casi è operabile quando viene scoperto. Un terzo circa di tutti gli adenocarcinomi pancreatici alla diagnosi è del tipo ‘localmente avanzato’, uno stadio che non ha ancora dato metastasi, ma che non consente l’accesso diretto al tavolo operatorio.
I pazienti vengono dunque sottoposti a terapia neoadiuvante (chemioterapia sistemica), nella speranza di riuscire a ridurre le dimensioni del tumore così da renderne possibile l’asportazione chirurgica. In realtà questo risultato si ottiene solo in un paziente su tre di quelli sottoposti a chemioterapia. Si tratta quindi di un’area a elevato unmet need terapeutico, che necessita di nuove strategie e nuovi trattamenti per migliorare la prognosi dei pazienti.
«Per questo, al Policlinico Gemelli abbiamo deciso di prendere parte a un protocollo sperimentale innovativo che vede protagonista un radiofarmaco, una sorta di ‘colla radioattiva’ che il radiologo interventista inietta direttamente all’interno del tumore senza fare tagli, ma somministrandola con una sorta di lungo ago dall’esterno, attraverso la parete addominale» spiega il professor Giampaolo Tortora, ordinario di Oncologia medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore del Comprehensive Cancer Center di Fondazione Policlinico Gemelli e principal investigator dello studio.
«L’obiettivo è duplice: ottenere una riduzione significativa della massa tumorale, favorendo un miglior controllo locale della malattia e aumentare le probabilità di sopravvivenza di una popolazione di pazienti per i quali le alternative terapeutiche risultano oggi limitate. Verranno arruolati 10 pazienti» chiarisce.
YntraDose
YntraDose viene utilizzato come trattamento neoadiuvante (cioè prima della terapia chirurgica) in aggiunta alla chemioterapia standard nei pazienti con carcinoma pancreatico localmente avanzato e non operabile. Consente di effettuare una terapia localizzata per ottenere l’ablazione percutanea dei tumori solidi. È una tecnologia innovativa che rilascia radiazioni mirate, tramite microsfere di ittrio-90 iniettate direttamente nel tumore e stabilizzate da una matrice adesiva (la ‘colla’ dalla quale prende il nome la startup BetaGlue Therapeutics).
L’ittrio-90 è già ampiamente utilizzato nel trattamento di alcune neoplasie epatiche. «Permette di effettuare un’irradiazione altamente selettiva e confinata al volume tumorale, con un rilascio localizzato di radiazioni ad alta energia che induce necrosi, cioè morte delle cellule tumorali. Questo approccio minimizza l’esposizione dei tessuti sani circostanti e riduce gli effetti collaterali sistemici, rappresentando così una forma avanzata di radioterapia loco-regionale.
Il trattamento viene combinato con la chemioterapia, con l’obiettivo di potenziare l’efficacia di entrambi le opzioni terapeutiche» puntualizza Tortora, evidenziando che «questa sperimentazione rappresenta un esempio concreto di trasferimento dell’innovazione tecnologica alla pratica clinica, con il potenziale di ridefinire l’approccio terapeutico ai tumori pancreatici in fase avanzata».
Il nuovo trial partito al Gemelli lo testerà per la prima volta nelle neoplasie pancreatiche. Il Gemelli è l’unico centro italiano coinvolto in questa sperimentazione internazionale di fase 2, per valutare sicurezza ed efficacia di YntraDose.








