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Tumore della prostata. Pubblicati sulla rivista Annals of Oncology, i risultati finali dello studio clinico di fase 3 rivelano che la combinazione di enzalutamide con il radiofarmaco radio-223 dicloruro riduce il rischio di morte del 24%. Questi risultati cambiano le prospettive di cura, offrendo una nuova opzione terapeutica di prima linea che rallenta la progressione della malattia.
I numeri della sperimentazione
La sperimentazione è stata condotta su pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione e metastasi ossee, una condizione che colpisce molti degli 1,5 milioni di uomini a cui ogni anno – nel mondo – viene diagnosticato un tumore alla prostata.
Lo studio ha coinvolto 446 pazienti asintomatici o lievemente sintomatici, suddivisi per ricevere enzalutamide da solo o in combinazione con sei iniezioni di radio-223. L’analisi finale ha mostrato che chi ha ricevuto la combinazione ha raggiunto una sopravvivenza globale mediana di 38,2 mesi, rispetto ai 32,6 mesi di chi ha assunto solo la monoterapia. Il beneficio è supportato da dati statisticamente significativi: oltre alla sopravvivenza, è migliorata la sopravvivenza libera da progressione radiologica, passata da 16,4 a 19,4 mesi. Questo significa che la terapia combinata allunga la vita e ritarda il momento in cui il tumore torna a crescere visibilmente nelle ossa.
L’innovazione nel meccanismo d’azione
L’aspetto innovativo risiede nell’unire due meccanismi d’azione diversi e complementari. L’enzalutamide è un inibitore del recettore degli androgeni che blocca i segnali ormonali che alimentano il tumore. Il radio-223 dicloruro è invece un radiofarmaco che emette particelle alfa e agisce in modo selettivo sulle cellule tumorali nelle ossa, rilasciando radiazioni ad alta energia a corto raggio. Questo attacco mirato permette di colpire le metastasi ossee, proteggendo i tessuti sani circostanti. In Europa, il radiofarmaco in questione è indicato (in monoterapia o in combinazione con un analogo dell’ormone di rilascio delle gonadotropine) per il trattamento di pazienti adulti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione.
L’impatto sulla vita dei pazienti
Il prolungamento della sopravvivenza ha un impatto diretto sull’autonomia del paziente. Franco Nolè, direttore dell’Oncologia medica urogenitale e cervico facciale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e autore dello studio, ha dichiarato in proposito che «i risultati di PEACE-3 mostrano che iniziare enzalutamide in combinazione con radio-223 dicloruro, assieme alle strategie terapeutiche che proteggono la salute dell’osso, può aiutare i pazienti a vivere più a lungo, supportandoli a preservare la funzionalità e conservare la propria indipendenza più a lungo». La gestione delle metastasi ossee è infatti cruciale per evitare eventi scheletrici che compromettono la mobilità.
Il valore della ricerca internazionale
Lo studio – il primo studio randomizzato di fase 3 che dimostra un miglioramento statisticamente significativo sia della sopravvivenza libera da progressione radiologica sia della sopravvivenza globale rispetto alla monoterapia con enzalutamide – è stato coordinato dall’Organizzazione europea per la ricerca e il trattamento del cancro (EORTC), che riunisce esperti di ricerca clinica sul cancro di tutta Europa per coordinare e condurre ricerche traslazionali e cliniche a livello internazionale. «Questi dati di fase 3 forniscono importanti indicazioni per i clinici e sottolineano il valore della collaborazione internazionale nella generazione di evidenze a supporto del processo decisionale clinico» ha puntualizzato Denis Lacombe, amministratore delegato di EORTC. L’integrazione di queste terapie risponde a un bisogno clinico finora insoddisfatto per una patologia che, entro il 2040, vedrà quasi 3 milioni di nuove diagnosi annue.







