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Approvata la legge delega che riforma il SSN. Introduce gli ospedali di terzo livello e quelli per acuti
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera e la revisione del modello organizzativo del servizio sanitario nazionale.

Obiettivo del provvedimento, ha dichiarato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, è rendere il servizio sanitario nazionale più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini. «Per questo interveniamo sui modelli organizzativi con i nuovi ospedali di riferimento nazionale, anche per garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e limitare la mobilità sanitaria. Rafforziamo inoltre l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza. L’obiettivo è avere un sistema più efficiente e moderno potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona».

Le principali novità

Il provvedimento, che prevede l’adozione di decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026, aggiorna la classificazione delle strutture ospedaliere e introduce gli ospedali di terzo livello, quali strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale utili a ridurre la mobilità sanitaria. Inoltre, saranno individuati le strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso dove trasferire pazienti acuti non urgenti da altre strutture ospedaliere di livello superiore.

Obiettivo dichiarato della riforma è, anche, migliorare l’appropriatezza dell’offerta ospedaliera con la definizione di standard minimi per le attività di ricovero, in coerenza con la disciplina dell’ospedale di comunità e potenziando il ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative.

Per garantire la continuità assistenziale, il provvedimento intende migliorare l’assistenza territoriale per le persone non autosufficienti, promuovendo la domiciliarità. Si prevede un riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, per rafforzare il loro contributo nell’assistenza territoriale. Si mira, poi, a garantire l’aggiornamento dell’assistenza delle persone con patologie croniche complesse e avanzate e l’organizzazione delle cure palliative.

E infine la riforma punta a valorizzare la bioetica clinica, come strumento di umanizzazione delle cure, e a rafforzare l’integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali e a riordinare i servizi di salute mentale.

Con quali risorse?

Irrealistica, secondo la capogruppo del Pd in Commissione Affari Sociali della Camera, Ilenia Malavasi, la scadenza. «Un disegno di legge delega che, ancora una volta, svuota il Parlamento e rinvia le scelte reali a decreti legislativi promessi entro la fine del 2026: una scadenza che appare del tutto irrealistica». Secondo Malvasi «siamo di fronte all’ennesima operazione di propaganda del Governo sulla sanità per nascondere i fallimenti del drammatico ‘duo’ Meloni-Schillaci”.

Al netto di alcuni aspetti puntuali condivisibili, come il richiamo all’umanizzazione delle cure, il provvedimento si presenta come una revisione fumosa di indirizzi e scelte già approvate e solo parzialmente attuate. Rimettere mano a impianti legislativi esistenti senza averli prima realizzati rischia di produrre ulteriore confusione e rallentare le risposte di cui il Servizio sanitario nazionale ha urgente bisogno. Anche la tanto evocata valorizzazione dei medici di medicina generale e dei pediatri resta priva di contenuti concreti: un titolo, poco più, senza indicazioni operative chiare.

Particolarmente sconcertante è il capitolo sulla salute mentale: dopo l’approvazione del Piano nazionale, migliorato grazie al contributo delle Regioni e delle professioni, il Governo sembra voler riscrivere tutto da capo». Malavasi evidenzia inoltre «che non si individuano nuove risorse per realizzare questa ‘mirabolante’ riforma».

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