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Salute mentale, indagine Censis: quasi sei italiani su dieci hanno fatto ricorso a servizi privati a pagamento
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Si chiama “One brain, one health” il manifesto che invita a superare le separazioni rigide tra neurologia e psichiatria, promuove un approccio integrato, preventivo e transdisciplinare alla salute mentale e ambisce a influenzare le politiche sanitarie, rendendole più efficaci e centrate sulla persona, anche per contrastare lo stigma sociale.

Del benessere del cervello e della mente come dimensione essenziale della salute si è parlato questa mattina a Roma in occasione della presentazione dell’indagine realizzata da Censis in collaborazione con Lundbeck Italia su un campione di mille adulti: «Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani». Indagine che scatta una fotografia della percezione e della gestione dei disturbi neurologici e psichiatrici in Italia.

La percezione della salute e il disagio giovanile

Per il 31,3% degli italiani la salute coincide con l’equilibrio psicofisico e il benessere mentale, quota che raggiunge il 44% tra i giovani. Una nuova sensibilità che si scontra con una realtà clinica complessa, segnata da un aumento del disagio psicologico soprattutto nelle fasce d’età comprese tra i 18 e i 34 anni: il 19,5% dichiara un disagio grave (il dato si riferisce al 2023). Nello stesso periodo, l’utenza giovanile dei servizi specialistici del Ministero della salute ha registrato un incremento del 24,6%.
In generale, il 74,1% della popolazione dichiara di aver avuto esperienze con problemi di salute mentale, in modo diretto o attraverso familiari e amici. E tra il 2019 e il 2023 si è registrato un aumento nell’uso di antidepressivi, passando da 126,4 a 132 utilizzatori ogni mille abitanti.

Innovazione nei modelli di cura

L’indagine evidenzia la necessità di superare la separazione tra neurologia e psichiatria attraverso il modello «One Brain, One Health». Approccio che propone un’integrazione tra biologia, ambiente e psicologia per la gestione della salute del cervello. Testimonianza di come l’innovazione, parlando di salute mentale, non riguardi esclusivamente lo sviluppo di molecole, ma si estende alla creazione di nuovi modelli organizzativi.
Perchè, alla luce delle evidenze neuroscientifiche più recenti, si legge nel report, appare prevalente l’idea che salute mentale e salute del cervello condividano una comune base biologica, esperienziale e ambientale, e che le interazioni tra mente, cervello e ambiente siano complesse e interdipendenti. Inoltre, condizioni come la depressione, la schizofrenia, la demenza, o i disturbi dello sviluppo, pur presentando manifestazioni cliniche diverse, condividono spesso fattori di rischio, traiettorie neurobiologiche, e rispondono a strategie preventive e terapeutiche che pongono al centro l’integrità strutturale e funzionale del cervello nel suo complesso.
Sul fronte dei servizi e delle tecnologie di intervento, il rapporto evidenzia una forte richiesta di soluzioni innovative per la prevenzione e il monitoraggio precoce. Il 44% degli italiani indica lo screening sulla popolazione come lo strumento più efficace per identificare tempestivamente i disturbi, mentre il 28,7% ritiene fondamentale l’introduzione sistematica di equipe multidisciplinari all’interno di ospedali, residenze sanitarie assistenziali e centri semiresidenziali

La prevenzione e la presa in carico

Il 90,3% degli italiani ritiene possibile e necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi di salute mentale. Tra gli interventi ritenuti più efficaci emerge la valorizzazione della dimensione sociale e la necessità di agire su più fronti, come la promozione del benessere psicologico a scuola (48,6%) e la presenza di un sostegno nei luoghi della quotidianità (46,8%), come per esempio il posto di lavoro.
Critico però il giudizio che emerge sull’azione di prevenzione e presa in carico messa in atto dal Servizio sanitario nazionale: circa il 40% del campione ritiene che l’azione di prevenzione sia insufficiente per tutte le malattie del cervello. Questa percezione di inadeguatezza è ancora più marcata per i disturbi psichiatrici, dove la quota di chi giudica insufficiente l’intervento pubblico sale al 49,5%. Il 56,9% pensa che l’azione del SSN sia poco o per nulla efficace per la presa in carico dei disturbi neurologici, il 58,2% per quelli del neurosviluppo e il 65,6% per quelli psichiatrici.
In termini di accesso alle cure, l82% della popolazione si rivolgerebbe a un professionista in presenza di un problema di salute mentale; il 59% di chi ha avuto esperienze dirette ha utilizzato servizi privati a pagamento per ottenere diagnosi, terapie o una presa in carico tempestiva, a causa di difficoltà di accesso alle strutture pubbliche, e il 43,2% richiede un potenziamento dei servizi dedicati.
Il superamento dello stigma sociale rimane una sfida aperta per l’innovazione dei servizi di salute mentale, poiché il 67,9% degli intervistati ritiene che sui disturbi psichiatrici pesino ancora forme di discriminazione e isolamento. Per rispondere a queste sfide, il rapporto conclude sulla necessità di potenziare l’azione educativa nelle scuole e il sostegno nei luoghi di lavoro, integrando la promozione del benessere psicologico nella quotidianità della popolazione

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