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Trapianto dei reni: verso decisioni più accurate sulla qualità degli organi da trapiantare grazie a un test delle urine
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Un semplice test delle urine potrebbe aiutare a valutare con maggiore precisione la qualità dei reni destinati al trapianto e consentire di utilizzare organi che oggi vengono scartati. È il risultato di uno studio multicentrico guidato dalla Johns Hopkins Medicine, pubblicato sul Journal of the American Society of Nephrology.

La ricerca ha analizzato tre biomarcatori presenti nelle urine dei donatori deceduti (uromodulina, osteopontina e YKL-40), insieme al Kidney Donor Profile Index (KDPI), il parametro oggi utilizzato per stimare la qualità di un rene donato sulla base soprattutto dell’età e della storia clinica del donatore.

L’integrazione dei tre biomarcatori ha migliorato la capacità di prevedere il funzionamento del rene dopo il trapianto.

Il vantaggio potrebbe essere particolarmente rilevante perché una parte dei reni recuperati dai donatori deceduti non viene utilizzata proprio per l’incertezza sulla loro qualità.

Secondo Chirag R. Parikh, direttore della Division of Nephrology della Johns Hopkins University School of Medicine e autore dello studio, i biomarcatori possono indicare la capacità del rene di funzionare bene.

Un altro elemento interessante riguarda la possibilità di utilizzare questi biomarcatori con test rapidi e poco costosi, simili per funzionamento ai test di gravidanza. I dispositivi possono fornire un risultato in circa 30 minuti, un tempo compatibile con le procedure necessarie per valutare e assegnare rapidamente un organo.

Quale il potenziale impatto dell’introduzione del test nella pratica clinica? Secondo le stime del team, su un ipotetico gruppo di 10 mila donatori, consentirebbe di evitare più di 2 mila biopsie renali effettuate sui donatori e renderebbe disponibili circa 700 reni aggiuntivi per il trapianto, ampliando l’accesso a trapianti salvavita.

I risultati sono ancora preliminari. Lo studio è osservazionale e saranno necessari studi prospettici condotti direttamente al momento della donazione per verificare se il test possa migliorare concretamente le decisioni cliniche. Se confermato, l’approccio potrebbe portare nella valutazione dei reni destinati al trapianto una misura biologica diretta dello stato dell’organo, affiancando gli strumenti oggi utilizzati. Intanto la Johns Hopkins University ha presentato una domanda di brevetto e la tecnologia è stata concessa in licenza a Eurofins per un ulteriore sviluppo.

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