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Trombosi venosa superficiale: uno studio italiano dimostra l’efficacia del mesoglicano nel prevenire le recidive a lungo termine. Pubblicato su eClinicalMedicine, lo studio indica una riduzione del 30% del rischio di nuove trombosi venose superficiali dopo la fase acuta.
Il mesoglicano è un principio attivo appartenente alla classe degli antitrombotici, farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli all’interno dei vasi sanguigni (vene e arterie), ed è utilizzato nella prevenzione e nel trattamento della malattia venosa cronica e delle sue complicanze.
La trombosi venosa superficiale è una complicanza della malattia venosa cronica caratterizzata da trombosi e infiammazione delle vene superficiali: è una patologia trombotica ed infiammatoria che interessa una o più vene superficiali, più spesso degli arti inferiori. Nonostante il trattamento raccomandato nella fase acuta, molti pazienti rimangono esposti a un importante rischio di recidive e di eventi tromboembolici nel medio-lungo termine, in assenza di linee guida internazionali per la prevenzione secondaria.
«Ad oggi nessuna Linea Guida internazionale riporta raccomandazioni o suggerimenti su come prevenire le recidive della trombosi venosa superficiale, né tantomeno viene riportato quale sia il reale tasso di incidenza a lungo termine» spiega Giuseppe Camporese, responsabile scientifico dello studio che «nasce dall’esigenza di comprendere come proteggere i pazienti anche dopo la conclusione della terapia raccomandata dalle attuali Linee guida».
Lo studio ha coinvolti 16 centri in tutta Italia
Lo studio METRO (Mesoglycan for long-term secondary prevention in patients with superficial vein thrombosis), multicentrico, randomizzato, controllato e in doppio cieco, è durato due anni e ha coinvolto oltre 550 pazienti in 16 centri in tutta Italia: Padova, Venezia, Mirano (VE), Conegliano(TV), Castelfranco Veneto (TV), Perugia, Roma, Napoli, Avellino, Palermo, Macerata, Ancona, Firenze, Bari, Avezzano (AQ), Varese.
Coordinato da Giuseppe Camporese della Clinica Medica 1 ad indirizzo Trombotico-Emorragico dell’Azienda Ospedale-Università di Padova e dal direttore Paolo Simioni, direttore dell’Unità Operativa Complessa Clinica Medica 1 e professore all’Università di Padova, «è il primo studio prospettico a livello internazionale che dimostra l’efficacia e la sicurezza di un trattamento farmacologico in prevenzione secondaria delle recidive di trombosi venosa superficiale.
I risultati presentati all’International Society on Thrombosis and Haemostasis (ISTH) di Parigi – puntualizza Camporese – mostrano che il mesoglicano è in grado di ridurre le recidive in modo significativo, del 30% rispetto al gruppo trattato con placebo, e confermano come la trombosi venosa superficiale non debba essere considerata una condizione minore. Il tasso di recidiva del 39% a 24 mesi nel gruppo placebo evidenzia chiaramente l’esistenza di un rischio residuo importante».
«Questo studio colma un’importante lacuna nelle conoscenze sulla gestione della trombosi venosa superficiale dopo la fase acuta della malattia» chiarisce Paolo Simioni. «I risultati indicano che il mesoglicano non si limita a un effetto antitrombotico, ma sembra favorire un progressivo recupero della funzionalità della parete venosa danneggiata, traducendosi in una riduzione delle recidive nel lungo periodo». Questo meccanismo potrebbe spiegare la comparsa graduale dell’effetto clinico e la sua persistenza nel tempo, anche dopo l’interruzione del trattamento, suggerendo un effetto “riparatore” duraturo sulla parete venosa.
«Si tratta di un approccio innovativo, fondato sulla protezione e sulla riparazione del vaso, che potrà contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti e rappresentare un punto di riferimento per i futuri aggiornamenti delle linee guida internazionali».







