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Nel contesto geopolitico attuale, segnato da tensioni nelle catene globali del valore, crescente competizione tecnologica e nuove sfide sanitarie, il settore farmaceutico assume un ruolo sempre più strategico. Questa centralità è riconosciuta anche nel Libro Bianco “Made in Italy 2030” elaborato dal Mimit, che identifica l’economia della salute come settore capace di affiancare le tradizionali “5A” del Made in Italy – alimentazione, abbigliamento, arredo, automazione e automotive – rafforzando la competitività globale del Paese.
Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo oggi all’evento di Farmindustria a Roma: “Innovazione, investimenti, competenze. L’industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy”.
«Nel 2025, in uno scenario caratterizzato da guerre commerciali e tensioni ai confini europei, l’industria farmaceutica si è confermata tra i comparti più dinamici dell’economia italiana, distinguendosi per la capacità di attrarre investimenti esteri e per la crescita sui mercati internazionali. Risultati che hanno contribuito a un incremento complessivo dell’export italiano del 3,3%, con una performance particolarmente rilevante negli Stati Uniti (+7,2%), trainata proprio dal settore farmaceutico. Per sostenere ulteriormente il comparto, chiediamo all’Europa di adottare riforme che non penalizzino il sistema produttivo, come alcune iniziative recenti – tra cui la direttiva sulle acque reflue o le proposte che riducono la tutela della proprietà intellettuale e dei brevetti. Al contrario, serve una chiara politica europea orientata all’innovazione, alla ricerca e allo sviluppo industriale, che consenta alle imprese del continente di competere ad armi pari con quelle americane e cinesi».







