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Responsabili di negligenza. È questo il verdetto di una giuria di Los Angeles nei confronti di Meta e YouTube (Google): le piattaforme sono progettate in modo tale da creare dipendenza. La sentenza prevede un risarcimento di 3 milioni di dollari – di cui il 70% a carico di Meta e il restante a carico di YouTube – alla querelante, una donna di venti anni. I giurati hanno imputano negligenza alle due big tech e la mancanza di adeguati avvertimenti sui pericoli potenziali legati all’uso delle loro piattaforme.
Il caso clinico e le testimonianze in tribunale
La donna (KGM) ha riferito di aver iniziato a utilizzare YouTube a sei anni e Instagram a nove anni. E l’uso delle piattaforme avrebbe compromesso il suo benessere, portandola a soffrire di depressione e a compiere atti di autolesionismo. A 13 anni le sono stati diagnosticati un disturbo di dismorfismo corporeo e fobia sociale. Mark Lanier, il suo avvocato, ha parlato durante le arringhe citate dal Guardian di «ingegneria della dipendenza».
Ingegneria della dipendenza
L’accusa ha paragonato la dipendenza innescata dai social a quella del tabacco, enfatizzando anche somiglianze con i procedimenti giudiziari degli anni Novanta che hanno portato all’introduzione di limiti alla pubblicità di sigarette &C. al fine di limitarne l’impatto. Sotto accusa alcune funzioni in particolare delle piattaforme, che agganciano “intrappolando” l’attenzione degli utenti: dallo scrolling infinito alla riproduzione automatica dei video fino ai like, che agiscono sul bisogno di approvazione sociale come una ricompensa. In altre parole, le piattaforme attiverebbero circuiti dopaminergici simili a quelli delle dipendenze.
Il disappunto di Meta e Youtube
Meta e YouTube hanno respinto le conclusioni della giuria e hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso. «Siamo in disaccordo con il verdetto. La salute mentale degli adolescenti è profondamente complessa e non può essere collegata a una singola applicazione». Così un portavoce di Meta. José Castañeda, invece, portavoce di Google, ha ribattuto evidenziando che «YouTube è una piattaforma di streaming e non un social network».
Il processo pilota
Scientific American lo definisce il processo pilota, perché è solo il primo a essere arrivato a una sentenza, ma sono circa 1.600 le persone che hanno intentato causa, in California, contro Meta, TikTok, YouTube e Snap. Queste ultime hanno raggiunto accordi extragiudiziali riservati prima dell’inizio del dibattimento.







