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Il diritto a non soffrire inutilmente, la necessità di rafforzare la rete territoriale delle cure e la sfida di riconoscere e trattare i disturbi mentali lungo tutto l’arco della vita. Sono alcuni dei temi al centro del lavoro della Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati. Ne abbiamo parlato con Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione, che negli ultimi mesi ha promosso iniziative parlamentari su cure palliative, salute mentale e innovazione nel sistema sanitario con un unico obiettivo: costruire un sistema capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di vita e di malattia.
Cure palliative e terapia del dolore: un diritto ancora disomogeneo
La Legge 38 del 2010 ha riconosciuto il diritto dei cittadini alla terapia del dolore e alle cure palliative come parte integrante dei LEA, i livelli essenziali di assistenza. Eppure, la sua applicazione resta ancora disomogenea sul territorio nazionale. Secondo Ciocchetti «è importante distinguere due ambiti diversi. Il primo riguarda le cure palliative rivolte ai malati terminali: parliamo dell’accompagnamento nelle ultime fasi di vita per pazienti con patologie non più curabili. In questo campo l’Italia ha fatto passi avanti importanti: esistono hospice, assistenza domiciliare dedicata e una rete che, pur con alcune criticità, è abbastanza sviluppata».
Le difficoltà emergono soprattutto in merito alla terapia del dolore per i pazienti cronici e all’organizzazione degli ospedali “senza dolore”. «La terapia del dolore riguarda oltre quattro milioni di italiani che convivono per anni con patologie croniche dolorose. Non si tratta di malati terminali: sono persone che possono vivere ancora decenni, ma con un dolore costante che compromette profondamente la qualità della vita».
La legge prevedeva la creazione di ambulatori dedicati negli ospedali e sul territorio, ma la loro diffusione è ancora irregolare. «In molte regioni questi servizi sono presenti e funzionano, in altre mancano del tutto. Il risultato è un’applicazione a macchia di leopardo. A questo si aggiunge un problema di informazione e formazione: spesso medici e pazienti non sanno che esistono percorsi specialistici per il trattamento del dolore cronico».
Negli ultimi mesi, la Commissione Affari Sociali ha approvato diverse iniziative per rafforzare la rete delle cure palliative e della terapia del dolore, anche con nuove risorse economiche. «Con la legge di bilancio abbiamo stanziato ulteriori fondi da trasferire alle regioni per potenziare i servizi previsti dai LEA. L’obiettivo è rendere realmente esigibile su tutto il territorio nazionale il diritto a non soffrire inutilmente».
Il ruolo delle RSA nella rete delle cure
Tra le proposte in discussione c’è anche un rafforzamento della rete territoriale, con il possibile coinvolgimento delle residenze sanitarie assistenziali (RSA). Un’idea sostenuta anche dalla proposta di legge promossa da Lorenzo Cesa insieme alla senatrice Paola Binetti.
«L’idea di fondo è semplice» spiega Ciocchetti. «Se vogliamo potenziare i servizi territoriali, tutte le strutture presenti sul territorio devono poter contribuire alla presa in carico dei pazienti. Le RSA, in particolare, rappresentano già un punto di riferimento per una popolazione fragile e anziana: sono strutture che svolgono un lavoro fondamentale per persone non autosufficienti o con patologie croniche. Inserirle in modo più strutturato nella rete delle cure palliative può essere una scelta utile per avvicinare i servizi ai cittadini».
Naturalmente resta il nodo delle risorse. «Qualsiasi intervento di questo tipo richiede una copertura economica adeguata. Ma il principio di fondo, cioè rafforzare la rete territoriale e rendere più accessibili questi servizi, è assolutamente condivisibile».
ADHD: dal disturbo infantile alla prospettiva “life span”
Un altro tema al centro dell’attività parlamentare riguarda la salute mentale e, in particolare, l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/Iperattività). Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha superato l’idea che sia limitato all’infanzia. «Oggi sappiamo che l’ADHD può manifestarsi anche in età adulta» spiega Ciocchetti. «In molti casi si tratta di persone che probabilmente avevano già il disturbo da bambini, ma che all’epoca non veniva riconosciuto o diagnosticato».
Questa nuova prospettiva, definita approccio life span, implica un cambiamento profondo nell’organizzazione del sistema sanitario. «Serve continuità assistenziale tra età evolutiva e età adulta. Non possiamo immaginare percorsi separati che interrompono la presa in carico quando una persona diventa maggiorenne».
Farmaci, diagnosi e accesso alle cure
Tra i nodi più complessi c’è quello dell’accesso alle terapie farmacologiche. «I farmaci utilizzati per l’ADHD sono classificati come sostanze stupefacenti e quindi seguono un sistema di prescrizione particolare, ancora basato sulla cosiddetta ricetta rossa. Stiamo lavorando con il Ministero della Salute e con AIFA per permettere la dematerializzazione delle prescrizioni, mantenendo però tutti i controlli necessari per evitare abusi».
Ma il tema non è solo farmacologico. «Accanto alla terapia farmacologica servono interventi psicoterapeutici e psicoeducativi, oltre a percorsi di supporto per le famiglie e per l’ambiente scolastico e lavorativo». La diagnosi precoce resta uno dei punti chiave. «Sui disturbi specifici dell’apprendimento è stato fatto un lavoro importante negli ultimi anni, con il coinvolgimento della scuola e degli insegnanti. Sull’ADHD siamo ancora indietro: serve più formazione per pediatri, medici di medicina generale e operatori sanitari, affinché possano riconoscere precocemente i segnali».
Salute mentale: il problema delle liste d’attesa
Il rafforzamento della rete dei servizi passa anche dal potenziamento dei dipartimenti di salute mentale. «Oggi molti servizi territoriali sono in difficoltà, soprattutto a causa delle lunghe liste d’attesa per la diagnosi e la presa in carico» sottolinea Ciocchetti. Per questo motivo il nuovo piano nazionale per la salute mentale prevede risorse aggiuntive.
«La legge di bilancio ha previsto uno stanziamento di 80 milioni di euro per rafforzare i dipartimenti di salute mentale e i servizi territoriali. L’obiettivo è migliorare la capacità di diagnosi precoce e garantire percorsi di cura più efficaci».
La sfida della sanità: lavorare in rete
Un tema ricorrente nelle politiche sanitarie è quello della costruzione di reti tra professionisti e strutture. Secondo Ciocchetti, si tratta di una delle sfide più importanti per il futuro del sistema sanitario. «Negli ultimi decenni la medicina ha vissuto una fase di forte iperspecializzazione. Questo ha portato grandi progressi scientifici, ma anche una frammentazione del sistema. Il rischio è quello di una sanità organizzata in compartimenti stagni. Le patologie non riguardano mai un solo ambito: hanno implicazioni cliniche, psicologiche e sociali. Per questo è fondamentale costruire reti multiprofessionali che mettano in comunicazione specialisti, medicina territoriale e servizi sociali».
Innovazione e formazione: la chiave per il futuro
L’innovazione tecnologica rappresenta una straordinaria opportunità per la medicina. Ma senza formazione rischia di non arrivare ai pazienti. «Oggi assistiamo a un’enorme evoluzione nelle tecnologie mediche e nelle possibilità terapeutiche. Tuttavia, se tutta la rete sanitaria, dai medici di base ai pediatri fino agli specialisti, non è adeguatamente informata e formata, queste innovazioni rischiano di restare inutilizzate. Per questo il Parlamento sta lavorando anche alla riforma del sistema di Educazione Continua in Medicina.
La formazione continua è fondamentale. Un medico non può pensare che ciò che ha studiato vent’anni fa sia sufficiente per tutta la carriera. La medicina cambia ogni giorno. L’obiettivo è rendere la formazione più efficace e realmente obbligatoria. Per fare questo – conclude Ciocchetti – stiamo valutando un maggiore coinvolgimento degli ordini professionali e l’utilizzo di strumenti digitali e piattaforme di intelligenza artificiale certificate, in grado di fornire informazioni aggiornate e scientificamente validate».


