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La riforma che trasferisce progressivamente alcuni farmaci dalla distribuzione diretta alla convenzionata rappresenta una delle trasformazioni più significative nella governance farmaceutica degli ultimi anni.
Al Ministero della Salute, oggi istituzioni, tecnici e associazioni hanno fatto il punto per tracciare il perimetro di questa “rivoluzione gentile”, che punta a rendere più semplice, sostenibile e vicina l’assistenza farmaceutica per milioni di persone in Italia.
La visione politica: la necessità di una riforma strutturale
Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato alla Salute, definisce questa trasformazione una rivoluzione che nasce da un percorso condiviso e da una visione politica che permette e promette interventi di lungo respiro.
«La nostra non è più una stagione di politiche spot: non è mettere un cerotto su un graffio, un antibiotico su una ferita. Serve una visione globale della governance farmaceutica» ha dichiarato, sottolineando il ruolo fondamentale della stabilità di governo come prerequisito per riforme non frammentarie.
L’obiettivo principale non è spostare budget tra capitoli, ma riportare il farmaco in prossimità delle persone. «Il 94% dei cittadini è favorevole alla rivoluzione gentile, ovvero al fatto che i farmaci possano essere reperiti sotto casa», ha ricordato Gemmato richiamando i dati Censis che hanno accompagnato il percorso di riforma.
Ma nel suo intervento spazio anche a un chiarimento su un punto spesso oggetto di dibattito pubblico.«Non è aumentata la spesa: abbiamo semplicemente spostato 100 milioni dal silos della diretta al silos della convenzionata. Non si può parlare di aumento quando la stessa cifra viene sottratta da una parte e aggiunta all’altra».
Anzi, ha detto, il monitoraggio trimestrale AIFA ha mostrato un risparmio netto. Il riferimento in particolare alla possibilità di acquistare direttamente in farmacia gli anti-diabetici utilizzati anche per il trattamento dello scompenso cardiaco congestizio e dell’insufficienza renale cronica. «Lo spostamento di farmaci antidiabetici orali, come le gliflozine, ha determinato un risparmio di 9,2 milioni nel trimestre osservato, con una proiezione di 36 milioni annui».
Parole chiave: prossimità, appropriatezza e sostenibilità.
La prospettiva clinica: il nodo dell’aderenza terapeutica
Robert Nisticò, presidente di AIFA, ha posto il tema dell’aderenza come cuore di questa riforma. «Se si avvicina il cittadino al farmaco, migliora l’aderenza terapeutica» ha affermato, delineando un quadro estremamente concreto. Metà dei pazienti italiani non segue correttamente le terapie cardiovascolari; nel diabete, l’aderenza scende al 23,9%; nell’asma e malattie polmonari croniche e progressive si osservano livelli ancora più bassi. La lontananza del punto di erogazione, l’età avanzata, la complessità delle terapie e la polifarmacoterapia contribuiscono a queste percentuali critiche.
Un accesso più semplice rappresenta non solo un vantaggio individuale ma un beneficio per l’intero sistema, perché meno aderenza significa più complicanze, più ricoveri, più pressione sui reparti e sulla spesa sanitaria.
AIFA sta lavorando su strumenti avanzati per sostenere la qualità prescrittiva e l’appropriatezza: «Abbiamo attivato un tavolo sulla medicina di precisione e sulla prescrittomica (ne abbiamo parlato qui), per dotare i medici di strumenti tecnologici e algoritmici che rendano l’uso dei farmaci sempre più appropriato».
Tutto affinché la rivoluzione gentile non sia solo redistribuire farmaci: ma possa migliorare effettivamente la capacità del sistema di “stare accanto” alle persone e di sostenerle lungo tutto il percorso terapeutico.
Il punto di vista economico: la sostenibilità come alleata dell’accesso
«Migliorare l’accesso alle terapie e mantenere il controllo della spesa non sono obiettivi in contrapposizione: sono due condizioni che devono procedere insieme». Così Lucia Albano, sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha precisato: una buona riforma non è quella che spende meno, ma quella che spende meglio. Allora, la valutazione dell’impatto è il parametro fondamentale per comprendere l’efficacia di una misura.
«Ogni intervento normativo deve essere accompagnato da una valutazione rigorosa e trasparente degli effetti economici e sociali». E la riforma delle gliflozine ha dunque già dimostrato la sua efficacia misurabile.
Obiettivi prioritari: equità e sostenibilità.
Dalle considerazioni sul ruolo della farmacia territoriale alle riflessioni su telemedicina e il fascicolo sanitario elettronico, fino alle richieste delle Regioni di strumenti più solidi per lavorare sull’appropriatezza, anche gli altri interventi – di tecnici, accademici, associazioni e rappresentanti delle Regioni – hanno confermato che il percorso è condiviso e considerato necessario, collocando la riforma in un quadro più ampio fatto di prossimità, continuità assistenziale e integrazione digitale.


