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Quanto investirà l’Europa nella ricerca nei prossimi sette anni? Sette organizzazioni che rappresentano più di 900 università e istituti di ricerca europei chiedono che Horizon Europe disponga di almeno 200 miliardi di euro tra il 2028 e il 2034, a fronte dei 175 miliardi proposti dalla Commissione europea.
Il messaggio è chiaro: la ricerca e l’innovazione rappresentano un investimento strategico fondamentale e Horizon Europe è il principale strumento dell’Unione europea per sostenerle.
«Sostenendo la ricerca di frontiera, la ricerca collaborativa, le infrastrutture di ricerca, le carriere e la mobilità dei ricercatori e delle ricercatrici, consente di realizzare attività che nessuno Stato membro potrebbe portare avanti da solo». Ma non si può fare ricerca di eccellenza senza investimenti stabili. Questo l’appello lanciato ieri da Bruxelles.
La richiesta: almeno 200 miliardi
La Commissione europea ha proposto una dotazione di 175 miliardi di euro per il prossimo Horizon Europe. Un importo nominalmente superiore a quello dell’attuale programma, ma che secondo le organizzazioni firmatarie deve essere valutato considerando l’inflazione e l’aumento dei costi della ricerca.
Per questo, in una dichiarazione congiunta, Conference of European Schools for Advanced Engineering Education and Research (CESAER), Coimbra Group, European University Association (EUA), EU-LIFE, The Guild, League of European Research Universities (LERU) e Young European Research Universities (YERUN) chiedono che la dotazione venga aumentata ad almeno 200 miliardi di euro, in linea con la proposta del Parlamento europeo.
L’obiettivo è garantire risorse adeguate a quelle che sono le ambizioni europee in materia di ricerca e innovazione. «Le scelte fatte adesso determineranno la capacità dell’Europa di generare scoperte rivoluzionarie, promuovere il progresso sociale, rafforzare l’innovazione e assicurare prosperità, resilienza e competitività a lungo termine per i decenni a venire».
Sostenere la ricerca di frontiera
La certezza e la continuità dei finanziamenti sono fondamentali. Università, istituti di ricerca e imprese innovative hanno bisogno di un quadro finanziario stabile per programmare investimenti, assunzioni e collaborazioni internazionali. Per questo, secondo i firmatari, Horizon Europe deve poter contare su un budget adeguato.
La richiesta avanzata: garantire la stabilità di bilancio impegnando almeno il 12% del budget totale ogni anno e trasparenza nella distribuzione dei contributi dei Paesi associati.
«Un bilancio solido e prevedibile per Horizon Europe non rappresenta un semplice finanziamento alla ricerca: è un investimento nella capacità dell’Europa di plasmare il proprio futuro. Le università sono pronte a fare la loro parte, ma l’Europa deve fornire ai ricercatori e alle ricercatrici i mezzi e le certezze a lungo termine necessari per riuscirci» puntualizza Ludovic Thilly, presidente del Consiglio direttivo del Coimbra Group.
Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle fasi iniziali della ricerca e alle prime fasi di sviluppo tecnologico (livelli di TRL bassi e intermedi). È qui che il finanziamento pubblico assume un ruolo importante, dato il minore intervento degli investimenti privati. Una questione che riguarda da vicino settori come le scienze della vita e il biotech (ne abbiamo parlato qui).
«Il finanziamento pubblico deve essere ancora più coraggioso laddove è meno probabile che intervenga il capitale privato, sostenendo le fasi iniziali e ad alto rischio, quelle in cui prendono forma le scoperte di domani» evidenzia Marta Agostinho, direttrice esecutiva di EU-LIFE.
La posizione delle sette organizzazioni è che Horizon Europe debba mantenere un ruolo forte nel sostenere la ricerca di eccellenza, le infrastrutture di ricerca, il capitale umano e le fasi iniziali del percorso di innovazione.
Le fasi successive, come l’implementazione, l’adozione sul mercato e lo scale-up, dovrebbero invece essere sostenute attraverso altri strumenti europei, in particolare dal futuro European Competitiveness Fund.
L’obiettivo del 3% del PIL per ricerca e innovazione
La rete di centri di ricerca nelle scienze della vita EU-LIFE e le altre sei associazioni chiedono che agli investimenti europei si affianchino quelli nazionali, al fine di raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di destinare almeno il 3% del PIL a ricerca e innovazione. La competitività, la prosperità e la sicurezza dell’Europa – scrivono – dipendono, infatti, da investimenti complementari, comunitari e nazionali.
Horizon Europe dovrebbe sostenere in particolare attività che possono essere realizzate in modo più efficace connettendo team di ricerca, istituzioni, imprese ed ecosistemi di innovazione al di là dei confini nazionali.
I nuovi bandi da gennaio 2028
E infine un’esortazione affinché il nuovo Horizon Europe possa partire senza ritardi. È fondamentale, si legge nel documento, che Parlamento europeo e Stati membri concludano in tempo i negoziati sul prossimo quadro finanziario pluriennale sia quelli sugli atti legislativi del programma.
L’obiettivo è consentire l’avvio dei primi bandi da gennaio 2028. Eventuali ritardi – affermano – potrebbero compromettere le collaborazioni e rallentare i programmi dell’UE per la ricerca e l’innovazione. Auspicio condiviso dalla commissaria per la ricerca Ekaterina Zaharieva.
«La ricerca e l’innovazione non sono una priorità tra le tante: sono ciò che rende realizzabili molte delle altre priorità strategiche europee. Se l’Europa vuole di più dalla ricerca, deve anche essere pronta a investire di più in ricerca» chiosa Linda Doyle, presidente della League of European Research Universities.
Foto di NoName_13 da Pixabay


