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«Il tavolo è stato fortemente voluto dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, con l’obiettivo di favorire un confronto tra i diversi stakeholder del settore. Raggruppa, infatti, rappresentanti delle aziende – incluse quelle attive nel campo degli integratori – ed esperti, prevalentemente accademici, provenienti da diversi ambiti. L’intento è quello di analizzare un comparto in forte espansione, ampiamente utilizzato dai cittadini italiani, per valutare eventuali margini di miglioramento».
Così Paola Minghetti, ordinaria di Tecnologia, socioeconomia e normativa farmaceutiche all’Università di Milano e presidente SITELF (Società italiana di tecnologie e legislazione farmaceutiche), illustra le finalità del tavolo tecnico sugli integratori alimentari che lo scorso 27 aprile si è insediato al Ministero della Salute, e di cui fa parte.
I temi sul tavolo: l’importanza di una corretta comunicazione
La prima riunione si è tenuta la scorsa settimana e si è concentrata sull’individuazione delle aree in cui il tavolo può offrire un contributo concreto. Tra i temi emersi, particolare attenzione è stata dedicata al ruolo degli operatori sanitari. Se, da un lato, gli integratori sono prodotti di libera vendita e facilmente accessibili, dall’altro appare fondamentale che personale medico, farmacisti e altri professionisti della salute ne conoscano meglio caratteristiche e potenzialità, così da poter fornire indicazioni più appropriate alla popolazione.
«Proprio perché questi prodotti vengono spesso consigliati da professionisti sanitari, rafforzarne la formazione può rappresentare un elemento chiave. Allo stesso tempo, è emersa l’importanza di una comunicazione più efficace rivolta al pubblico, per aumentare la consapevolezza non solo delle opportunità, ma anche dei limiti degli integratori, che non possono essere considerati una soluzione universale», spiega Minghetti.
«Un uso non corretto può comportare rischi, ed è su questo fronte che il Ministero può svolgere un ruolo importante, attraverso campagne informative e iniziative di sensibilizzazione. Tra le proposte emerse figurano anche momenti congressuali e seminari dedicati, con l’obiettivo di migliorare la diffusione di informazioni corrette. In questo contesto, medici, farmacisti e altri professionisti sanitari rappresentano un canale privilegiato per orientare i cittadini e le cittadine verso un utilizzo appropriato. Su questo punto si registra un ampio consenso: valorizzare il loro ruolo è una delle direttrici prioritarie per il futuro del settore».
Uno strumento operativo per i controlli tecnologici
La produzione degli integratori è già soggetta a controlli rigidi, a partire dall’autorizzazione delle officine che li realizzano. Il settore è in gran parte caratterizzato da aziende affidabili, molte delle quali operano con standard elevati, talvolta provenendo anche dal comparto farmaceutico. Tuttavia, al tavolo, è allo studio un ulteriore livello di verifica: la possibilità che le università offrano alle aziende servizi di controllo indipendenti sui prodotti, così da valutarne le prestazioni.
Su questo fronte si stanno muovendo anche alcune società scientifiche, tra cui SITELF e AFI (Associazione Farmaceutici dell’Industria), che hanno promosso la creazione di un gruppo di lavoro, denominato ADAFIS, con l’obiettivo di sviluppare protocolli condivisi. «Non si tratta di una certificazione formale, ma di strumenti standardizzati che consentano di effettuare verifiche esterne e indipendenti. L’obiettivo è offrire un riferimento comune per valutare la qualità dei prodotti e, in caso di dubbi o criticità, disporre di metodi affidabili per effettuare controlli mirati» spiega Minghetti.
Vigilanza, appropriatezza e consapevolezza nell’uso degli integratori
Tra gli obiettivi emersi vi è anche quello di migliorare la conoscenza del mercato degli integratori alimentari da parte delle istituzioni. L’attenzione si concentra in particolare sulle vendite online: se il sistema italiano viene considerato nel complesso ben regolamentato, il commercio via web può esporre più facilmente al rischio di prodotti non conformi, accompagnati da informazioni scorrette o da promesse ingannevoli sulle loro proprietà. In questo ambito non si possono escludere casi isolati di pratiche scorrette, che richiedono vigilanza da parte delle autorità competenti.
Il tema centrale resta, quindi, quello di garantire un equilibrio tra accessibilità dei prodotti, correttezza dell’informazione e tutela della salute della popolazione. Infatti, il confine tra supporto fisiologico e presunta azione terapeutica può diventare sfumato, con conseguenze sia sul piano clinico sia su quello commerciale. «Resta centrale un punto» sottolinea Minghetti. «Gli integratori possono contribuire al benessere e aiutare a colmare eventuali carenze, ma non sono farmaci e non hanno funzione curativa. Ciò non esclude che possano avere un ruolo anche in presenza di patologie, per esempio nel supportare lo stato nutrizionale o nel migliorare la condizione generale di salute durante le terapie. In ogni caso, è fondamentale comprenderne correttamente la funzione e promuoverne un utilizzo consapevole e appropriato. Promuovere una maggiore consapevolezza, sia tra i professionisti sanitari sia tra i cittadini, è quindi il nostro obiettivo prioritario» conclude.


