La nuova norma ISO sul Management dell’Innovazione: intervista a Piergiuseppe Cassone

La nuova norma ISO sul Management dell’Innovazione: intervista a Piergiuseppe Cassone

di Daniel Bonfanti
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Daniel Bonfanti

Perché ne stiamo parlando
È stata pubblicata la nuova norma ISO 56001 sui requisiti necessari per la certificazione dell’Innovation Management System: ce ne parla Piergiuseppe Cassone, Head of Italian Delegation alla ISO TC 279.

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Il Comitato Tecnico ISO TC 279, responsabile della definizione delle norme ISO relative all’Innovation Management, ha da poco pubblicato una nuova norma, la ISO 56001, (scarica il documento qui) che traduce in requisiti i principi e le best practices già riportati all’interno della Linea Guida UNI EN ISO56002. Per la prima volta, dunque, vengono definiti i requisiti specifici che le aziende devono soddisfare per ottenere la certificazione di un Sistema di Gestione dell’Innovazione. Non più solo linee guida, modelli virtuosi e case studies, bensì criteri standard per determinare che cosa sia l’innovazione e come si sviluppi un sistema di gestione dell’innovazione efficace e adatto al mercato. Piergiuseppe Cassone, Innovation Manager presso Confindustria Bergamo e Capo della Delegazione italiana al Comitato Tecnico ISO TC 279, in questa intervista approfondisce le novità introdotte dalla norma e le implicazioni per le aziende che vogliono sviluppare una cultura dell’innovazione.

Ing. Cassone, qual è il contesto che ha portato alla nascita della Serie Madre ISO 56000, dedicata alla Gestione dell’Innovazione?

«La Serie ISO 56000 ha origine ufficialmente tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, con la nascita a Parigi della Commissione Tecnica ISO TC 279. L’obiettivo era quello di iniziare a dare a un’impostazione internazionale – dunque attraverso parametri condivisi da tutte le nazioni – sulle norme relative all’innovazione e alla sua gestione. Io, in quel periodo, stavo lavorando con un approccio simile all’analisi delle best practices diffuse dalle aziende e, con l’interesse di Confindustria e il beneplacito dell’UNI-Ente Italiano di Normazione, sono diventato il primo (e in quel momento unico) rappresentante del nostro Paese presso il Comitato ISO TC 279. Le prime norme a livello internazionale sono state poi pubblicate nel 2019: la prima (56003) riguardava la partnership e la collaborazione per l’innovazione. Subito dopo, tra la fine di quell’anno e l’inizio del successivo, sono arrivate le altre due norme madre: la 56002, cioè le Linee Guida per la gestione dell’innovazione, e la 56000, che ha definito il vocabolario dell’innovazione. È importante considerare, infatti, che prima della pubblicazione di queste norme, gli unici documenti ufficiali che valevano (e purtroppo molto spesso ancora oggi sono gli unici conosciuti in Italia) erano il Manuale di Frascati e il Manuale di Oslo, pubblicati rispettivamente nel 1963 e nel 1992, con poi varie riedizioni».

Perché questi due Manuali sono stati successivamente superati?

«I due Manuali citati erano gli unici documenti che davano indicazioni e definizioni riguardo i concetti di ricerca, sviluppo e innovazione, ma, per l’innovazione, erano piuttosto limitanti. Nelle nuove norme ISO è rimasto il concetto di innovazione come “qualcosa di nuovo”, ma si è voluto introdurre la valutazione del valore dell’innovazione nel suo risultato finale, cioè nella possibilità di immettere con successo nel mercato del prodotto, servizio, o modello di business. Questa è stata la principale distinzione data dal Comitato ISO TC 279, dalla quale poi sono derivate le diverse norme; non è una questione da poco, in quanto identifica l’innovazione come qualcosa che crea valore, sia esso finanziario, sociale, individuale, ambientale ecc. Altrimenti parliamo di invenzione, non di innovazione. Questa distinzione è così importante che l’Unione europea definisce come “Valle della morte” quello spazio che c’è tra i risultati della Ricerca la capacità delle imprese di portarli con successo sul mercato».

Arriviamo poi a quest’anno, con la nascita della norma ISO 56001.

«Sì, tutto questo processo è culminato al 10 settembre di quest’anno con la pubblicazione della ISO 56001, che non fa altro che recuperare i concetti che erano già delineati nella 56002 e li trasforma, li sintetizza e li standardizza in requisiti. In breve, definisce ciò che l’azienda deve fare se vuole certificare il suo sistema di gestione dell’innovazione. Dopo le Linee Guida, il vocabolario e le best practices, si arriva a definire finalmente dei criteri standard. Inoltre, è stata introdotta la novità di un concetto, quello della responsabilità della leadership relativa al change management. La norma ISO 56001 vuole evidenziare, infatti, che è necessario provvedere ad un processo di cambiamento interno con l’obiettivo di creare un ambiente fertile per l’innovazione, una cultura condivisa. Inoltre, c’è un requisito specifico che ho fatto aggiungere personalmente, quello del tempo: oltre alle risorse finanziarie necessarie per l’innovazione, infatti, l’azienda deve mettere a budget anche il tempo. Uno dei principi cardine dell’Innovation Management è, infatti, la gestione dell’incertezza, ed è indispensabile allocare il tempo necessario per estrarre dall’incertezza la conoscenza necessaria a trasformare i rischi in opportunità».

Oltre, ovviamente, a un vantaggio di tipo reputazionale, perché le aziende dovrebbero certificarsi seguendo i requisiti della norma ISO 56001?

«Certamente ci sarà un vantaggio reputazionale, ma sono già in atto anche delle politiche di incentivazione da parte dei vari policy maker a livello locale e regionale: ad esempio, ci sono Regioni come Lazio, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Basilicata che hanno già pubblicato bandi che prevedono riconoscimenti per chi si struttura secondo queste norme o si avvale di Innovation Manager la cui conoscenza delle norme ISO 56000 è certificata. Non si tratta semplicemente di rispettare tutti i requisiti, che sono moltissimi, ma piuttosto di integrarli e armonizzarli in una logica aziendale comune di “Harmonized Structure (HS)”, riguardo la cultura dell’innovazione di cui si parlava prima. Significa che se un’azienda ha già un sistema di gestione per la qualità per l’ambiente o, ad esempio, per la sicurezza, è fondamentale che tutti questi sistemi siano tra loro integrabili e in qualche modo sovrapponibili perché hanno una matrice, una radice comune. Quindi è su questa matrice comune che viene integrato il Sistema di Gestione, completandolo con i requisiti aggiuntivi e specifici che sono propri dell’innovazione, come ad esempio quello del change management citato poco fa. È fondamentale che si sviluppi una cultura dell’innovazione in tutta l’azienda, e che questa cultura esca al di fuori attraverso le collaborazioni, le partnership, l’open innovation. Un’azienda che vuole innovare non può rimanere chiusa nei suoi ambienti. Non è più possibile pensare in termini settoriali, è questa la vera novità portata dalle norme ISO. L’azienda deve essere aperta a collaborare con l’esterno, ovviamente gestendo la proprietà intellettuale in maniera opportuna».

Questi mi sembrano temi in linea con il modello di sviluppo sostenibile sul quale l’Unione europea si sta impegnando molto in questi anni. Come si lega l’innovazione, ad esempio, con le tematiche ESG?

«La correlazione è strettissima: penso che l’Innovation Management sia il motore che dovrebbe attivare tutte le azioni legate alle tematiche ESG, che altrimenti diventa solo greenwashing. Tant’è vero che l’ISO TC 279 afferma che tutta la serie ISO 56000 contribuisce a raggiungere 15 obiettivi ONU su 17. Inoltre – e questo credo sia l’aspetto più importante – al di là delle norme e della certificazione, l’Innovation Management deve contribuire a creare organizzazioni e aziende che noi chiamiamo “anti-fragili”, proprio in relazione alla gestione dell’incertezza di cui si parlava prima. Questo obiettivo si raggiunge solo se esistono competenze qualificate all’interno delle aziende e se si condivide un ambiente adatto, una cultura che porta ad un’innovazione vincente sul mercato».

Quale supporto sta dando e darà in futuro Confindustria alle aziende che vorranno certificarsi con la norma ISO 56001?

«Confindustria Bergamo sta già facendo un’opera di sensibilizzazione, promuovendo corsi di formazione per le figure professionali che saranno inserite all’interno delle aziende, come quella dell’Innovation Manager, dell’Innovation Specialist o dell’Innovation Technician. Queste figure professionali sono quelle riconosciute dai bandi di finanziamento delle Regioni al fine di realizzare progetti che abbiamo un impatto positivo sul mondo circostante, in modo da spendere meglio i soldi pubblici. Per questo dico che l’Innovation Management deve essere il motore anche delle azioni di sostenibilità. Chiaramente siamo pronti ad accompagnare le aziende verso la certificazione attraverso le nostre società di servizi, ma vediamo questa certificazione come l’ultimo passo: prima è necessario costruire l’ambiente adatto, le competenze e le professionalità necessarie, l’apertura verso l’esterno. Creare la cultura dell’innovazione attraverso iniziative che indichino alle aziende come organizzarsi meglio, come creare una maggiore consapevolezza sulle sfide da affrontare nel mercato di riferimento, come raggiungere gli obiettivi. Non so quante saranno le aziende che a Bergamo – parlo del mio territorio di riferimento – decideranno di certificarsi, ma ciò che conta sarà il numero di imprese che decideranno di intraprendere questo percorso. Per innovare davvero, non basta avere l’idea, serve affrontare una strada molto lunga prima di arrivare sul mercato con successo. Serve prima consolidarsi, diventare appunto organizzazioni “anti-fragili”: questo è il nostro obiettivo, soprattutto per le start up e le piccole medie imprese».

Keypoints

  • È stata da poco approvata la nuova norma ISO 56001, che indica i requisiti necessari per la certificazione dell’Innovation Management System
  • La norma è stata sviluppata dal Comitato tecnico ISO TC 279, dopo la pubblicazione delle ISO 56000 (Vocabolario) e 56002 (Linee Guida) nate a cavallo tra il 2019 e il 2020
  • Le aziende che si certificheranno seguendo la norma ISO 56001, oltre a un indubbio vantaggio reputazionale, saranno riconosciute anche dai policy maker istituzionali, come risulta già evidente dai bandi pubblicati da diverse Regioni
  • Le diverse norme ISO hanno introdotto il concetto di “valore” dell’innovazione, che non era presente nei Manuali di Frascati e di Oslo. Molto importante anche il tema della leadership associata al change management
  • È fondamentale, per un’azienda che voglia innovare, costruire un percorso atto a creare un ambiente adatto all’interno dell’azienda, competenze specifiche e la capacità di aprirsi all’esterno nell’ambito dell’open innovation
  • Confindustria Bergamo accompagna le aziende che vogliono strutturare un sistema di gestione dell’innovazione, attraverso momenti di sensibilizzazione, corsi di formazione ed il supporto necessario per favorire l’emergere di organizzazioni “anti-fragili”

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