Trump firma l'ordine esecutivo per far abbassare i prezzi dei farmaci in Usa

Qual è il risparmio generato dalle politiche di Trump sui farmaci? L’analisi della rivista The Lancet

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Agli annunci dell’amministrazione statunitense di risparmi stimati per centinaia di miliardi, grazie agli accordi con le case farmaceutiche e alla clausola del Most Favoured Nation, le repliche di chi ne evidenzia le criticità. La rivista scientifica analizza perché molti mettono in dubbio che i benefici annunciati saranno concreti e duraturi.

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Le politiche dell’amministrazione Trump sui prezzi dei farmaci fanno davvero risparmiare? Se lo chiede la rivista The Lancet.

«L’abuso della generosità degli americani, che meritano prodotti farmaceutici a basso costo alle stesse condizioni di altre nazioni sviluppate, deve finire». Con questa dichiarazione del presidente USA, Susan Jaffe ne ricorda l’intenzione di ridurre il prezzo dei farmaci per la popolazione statunitense. Obiettivo, scrive, che sta perseguendo a colpi di minacce di dazi e incentivi, come le approvazioni accelerate.

The Lancet evidenzia che a fronte delle dichiarazioni – Trump, a sostegno della sua strategia, annuncia riduzioni dei prezzi fino al 600% – finora non sono noti i dettagli chiave che potrebbero supportare i risparmi dichiarati di centinaia di miliardi di dollari.

A dicembre gli Stati Uniti hanno stretto un accordo con il Regno Unito (ve l’abbiamo raccontato qui), in base al quale l’UK si impegna a pagare il 25% in più per i nuovi farmaci in cambio di dazi zero.

La scorsa estate, invece, Trump ha chiesto a 17 grandi aziende farmaceutiche (tra cui Pfizer, Roche-Genentech, Eli Lilly e AstraZeneca) di applicare negli States i prezzi della Most Favoured Nation (MFN), ovvero di allineare i prezzi dei farmaci a quelli più bassi dei paesi avanzati di riferimento (Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Giappone, Svizzera e Regno Unito). In cambio, l’accesso a revisioni accelerate della FDA per i nuovi farmaci. Pratica “insolita”: così l’ha definita Sarah Karlin-Smith, Research Director del programma Access to Medicines di Public Citizen (no profit a tutela dei consumatori), dato che la FDA solitamente riserva questa corsia preferenziale a farmaci che rispondono a emergenze sanitarie o bisogni clinici non ancora soddisfatti.

Esplicita la dichiarazione di Trump: utilizzare la politica commerciale per sostenere le aziende farmaceutiche nel negoziare prezzi più alti all’estero, a patto che i maggiori ricavi ottenuti vengano reinvestiti direttamente per ridurre i prezzi nel paese.

Come sintetizzato in questa analisi realizzata da Indicon, l’amministrazione USA stima che la politica MFN genererà 529 miliardi di dollari di risparmi in 10 anni; che l’applicazione dei prezzi MFN ai programmi Medicaid statali e federali dovrebbe far risparmiare 64,3 miliardi di dollari in un decennio e sono attesi benefici anche per i pazienti che acquistano farmaci al di fuori delle coperture assicurative tradizionali. Per esempio, le persone senza assicurazione che utilizzano farmaci per la perdita di peso (come i GLP-1) dovrebbero risparmiare circa 3mila dollari all’anno e per le coppie che pagano di tasca propria per i trattamenti di fertilità, i risparmi dichiarati superano i 6mila dollari.

Ma c’è scetticismocome si legge su The Lancet – in merito al fatto che gli accordi con le big del pharma possano garantire risparmi duraturi paragonabili a quelli ottenuti dal programma Medicare, attraverso le trattative con le case farmaceutiche previste dall’Inflation Reduction Act del 2022. Quest’anno, sono entrati in vigore i prezzi più bassi negoziati da Medicare per i primi dieci farmaci, che – secondo le stime – faranno risparmiare circa 6 miliardi di dollari ai contribuenti e 1,5 miliardi ai pazienti che usufruiscono di Medicare, e i prezzi concordati per altri 15 farmaci – che entreranno in vigore dal prossimo anno – dovrebbero far risparmiare ulteriori 12 miliardi.

E se Sarah Ryan, portavoce della Pharmaceutical Research and Manufacturers of America, che rappresenta 32 aziende nel settore farmaceutico e biomedico statunitense, punta il dito contro le pratiche assicurative che «contribuiscono a far aumentare i costi dei farmaci per i pazienti», le assicurazioni replicano “condannando” l’estensione della protezione brevettuale che ritarda la concorrenza dei farmaci generici, più economici. Accelerare l’accesso ai farmaci generici e ai biosimilari potrebbe generare risparmi per 422,9 miliardi di dollari per il sistema sanitario statunitense, secondo l’AHIP, associazione di categoria che rappresenta il settore delle assicurazioni sanitarie.

«I prezzi dei farmaci – avverte inoltre Rachel Sachs, professoressa alla Washington University School of Law – non diminuiscono automaticamente solo perché altri paesi pagano di più. Finora nessuna delle proposte dell’amministrazione è stata convertita in legge».

E soprattutto, «al momento non sappiamo cosa includano gli accordi», ha dichiarato Steve Knievel, consulente per le politiche farmaceutiche statunitensi di Public Citizen. Denuncia fatta anche dal senatore Ron Wyden: non si sa nulla in merito a durata degli accordi, farmaci inclusi e relativi prezzi, nonché come le aziende farmaceutiche intendano utilizzare i maggiori ricavi esteri per ridurre effettivamente i prezzi dei farmaci.

Inoltre, anche in merito a TrumpRx – la piattaforma direct-to-consumer lanciata dal Governo, dove i cittadini possono ottenere i farmaci ai prezzi “negoziati” tramite gli accordi MFN – il rapporto realizzato dai Democratici della Commissione Finanza del Senato evidenzia che sul sito i prezzi sono più alti rispetto ai generici già disponibili o ad altre piattaforme come GoodRxper (qui una riflessione in merito) e che le stesse aziende farmaceutiche offrono già sconti diretti al consumatore.

A Trump, che sostiene che grazie alle negoziazioni MFN il sito offre risparmi dal 300% al 600% rispetto ai prezzi abituali, Brian Reid, senior fellow al Center for the Evaluation of Value and Risk in Health del Tufts Medical Center, risponde che «attribuirsi il merito dei prezzi bassi dei farmaci generici è come attribuirsi il merito dell’alba». 

Ma quanto spendono gli Stati Uniti per i farmaci?

Dall’analisi realizzato da Indicon, gli Stati Uniti spendono più del doppio rispetto alla media ponderata del gruppo di riferimento “G7++” (che include i paesi del G7 escludendo gli USA, più Danimarca e Svizzera).

Nel 2023, la spesa pro capite statunitense è stata di 1.279,1 dollari, il 208% rispetto ai 614,7 dollari della media G7++.

Nonostante la popolazione statunitense rappresenti il 74% di quella del gruppo G7++, le vendite farmaceutiche negli USA rappresentano il 154% (432,9 miliardi di dollari contro 281,3).

In Europa preoccupano le ripercussioni delle politiche sui prezzi di Trump

Intanto in Europa preoccupano le ripercussioni che le politiche sui prezzi volute da Trump possono avere sul lancio di nuovi farmaci nei mercati europei. Perché i segnali  di un calo, dopo l’ordine esecutivo del presidente USA, già ci sono. Come riportato da Reuters, diverse aziende farmaceutiche stanno infatti ritardando l’introduzione di nuovi farmaci nel continente per evitare che i prezzi più bassi praticati da questo lato dell’Oceano influenzino al ribasso anche il mercato statunitense (attraverso appunto il meccanismo della Most Favoured Nation). I dati mostrano una riduzione del 35%.

E questo rischia di ritardare l’accesso dei pazienti a nuovi farmaci innovativi. Un rischio concreto che il presidente dell’Agenzia italiano del farmaco ha evidenziato al Festival dell’Economia di Trento. Come abbiamo raccontato qui, Robert Nisticò ha detto: «i nostri cittadini rischiano di non avere o accedere con ritardo a quelli che possono essere prodotti fondamentali, magari per malattie rare».

Ulteriore questione, il fatto che l’Europa possa perdere ulteriormente terreno negli investimenti in ricerca e sviluppo, nell’attrarre studi clinici e, quindi, nel lancio di terapie innovative, come evidenziato da questa ricerca dell’European Federation of Pharmaceutical Industries and Association.

Keypoints

  • L’amministrazione Trump vuole ridurre i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti attraverso accordi con le aziende farmaceutiche e la politica del “Most Favoured Nation”, allineando i prezzi a quelli più bassi dei principali paesi sviluppati.
  • Secondo le stime del governo americano, queste misure potrebbero generare centinaia di miliardi di dollari di risparmi nei prossimi dieci anni, soprattutto per Medicaid e per i pazienti che pagano i farmaci di tasca propria.
  • Molti esperti però restano scettici, perché gli accordi con le aziende farmaceutiche non sono pubblici e non è chiaro come dovrebbero garantire riduzioni durature dei prezzi negli Stati Uniti.
  • The Lancet sottolinea che il programma Medicare, grazie alle trattative previste dall’Inflation Reduction Act del 2022, ha già ottenuto risparmi concreti e verificabili sui prezzi di alcuni farmaci.
  • Negli Stati Uniti la spesa per i farmaci resta molto più alta rispetto agli altri paesi industrializzati: nel 2023 la spesa pro capite americana è stata più del doppio rispetto alla media dei principali paesi del G7.

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