Malattie rare, Marcello Gemmato: presentata la Carta di Roma e la sfida per il 95% dei pazienti ancora senza cure

Malattie rare, Marcello Gemmato: presentata la Carta di Roma e la sfida per il 95% dei pazienti ancora senza cure

di Alessandra Romano
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Alessandra Romano

Perché ne stiamo parlando
L’Italia è un benchmark europeo per diagnosi precoce e presa in carico delle malattie rare, ma deve ancora superare le disuguaglianze territoriali e rafforzare ricerca e accesso alle cure. Queste le principali conclusioni del primo Summit nazionale. Gemmato: «Vogliamo guidare il cambiamento con la Carta di Roma».

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Due milioni di italiani, circa dieci mila malattie conosciute e appena il 5% con una terapia disponibile. Sono i numeri che descrivono l’universo estremamente eterogeneo delle malattie rare, che continua a porre sfide importanti alla ricerca, ai sistemi sanitari e alle famiglie. Di fronte a questo scenario, comunità scientifica e clinica, istituzioni e associazioni dei pazienti si sono confrontati a Roma, in occasione del primo Summit nazionale sulle politiche per le malattie rare, culminato nella presentazione della Carta di Roma, documento che individua le priorità per il futuro della presa in carico e della ricerca in Italia e in Europa.

«Sono fermamente convinto che ogni volta che si crea un confronto tra istituzioni, associazioni dei pazienti, comunità scientifica e mondo clinico si generano nuove opportunità di progresso e innovazione» ha raccontato il ministro della salute Orazio Schillaci. «Negli ultimi anni abbiamo compiuto passi avanti significativi, diventando un punto di riferimento europeo nella gestione delle malattie rare». 

50 milioni alle Regioni e nuova spinta alla ricerca

Tra i risultati rivendicati figura il rilancio del Piano nazionale malattie rare 2023-2026, rimasto fermo per anni e finanziato dall’attuale Governo con 50 milioni di euro ripartiti tra le Regioni con lo scopo, in primis, di colmare le differenze storiche tra nord e sud.

«Le malattie rare sono un banco di prova su cui diversi sistemi sanitari misurano la propria capacità di essere equi, inclusivi e innovativi. Momenti come questi sono fondamentali per affrontare fino in fondo una criticità che riguarda due milioni di persone in Italia, parcellizzati in tante malattie rare, ma un orizzonte di cura esiste solo per il 5% dei casi» ha dichiarato Marcello Gemmato, sottosegretario alla salute che ha promosso l’iniziativa.

«Il nostro sforzo deve concentrarsi sul restante 95%» ha detto, sottolineando che l’Italia è prima in Europa nel «prevenire e predire l’insorgenza della patologia, dando i giusti percorsi di cura, minimizzando l’insorgere dei sintomi e così facendo anche contribuendo alla sostenibilità del servizio sanitario: abbiamo finalmente inserito anche lo screening per l’atrofia muscolare spinale (SMA)».

Come si legge nella Carta di Roma, «in Italia è garantita, tramite lo screening neonatale esteso, una diagnosi precoce per 40 patologie, tutte esenti dalla partecipazione al costo delle prestazioni diagnostiche e terapeutiche. L’ultimo aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), il cui iter è in corso di perfezionamento, estende ulteriormente questa tutela a un totale di ben 49 patologie».

E lo screening neonatale esteso rappresenta un intervento prioritario di sanità pubblica che permette di intercettare e diagnosticare precocemente malattie per le quali sono disponibili terapie e trattamenti terapeutici specifici che, se intrapresi tempestivamente, sono in grado di migliorare in modo significativo la prognosi della malattia e la qualità di vita, evitando gravi disabilità e, in alcuni casi, anche la morte.

Sul fronte della ricerca, Gemmato ha ricordato l’impulso dato: sono stati stanziati 7,5 milioni di euro per 21 progetti di ricerca finalizzata, 116 milioni per 126 progetti finanziati attraverso il PNRR e 17,8 milioni per la ricerca indipendente sostenuta da AIFA.

Superare la lotteria del codice postale

In merito al divario tra nord e sud, con persone che si vedono ostacolato o rallentato l’accesso alla diagnosi e alla cura in relazione alla propria residenza, ha ribadito che «è inammissibile che esistano due Italie che viaggiano a velocità diverse. Il Testo unico sulla farmaceutica va esattamente in questa direzione». 

Come ha ricordato Francesco Zaffini, presidente della 10ª Commissione permanente “Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale” del Senato della Repubblica, il nuovo Piano nazionale dedicato alle malattie rare, non sarebbe stato possibile senza il lavoro delle associazioni di pazienti e il riordino della rete nazionale.

«La diagnosi precoce e i test genomici rappresentano il primo passo. Per questo è stato istituito il Fondo per i test destinati alla diagnosi delle malattie rare, introdotto con la Legge di Bilancio 2024 con una dotazione iniziale di un milione di euro e successivamente rifinanziato anche nella Legge di Bilancio 2025».

Sul fronte normativo, il riaggiornamento dei LEA ha introdotto sette nuovi codici di esenzione per malattie rare. «Tra questi figurano le encefalopatie dello sviluppo ed epilettiche, la spina bifida e l’insufficienza intestinale cronica. In Commissione stiamo lavorando inoltre sui provvedimenti relativi allo screening neonatale per la SMA e sono in discussione altri disegni di legge dedicati all’epilessia e alle patologie oculari cronico-degenerative».

La prevenzione è il vero elefante nella stanza

Uno dei temi centrali del summit: la prevenzione.

Secondo i dati richiamati da Gemmato, in Italia circa il 95% delle risorse sanitarie viene assorbito dalla cura delle patologie e solo il 5% dalla prevenzione. Per invertire questa tendenza è stato previsto un fondo dedicato agli screening neonatali da 500 mila euro per gli anni 2026 e 2027.

«Per esempio, sono stati potenziati i test di Next Generation Sequencing per la profilazione delle malattie rare» ha precisato Gemmato. «Infine, un altro obiettivo è quello di garantire l’equità terapeutica in tutta Italia e integrare le 24 Reti Europee di Riferimento (in inglese European Reference Networks o ERN) nel nostro Servizio sanitario nazionale, insieme al ruolo degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS)».

Dalla Carta di Roma all’Europa

«Negli ultimi mesi oltre 90 esperti hanno lavorato in otto tavoli tematici. Il risultato è la Carta di Roma sulle malattie rare, un documento di indirizzo che individua criticità e propone soluzioni concrete per il contesto nazionale ed europeo a beneficio delle persone con malattia rara». Come ha spiegato Gemmato, è un documento aperto e strategico nato per migliorare il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) dei pazienti. Un’iniziativa che ha dato origine a un secondo documento di proposte per l’Europa, con cui l’Italia punta a svolgere un ruolo guida a livello continentale.

L’Italia, ha ricordato il sottosegretario, è il primo Paese europeo per diagnosi, presa in carico e cura delle persone con malattie rare. E lo dimostrano casi come quello di Simone, un bambino affetto da deficit di AADC (deficit di decarbossilasi degli L-aminoacidi aromatici), una patologia ultra-rara per la quale nel 2023 ha ricevuto una terapia genica innovativa. 

«Il farmaco somministrato a Simone è costato circa 3,5 milioni di euro ed è stato garantito gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Questa storia racconta il valore del nostro universalismo e l’eccellenza dei professionisti che operano nei nostri centri di riferimento».

Rafforzare governance, diagnosi, ricerca, trattamento e presa in carico dei pazienti con malattie rare e assicurare modelli integrati di assistenza lungo tutto l’arco della vita: con la Carta di Roma, ha puntualizzato Gemmato, l’Italia intende contribuire al potenziamento delle politiche di settore, in Italia e tra gli Stati membri dell’UE, «favorendo al contempo le condizioni per l’adozione del Piano d’Azione Europeo sulle malattie rare e l’organizzazione di un Summit europeo analogo a quello italiano», ha concluso annunciando la volontà dell’Italia di farsi parte attiva nell’organizzazione di un evento europeo sulle politiche per le malattie rare.

L’Europa delle reti e dei dati condivisi

Negli ultimi anni gli sforzi compiuti a livello europeo hanno favorito la creazione di una rete sempre più integrata tra istituzioni, centri clinici, ricerca e associazioni di pazienti. Un ruolo centrale è stato ricoperto dalle Reti Europee di Riferimento (ERN), che hanno contribuito alla nascita di un vero e proprio ecosistema paneuropeo, esteso anche a Paesi esterni all’Unione Europea.

«Esiste, per esempio, una raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea attraverso la quale gli stessi ministri si sono dati linee di indirizzo comuni, insieme a una direttiva molto importante sull’assistenza sanitaria transfrontaliera», ha spiegato Sandra Gallina, a capo della direzione per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione Europea (DG SANTE).

Le ERN hanno favorito la nascita di una comunità internazionale delle malattie rare. Attraverso queste reti collaborano centinaia di specialisti provenienti da diversi Paesi, con importanti ricadute sulla condivisione delle conoscenze e sul miglioramento delle competenze cliniche. In parallelo si è rafforzata una rete di pazienti e caregiver che svolge un ruolo essenziale lungo l’intero percorso della diagnosi, dell’assistenza e della gestione della patologia.

«Si tratta di un progetto faro che dimostra il valore aggiunto dell’Europa. Grazie a queste reti sono possibili consultazioni virtuali, discussioni multidisciplinari e confronti continui che consentono di abbreviare i percorsi diagnostici, soprattutto nei casi più complessi e nelle patologie che magari non sono mai state osservate in un determinato Paese».

Le prospettive comuni per le politiche dedicate alle malattie rare

Per rafforzare questo modello è stata avviata l’azione congiunta JARDIN, finanziata con 18 milioni di euro, con l’obiettivo di integrare le reti ERN all’interno dei sistemi sanitari nazionali.

Accanto a questa iniziativa è nata anche ERDERA, l’alleanza europea per la ricerca sulle malattie rare, che dispone di una dotazione finanziaria di circa 380 milioni di euro distribuiti ai diversi Stati membri.

«Tra le novità più recenti rientra inoltre la nuova legislazione farmaceutica europea, che dedica un intero capitolo ai farmaci orfani e prevede un anno aggiuntivo di protezione per i medicinali destinati alle malattie rare. Anche nell’ambito dei medicinali critici è stato inserito uno specifico riferimento alle malattie rare».

Gallina ha infine evidenziato il ruolo strategico dello Spazio europeo dei dati sanitari, «perché essendo pochi i pazienti, mettere in comune i dati è fondamentale».

Anche il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, ha sottolineato l’importanza dei dati e dell’interoperabilità per conoscere e riconoscere i pazienti, quindi ha evidenziato il ruolo in tal senso del Fascicolo Sanitario Elettronico e dell’ecosistema europeo dei dati sanitari. E ha ribadito la necessità di costruire modelli organizzativi e reti in grado di accogliere e orientare le persone in una logica di continuità, prossimità e integrazione tra i servizi, per migliorare l’accesso alle cure.

L’innovazione avanza, anche grazie all’intelligenza artificiale

«Grazie alla legislazione europea sui farmaci orfani del 2000, oggi disponiamo di circa 270 indicazioni terapeutiche per malattie rare trattate con farmaci specifici» ha dichiarato Robert Nisticò, presidente di AIFA. «I dati della European Medicines Agency (EMA) mostrano che ogni anno vengono approvati tra i 15 e i 20 nuovi farmaci orfani: la ricerca e l’innovazione stanno avanzando rapidamente, anche grazie all’intelligenza artificiale».

Ma la strada è ancora lunga, con numerose patologie rare ancora poco conosciute o prive di opzioni terapeutiche efficaci. Per questo, ha sottolineato Nisticò, non va dimenticato il ruolo della ricerca di base e clinica, insieme alla necessità di sviluppare nuovi modelli sperimentali.

«L’Italia, da questo punto di vista, sta offrendo contributi importanti. Quest’anno l’EMA ha approvato la prima terapia genica per la sindrome di Wiskott-Aldrich, una malattia genetica rara legata al cromosoma X, che è il risultato di una ricerca italiana sostenuta da Telethon. Dobbiamo valorizzare le competenze e i grandi cervelli presenti nel nostro Paese. Perché è dalla ricerca che si genera conoscenza necessaria per la produzione di nuovi farmaci».

Due le priorità di AIFA: accesso precoce e sostenibilità delle terapie innovative

Se la ricerca continua a produrre nuove opportunità terapeutiche, la vera sfida è fare in modo che queste raggiungano rapidamente i pazienti. «Molti pazienti affetti da malattie rare convivono con patologie progressive e degenerative e non possono aspettare. Se esiste una terapia con un forte potenziale curativo, come una terapia genica, non possiamo attendere tempi troppo lunghi. La negoziazione economica può seguire».

Accanto alla rapidità di accesso, l’altro grande tema per AIFA è quello della sostenibilità. Spesso l’attenzione si concentra sul costo elevato delle nuove terapie, in particolare di quelle geniche, che possono raggiungere cifre di diversi milioni di euro per singolo paziente.

Tuttavia, secondo Nisticò, «quando un trattamento è realmente in grado di modificare il decorso della malattia, genera un risparmio nel lungo periodo in termini di ospedalizzazioni, complicanze, carico assistenziale sulle famiglie e sui caregiver».

Il bando di ricerca sulle malattie rare

Tra le novità annunciate durante il Summit, AIFA ha reso nota la graduatoria del bando di Ricerca indipendente dedicato alle malattie rare. Sono stati ammessi al finanziamento 19 progetti sui 100 presentati (62 quelli giudicati idonei), per un investimento complessivo superiore a 17,5 milioni di euro.

I progetti selezionati riguardano: sette terapie avanzate, due nuovi principi attivi, dieci farmaci già conosciuti, nove dei quali saranno studiati per possibili nuovi impieghi terapeutici attraverso strategie di riposizionamento.

«Finanziare questi studi significa sostenere approcci innovativi e rafforzare il contributo della ricerca pubblica per offrire ai pazienti nuove opportunità terapeutiche», ha puntualizzato Pierluigi Russo, direttore tecnico scientifico AIFA, ricordando come l’Italia sia tra i Paesi europei con il maggior numero di farmaci orfani rimborsati dal Servizio sanitario nazionale (50 sui 64 approvati in Europa tra il 2021 e il 2024). 

Keypoints

 

  • L’Italia è un punto di riferimento europeo per diagnosi precoce e presa in carico delle malattie rare, grazie a una rete di centri specializzati, screening neonatali estesi e accesso alle terapie innovative.
  • Superare la “lotteria del codice postale” resta una priorità, per garantire a tutti i pazienti le stesse opportunità di diagnosi e trattamento indipendentemente dalla regione di residenza.
  • Per il 95% delle malattie rare non esiste ancora una cura, una sfida che rende necessario rafforzare ricerca, innovazione e sviluppo di nuove terapie.
  • La Carta di Roma punta a guidare le future politiche italiane ed europee, migliorando diagnosi, percorsi assistenziali, accesso alle cure e collaborazione internazionale.
  • Rafforzare governance, diagnosi, ricerca, trattamento e presa in carico dei pazienti con malattie rare e assicurare modelli integrati di assistenza lungo tutto l’arco della vita: sono gli obiettivi della Carta di Roma.
  • Ricerca, dati condivisi e accesso precoce alle terapie saranno i pilastri del futuro, con nuovi investimenti nazionali, reti europee sempre più integrate e un ruolo crescente delle terapie geniche e dell’intelligenza artificiale.

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