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Milleproroghe. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre scorso, il decreto legge (200/25) è già in vigore ma attende di essere convertito dal voto del Parlamento entro inizio marzo. Vediamo quali sono le misure che riguardano il settore sanitario.
La sanità nel decreto Milleproroghe
L’articolo 5, in particolare, fissa misure importanti per il personale sanitario e la ricerca. Il Governo Meloni punta a mantenere livelli adeguati di personale nel Servizio sanitario, includendo sempre più professionisti venuti da Paesi extra UE. Ma tra le disposizioni rilevanti per sanità e ricerca, nel decreto c’è anche una norma che sblocca le ricerche su xenotrapianti e sostanze d’abuso.
Reclutamento personale sanitario straniero
Fa discutere soprattutto la possibilità per strutture sanitarie pubbliche e private di ingaggiare fino a tutto il 2029 personale straniero, con titoli validati dalle regioni attraverso una procedura accelerata che non prevede la verifica da parte degli ordini del possesso dei requisiti per l’iscrizione. Protestano le Federazioni di Medici e Infermieri. Secondo FNOMCeO e FNOPI, una verifica puntuale dei percorsi formativi è «fondamentale per il rispetto dei principi deontologici, l’adempimento degli obblighi di formazione continua e la conoscenza della lingua italiana».
Retromarcia su xenotrapianti e sostanze d’abuso
Fronte ricerca, come accennato, al comma 10, per evitare complicazioni al lavoro di ricercatori e ricercatrici e far tornare l’Italia attrattiva, il testo abolisce il divieto di sperimentare su animali in tema di xenotrapianti e sostanze d’abuso: un divieto che era entrato in vigore nel 2014 superando i vincoli fissati dalla direttiva 2010/63 dell’Unione Europea. I governi successivi si erano riproposti di applicare la direttiva per com’è già dal 2015, ma fin qui non era stato fatto, con ripercussioni sulla competitività scientifica del Paese. Adesso lo sblocco.
Assunzioni, stabilizzazioni, permanenza in servizio
Per arginare la tendenza allo svuotamento degli ospedali, il Governo agisce su tre leve: assunzioni e stabilizzazioni, ricorso a giovani medici specializzandi, trattenimento in servizio su base volontaria. Una premessa: su 2,38 miliardi di incremento del Fondo Sanitario, la Finanziaria destina a obiettivi prioritari nazionali, screening, Drg per acuti e stop a liste d’attesa fondi (rispettivamente 188, 238, 350 e 100 milioni) cui attingere anche per assunzioni. Inoltre, ritocca con 180 milioni complessivi i Fondi per le politiche sanitarie e per la contrattazione. Infine, sconta per un ammontare totale di 100 milioni il contributo delle Regioni al riequilibrio dei conti statali.
Con nuove risorse in più, le regioni per il quinto anno consecutivo dovrebbero consentire agli ospedali SSN di stabilizzare il personale ingaggiato dai tempi della pandemia. I professionisti da stabilizzare devono essere stati reclutati con concorso, e aver prestato servizio per almeno 18 mesi, anche non continuativi, di cui sei nel periodo tra il 31 gennaio 2020 fino a tutto il 2026.
Sempre per recuperare le liste d’attesa, gli ospedali pubblici potranno anche quest’anno conferire incarichi semestrali a medici specializzandi, professionisti sanitari e operatori socio sanitari. Sul fronte del lavoro a tempo indeterminato, il comma 5 infine conferma che si può accedere agli elenchi dei dirigenti SSN fino al compimento dei 68 anni.
Detassazione e scudo penale
Per incentivare gli assunti, si punta sulle prestazioni aggiuntive. La Finanziaria stanzia 101,8 milioni per i dirigenti, medici e non solo, e 41,6 milioni per infermieri e altri professionisti non dirigenti. Per le ore lavorate in più nel pubblico, la tassazione viene ridotta al 15%. Altro incentivo, la proroga dello scudo penale (comma 3 b) per tutto il personale sanitario. Com’è avvenuto nella gestione dei pazienti Covid, e poi negli ultimi due anni a fronte delle carenze in corsia, la responsabilità penale per danno al paziente si considera circoscritta ai soli casi di colpa grave. In pratica: imprudenza, negligenza, mancato rispetto di linee guida e raccomandazioni.
Si allentano i vincoli sull’incompatibilità di infermieri, professionisti della riabilitazione e tecnici sanitari e della prevenzione: come i medici, fuori orario di lavoro potranno svolgere attività extra in libera professione, pagate a parte. L’apertura alla libera professione intramuraria dei dipendenti SSN non dirigenti dovrebbe consentire alla sanità italiana di «ridurre il rischio di ulteriori fuoriuscite dal sistema pubblico». Però, come si osserva da parte della Federazione nazionale degli ordini dei fisioterapisti (FNOFI), la misura andrebbe resa definitiva per legge.
Che cosa non cambia
Nei pronto soccorso potranno ancora essere assunti entro il 2026 medici non specialisti in emergenza urgenza, se hanno quattro anni di pratica alle spalle. E resta la possibilità, per il personale vicino alla pensione, di ridurre l’impegno orario (comma 6).
Si allungano invece i tempi per la riforma dei Punti Unici di Accesso ai servizi sociosanitari che nelle Case di Comunità offriranno la valutazione multidimensionale unificata ai non autosufficienti ai fini dei benefici di legge. Prevista entro il 2026, la nuova procedura slitta per metà regioni a inizio 2027 e per l’altra metà al 2028. Si conferma infine la tassa di iscrizione al Servizio sanitario nazionale, 2000 euro per i cittadini stranieri e 700 per gli studenti.


