|
Getting your Trinity Audio player ready... |
Mettere i bisogni reali di oltre venti milioni di cittadini e cittadine al centro della legislazione: è questo l’obiettivo della terza edizione di “Relazioni”, la piattaforma (promossa da Lilly) che ha visto 16 associazioni di pazienti confrontarsi a Roma con i rappresentanti del Governo e del Parlamento.
Al centro del dibattito, una serie di proposte concrete per il futuro Testo Unico della legislazione farmaceutica, con l’obiettivo di superare le attuali barriere che ostacolano l’accesso alle cure e la gestione delle malattie croniche.
Le richieste: un cambio di passo per l’assistenza
Cinque – secondo le associazioni – gli assi strategici fondamentali per modernizzare il sistema salute.
Trasparenza e rapidità: servono criteri oggettivi per l’inclusione di nuove patologie nel Piano Nazionale delle Cronicità (PNC) e un allineamento automatico dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) entro 12 mesi. Per evitare che alcune condizioni ad alto impatto restano escluse: la psoriasi ne è un esempio, è una malattia cronica con forti implicazioni sistemiche ma non è nel PNC, privando i pazienti di percorsi strutturati.
Abbattimento dei tempi di attesa: è necessario fissare tempi massimi vincolanti per la rimborsabilità dei farmaci dopo l’approvazione europea.
Sanità di prossimità: fondamentale potenziare il ruolo dei medici di medicina generale e dei farmacisti nella gestione delle terapie.
Sostenibilità ed equità: bisogna superare il modello “tutto o niente” del rimborso farmaceutico attraverso nuovi schemi come il co-payment graduato.
Prevenzione uniforme: non si può prescindere dal definire standard nazionali minimi per gli screening, con sanzioni per le Regioni che non li rispettano.
Accesso alle terapie: l’urgenza di accorciare le distanze
Quando l’Agenzia europea dei medicinali (EMA) approva un medicinale, non significa che chi vive in Italia possa averlo subito. Segue un iter nazionale e poi regionale: valutazione di Health Technology Assessment (HTA) ai fini della rimborsabilità e del prezzo, decreto ministeriale, inserimento nel prontuario, recepimento regionale che prevede diverse procedure e tempistiche molto frammentate.
Secondo il rapporto Patients W.A.I.T. (Waiting to Access Innovative Therapies) pubblicato da EFPIA, ai circa 400 giorni per la procedura nazionale vanno sommati dai 30 ai 167 giorni per l’approvazione nelle diverse Regioni italiane: una disomogeneità che grava sul paziente.
Per malattie progressive come quelle oncologiche o neurologiche, il tempo infatti è un lusso che i pazienti non possono permettersi. La proposta delle associazioni è chiara: il Testo Unico deve imporre uno standard di 180 giorni per le procedure ordinarie e soli 90 giorni per le terapie destinate a malattie gravi prive di alternative.
Inoltre, si chiede di porre fine agli “switch” terapeutici forzati per motivi puramente economici, garantendo che ogni sostituzione di farmaco sia sempre una scelta clinica condivisa con lo specialista. Come si legge nella relazione, la normativa vigente prevede che qualsiasi sostituzione del farmaco biologico prescritto dallo specialista con un biosimilare richieda il coinvolgimento e l’approvazione scritta dello stesso (“switch informato”, come da raccomandazione AIFA, Terzo Position Paper sui Biosimilari 2026); tuttavia, le procedure di gara che aggiudicano il farmaco a costo più basso, e non sempre prevedono la continuità terapeutica, possono obbligare il farmacista ospedaliero a effettuare sostituzioni “forzate” al momento della dispensazione.
Il problema? Non solo organizzativo: gli switch continui rendono impossibile attribuire correttamente eventi avversi a uno specifico farmaco, compromettendo l’intero sistema di farmacovigilanza.
La cronicità si cura “sotto casa”
Attualmente, la gestione delle malattie croniche in Italia è ancora eccessivamente centrata sulla presa in carico ospedaliera, nonostante sul piano legislativo la riforma della sanità territoriale sia già prevista con il DM 77.
Il fatto che la presa in carico e la gestione del paziente sia focalizzata sull’ospedale, costringe milioni di pazienti cronici a spostamenti e attese burocratiche evitabili. Il network “Relazioni” propone di estendere la potestà prescrittiva dei farmaci innovativi per le cronicità stabilizzate anche ai medici di medicina generale, previa formazione specifica.
Parallelamente, le farmacie territoriali dovrebbero diventare il fulcro della distribuzione e del monitoraggio dell’aderenza terapeutica, che oggi in Italia si attesta solo intorno al 50% per le malattie croniche. In questo modo, l’ospedale resterebbe il luogo della fase acuta e della scelta terapeutica iniziale, delegando al territorio la gestione quotidiana.
Verso un rimborso più equo e flessibile
Il sistema attuale prevede che un farmaco sia o totalmente gratuito o totalmente a carico del cittadino. Questo modello binario rischia di escludere terapie efficaci solo per limiti di budget, creando profonde disuguaglianze. Le associazioni suggeriscono di esplorare strade alternative, come il rimborso condizionato ai risultati clinici (outcome-based) o un co-payment modulato in base al reddito, per ampliare la platea di chi può accedere a cure innovative senza gravare eccessivamente sulle casse dello Stato.
Prevenzione: un diritto che non deve dipendere dal codice postale
Infine, il tema degli screening. La probabilità di una diagnosi precoce non può dipendere dalla regione in cui si risiede. Per questo le associazioni propongono che lo Stato fissi standard minimi uniformi per tutti i programmi di screening (non solo oncologici, ma anche per diabete, obesità e malattie autoimmuni) e che Agenas monitori annualmente i risultati, penalizzando finanziariamente le amministrazioni regionali inadempienti.
Investire oggi in prevenzione significa, infatti, ridurre drasticamente i costi sociali e sanitari di domani. Come evidenziano le associazioni, infatti, lo screening è tra le leve più efficaci del Servizio sanitario nazionale. Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031 lo riconosce inserendolo tra le priorità anche per Alzheimer e obesità, e i risultati in oncologia ne dimostrano concretamente il valore: diagnosi più precoci, trattamenti meno invasivi, risparmi per il sistema. Ma al momento i programmi di screening nazionali hanno standard definiti a livello centrale, ma l’attuazione – che è regionale – è profondamente disomogenea.
Queste le associazioni del network: Ail, Aima, Aipaf, Amici Oltre il Peso, Anmar, Apiafco, Apmarr, Conacuore, Diabete Italia Rete Associativa, Europa Donna Italia, Fand (Associazione italiana diabetici), Fondazione IncontraDonna, La Mattina Dopo, La Lampada di Aladino, Salute Donna – Salute Uomo, Walce.


