Servizio sanitario nazionale: il confronto al Senato per un nuovo modello di sanità. I bisogni reali e la sostenibilità al centro

Servizio sanitario nazionale: il confronto al Senato per un nuovo modello di sanità. I bisogni reali e la sostenibilità al centro

di Anita Fiaschetti
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Anita Fiaschetti

Perché ne stiamo parlando
Sanità e nuovi bisogni di salute diventano la call to action per fare della riforma del Servizio sanitario nazionale un progetto partecipato e un percorso condiviso.

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Fornire un contributo al lavoro in corso per la definizione di un nuovo governo della salute nel nostro Paese, avviato con la legge delega approvata in Consiglio dei Ministri lo scorso gennaio (e ora al vaglio del Parlamento). Alimentare un confronto operativo con tutti gli attori del sistema. Sollevare interrogativi, individuare nodi e aree di intervento per migliorare la riorganizzazione ospedaliera e dell’assistenza territoriale proposta dalla riforma.

E ancora, accendere l’attenzione sui temi della sostenibilità nella futura configurazione degli asset di cura e approfondire il ruolo del personale medico e delle professioni sanitarie che si vanno riconfigurando. Sono questi alcuni dei temi affrontati durante il convegno “Contributo al DDL di riforma del Servizio sanitario nazionale tra ospedale e territorio”, promosso dal senatore Ignazio Zullo, che si è svolto ieri a Roma. Un’occasione per condividere idee e riflessioni sulla riforma.

Come ha detto Zullo, «il riordino del SSN è stato avviato nel 1992 e più volte è stato oggetto di modifiche e integrazioni, ma oggi i bisogni di salute della popolazione sono profondamente cambiati. L’invecchiamento progressivo, l’aumento delle patologie cronico-degenerative e i grandi progressi della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica rendono ormai indispensabile una revisione strutturale e organizzativa del SSN. È fortemente sentita la necessità di rendere il sistema più efficiente, più rispondente ai reali bisogni di salute e allo stesso tempo sostenibile sul piano economico-finanziario».

Universalità, gratuità, equità: principi cardini da salvaguardare

Secondo il senatore, il disegno di legge rappresenta un’occasione da non perdere per far si che il Servizio sanitario nazionale continui a fondarsi sui suoi principi cardine: universalità, gratuità ed equità. «Dobbiamo assicurarci che il sistema seguiti a garantire prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera senza disuguaglianze tra territori, tra regioni e anche all’interno della stessa regione. L’obiettivo è fare in modo che la riforma non sia il risultato di un lavoro chiuso nei palazzi, ma il frutto di un percorso condiviso, capace di ascoltare le voci di chi opera ogni giorno nel sistema sanitario e di chi ne usufruisce».

Dello stesso parere anche Barbara Mangiacavalli. La presidente della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (FNOPI) ha precisato che «la federazione degli infermieri non mancherà di dare il suo contributo». Ribandendo che «è importante discutere attorno a questo disegno di legge per innovare un sistema sanitario nazionale, preservando le caratteristiche di universalità ed equità, alla luce delle sfide che abbiamo di fronte: denatalità, non autosufficienza, longevità, sviluppo delle professioni e dell’attrattività, integrazione con il sociale, modelli organizzativi e assistenziali».

Oltre il disegno di legge delega: servono nuove soluzioni organizzative

Durante il dibattito è emersa chiaramante la necessità di rendere il sistema delle cure in Italia più efficiente e rispondente ai nuovi bisogni di una popolazione sempre più anziana e affetta da cronicità, in un contesto di straordinarie accelerazioni tecnologiche da rendere sostenibili. Come? Individuando nuove soluzioni organizzative.

Come ha affermato Pierino Di Silverio, segretario nazionale del sindacato dei medici e della dirigenza sanitaria (ANAAO-ASSOMED), «la vera e unica riforma utile è quella di cambiare il modello organizzativo e il modello professionale, partendo dalle reali esigenze di presa in carico del paziente che può avvenire soltanto riallocando nella maniera giusta le risorse. Occorre partire quindi da un modello professionale più flessibile, adeguato alla tecnologia, innovato e innovativo, non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale ma governarla».

Un modello di organizzazione delle cure che non sia più ospedalocentrico come, invece, resterebbe in base al disegno di legge delega. Più domiciliarità, ricorso all’ospedale solo per urgenze e terapia di alta specializzazione e la presa in cura al posto della presa in carico, le parole chiave su cui costruire la riforma.

Innovazione, tra ospedale e territorio

«Negli ultimi anni farmaci innovativi e vaccini hanno cambiato la storia naturale di molte malattie. Risultati che hanno migliorato la qualità delle cure e reso più efficiente la spesa pubblica. Ripensare il sistema sanitario in una logica tra ospedale e territorio significa tener conto di tutti gli attori del sistema. I farmaci e i vaccini sono gli strumenti con cui i professionisti operano nella rete del SSN.

Oggi c’è più sopravvivenza, più cronicità gestibile, più bisogno di follow up nel territorio. Questa evoluzione ha due implicazioni dirette per la riforma: la prima è che l’innovazione modifica il luogo di cura; la seconda che l’innovazione cambia il profilo dei pazienti. Per questo l’integrazione ospedale e territorio diventa una condizione per trasformare i risultati scientifici in esiti reali, con l’auspicio di non lasciare nessuno indietro» ha detto Giuseppe Lanzilotta, che guida la direzione Rapporti Istituzionali di Farmindustria.

Di territorialità ha parlato anche Michele Pellegrini Calace, segretario nazionale di Federfarma. «Le farmacie operano sul territorio, parliamo di 20mila presidi presenti sia nelle aree metropolitane che nelle zone più remote, e assolvono oggi a nuovi compiti: siamo in grado di fornire prestazioni a beneficio della popolazione, dalla vaccinazione alle attività di screening. Per questo, in un’ottica di riforma, la farmacia si rende sempre più disponibile, in sinergia con tutti gli altri attori sul territorio».

Sottolineando che in farmacia entrano, ogni giorno, circa quattro milioni di persone, le farmacie – ha detto – possono avere un ruolo chiave nella prevenzione e nella gestione delle cronicità, a livello di controllo dell’aderenza alla terapia e del monitoraggio alla corretta assunzione dei medicinali. Un presidio «a disposizione disposizione del SSn». Ma bisogna superare delle criticità, «come il federalismo sanitario che in Italia porta a differenze regionali anche a livello di prestazioni disponibili in farmacia. L’auspicio, quindi, è che si potrà andare avanti tutti insieme, nella stessa direzione».

Keypoints

  • Sanità e nuovi bisogni di salute diventano la call to action per medici, professionisti sanitari, società scientifiche, farmacisti, industria, università e rappresentanze civiche per fare della riforma del Servizio Sanitario Nazionale un progetto partecipato e un percorso condiviso.
  • Oggi i bisogni di salute della popolazione sono profondamente cambiati. L’invecchiamento progressivo, l’aumento delle patologie cronico-degenerative e i grandi progressi della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica rendono ormai indispensabile una revisione strutturale e organizzativa del SSN.
  • Il Sistema deve continuare a garantire prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera senza disuguaglianze.
  • Il modello deve essere flessibile, adeguato alla tecnologia, innovato e innovativo. Non più ospedalocentrico, ma è auspicabile più domiciliarità, ricorso all’ospedale solo per urgenze e terapia di alta specializzazione e la presa in cura al posto della presa in carico.

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