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Un nuovo ciclone sta per abbattersi sull’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Ci sarebbe infatti malcontento all’interno della Commissione tecnico scientifica che, tra i suoi compiti, ha anche quello di valutare ed esprimere un parere consultivo sulla classificazione dei farmaci ai fini della rimborsabilità. “Da quando Nicola Magrini è stato destituito dal suo incarico di Direttore Generale sono cominciate ad emergere le prime divergenze” racconta una fonte interna all’AIFA, che preferisce non rivelare la sua identità. Ma la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso è la “bocciatura” da parte del Consiglio di amministrazione di rendere gratuita la pillola anticoncezionale. La decisione del CdA avrebbe creato una frattura irreparabile con alcuni membri della CTS che, nei prossimi giorni, potrebbero ufficializzare le proprie dimissioni.
Il dossier sulla pillola ha creato fratture irreparabili
Ufficialmente la decisione del CdA dell’ente regolatorio non è stata una bocciatura vera e propria. Il parere della CTS, che non è comunque vincolante, è stato più che altro “rimandato” perché ritenuto sostanzialmente lacunoso. Il CdA infatti ha richiesto ulteriori chiarimenti e approfondimenti, in quanto nel dossier sulla pillola non sarebbero state inserite indicazioni precise sulle fasce di età a cui concedere gratuitamente l’anticoncezionale ormonale, le modalità di distribuzione e i costi per il Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di “critiche” che avrebbero fatto emergere forti dissapori. Alcuni membri della CTS, infatti, sono convinti di aver svolto pienamente e in modo accurato il proprio lavoro, frutto di un accurato esame delle evidenze scientifiche e delle raccomandazioni prodotte dagli organismi internazionali, come l’OMS, a cui sono stati aggiunti i pareri di consulenti esperti di salute materno-infantile. Nel dossier non mancherebbe nulla, a parte indicazioni di anticoncezionali precisi e sulle fasce d’età. Lacune, quest’ultime, intenzionali in quanto la CTS ritiene che debba essere il medico a poter prescrivere alla donna il miglior anticoncezionale tra quelli disponibili in commercio. La scelta di non indicare fasce d’età precise dipende dal fatto che la CTS non avrebbe ritenuto opportuno imporre dei limiti di questo tipo. Le “critiche” del CdA sarebbero state dunque considerate da alcuni pretestuose.
Per il momento nessuna richiesta ufficiale di dimissioni
Le fonti di INNLIFES vicine e all’interno dell’ente stesso riferiscono che dopo la “bocciatura” del parere del CdA hanno iniziato a essere ancora più evidenti dissapori e malcontento. Tanto che alcuni membri hanno dichiarato apertamente di voler presentare le proprie dimissioni. Le prime che potrebbero arrivare sono quelle di Anna Maria Marata, già coordinatore della Commissione Regionale del Farmaco Emilia-Romagna. Raggiunta telefonicamente da INNLIFES un paio di giorni fa ha dichiarato: “Né oggi e né nei giorni scorsi ho presentato ufficialmente le mie dimissioni”. Sulle intenzioni di volerlo fare nei prossimi giorni, a causa di quanto successo con la vicenda della pillola anticoncezionale, ha risposto: “Preferisco non rispondere o commentare, questa è una situazione davvero molto spiacevole di cui non ho voglia di parlare”. Né un sì, quindi, ma neanche un no. Criptica anche la risposta di Giorgio Palù, Presidente dell’AIFA, che a domanda secca sulle dimissioni ha risposto telefonicamente che “non sono state presentate dimissioni ufficiali, per il momento, da nessun membro della CTS”. Insomma, molti sottintesi ma nessuna conferma ufficiale. Sulla questione delle dimissioni, ci sono dunque solo voci autorevoli che preferiscono rimanere anonime.
Chiantera (AOGOI): “L’Italia continua a rimanere un paese abortista”
Chi sarebbero gli altri membri della CTS in “odor di dimissioni” non è ancora chiaro, ma è probabile che siano tra i sostenitori della gratuità della pillola anticoncezionale. Di certo c’è che la decisone del CdA non è stata ben accolta neanche da una buona parte della comunità medica. Uno su tutti, ad esempio, è Antonio Chiantera, oggi Presidente dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) prima Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO). “L’AOGOI conta ben 6mila iscritti e posso dichiarare chiaramente che abbiamo perso un’opportunità importante”, sottolinea Chiantera. “Siamo davvero uno strano popolo: offriamo gratuitamente l’aborto, ma non la pillola per prevenire gravidanze indesiderate. Continuiamo a mandare messaggi sbagliati alla popolazione su un metodo contraccettivo che già non gode di una buona fama nell’opinione pubblica. Se l’AIFA non consente di offrire gratuitamente la pillola anticoncezionale – continua – allora è facile che si concluda che la pillola faccia male e che invece l’aborto faccia bene. Non ci dovrebbe quindi stupire che siamo il paese con il più basso consumo di contraccettivi a fronte di un impegno molto importante di aborti legali, quest’ultimi comunque molto dolorosi. Perché una donna, quando decide di porre fine a una gravidanza, non lo fa mai a cuor leggero”. Per Chiantera l’aborto è dunque una scelta dolorosissima che si potrebbe prevenire con un maggior utilizzo degli anticoncezionali. “Non dimenticherò mai quando in un congresso mondiale di ginecologia, a Parigi, noi italiani fummo umiliati: dopo l’intervento di un collega, una persona si è alzata dalla platea e ci ha urlato ‘siete un paese di abortisti senza cultura della contraccezione’. Mi ha fatto male semplicemente perché so che era e continua a essere vero”, conclude Chiantera.
La vicenda sull’offerta gratuita della pillola anticoncezionale ha provocato un grosso clamore, come c’era da aspettarsi. Nel dibattito, tuttavia, le opinioni personali e le convinzioni ideologiche sembrano aver preso il sopravvento sull’aspetto scientifico e sanitario. La speranza dei cittadini e dei medici è quella che presto si riesca ad affrontare questo tema in maniera più serena e lucida un tema delicato e centrale come quello dell’accesso alla contraccezione.


