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Tumori: in Italia diagnosi in aumento, pesa scarsa adesione a screening e prevenzione

Perché ne stiamo parlando
AIOM ha pubblicato il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2023”, offrendo una preziosa panoramica su diagnosi, morti, adesioni a screening e prevenzione. I risultati indicano la direzione da prendere per prevenire il cancro o renderlo più curabile.

Tumori: in Italia diagnosi in aumento, pesa scarsa adesione a screening e prevenzione
Banner Medical illustration, red cancer cell on blue background.

Il cancro uccide meno, grazie alle nuove terapie. Ma colpisce di più, specialmente a causa della scarsa attenzione rivolta alla prevenzione. E’ un bilancio in chiaro-scuro che fa riflettere quello che emerge dal report “I numeri del cancro in Italia 2023”, a cura dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), Airtum (Associazione Italiana Registri Tumori), Fondazione AIOM, Osservatorio Nazionale Screening (Ons), Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), Passi d’Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPeC-IAP). Da un lato abbiamo infatti un aumento delle diagnosi stimate per il 2023, che sono 395mila in totale, cioè superiori di 18.400 rispetto a 3 anni fa in epoca pre-Covid. Dall’altro abbiamo un calo della mortalità importante, segno che i progressi nella cura funzionano. In 13 anni, infatti, sono state salvate 268mila vite: 206.238 uomini e 62.233 donne, cioè una diminuzione dei decessi rispettivamente del 14,4% e del 6,1%.

Nei prossimi 20 anni si prevede un ulteriore aumento delle diagnosi

Secondo i dati del report il tumore più frequentemente diagnosticato, nel 2023, è il carcinoma della mammella (55.900 casi), seguito dal colon-retto (50.500), polmone (44mila), prostata (41.100) e vescica (29.700). Le previsioni per il futuro non sono migliori. Si stima che nei prossimi due decenni, il numero assoluto annuo di nuove diagnosi oncologiche nel nostro paese aumenterà, in media ogni anno, dell’1,3% negli uomini e dello 0,6% nelle donne. “È dunque necessario – commenta il ministro della Salute, Orazio Schillaci – continuare a lavorare per rafforzare la cultura della prevenzione primaria e secondaria, a partire dai più giovani: dall’adozione di stili di vita salutari per ridurre i fattori di rischio individuali alla promozione degli screening, aumentandone i livelli di copertura, riducendo la disomogeneità territoriale e aprendo alla prospettiva di estenderli a tumori attualmente non compresi nei programmi nazionali. Oggi sappiamo con certezza che individuare il cancro nelle sue fasi iniziali vuol dire garantire un tasso di sopravvivenza maggiore e una migliore qualità della vita. È questo il messaggio che dobbiamo veicolare con forza, anche attraverso il contributo fondamentale delle associazioni.”.

Dal fumo all’obesità, i fattori di rischio dietro l’aumento dei casi di cancro

Dati alla mano, gli esperti sottolineano il ruolo determinante della scarsa attenzione alla prevenzione primaria nell’aumento dell’incidenza del cancro in Italia.  Sotto accusa fattori di rischio individuali, quali il fumo di tabacco, il sovrappeso, l’obesità, l’inquinamento, ecc. “L’abitudine tabagica è più frequente fra gli uomini, fra i più giovani, nel Centro-Sud ed è fortemente associata allo svantaggio sociale, perché è più diffusa fra le persone con molte difficoltà economiche o meno istruite”, afferma Maria Masocco, responsabile scientifico dei sistemi di sorveglianza PASSI e PASSI D’Argento, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità. “La sedentarietà è più frequente fra le donne, aumenta con l’età e disegna una chiara differenza geografica a sfavore delle Regioni del Meridione (42% rispetto al 17% nel Nord). Questa cattiva abitudine – continua – è aumentata significativamente, passando dal 23% del 2008 al 29% nel 2022. Anche l’eccesso ponderale, che interessa più di 4 adulti su 10, presenta i valori più elevati nelle Regioni del Sud. Un cittadino su 6 consuma alcol a livelli rischiosi per la salute, per quantità o modalità di assunzione. Diversamente dagli altri fattori di rischio, il consumo di alcol è più frequente fra le classi sociali più abbienti, senza difficoltà economiche o con livelli di istruzione elevati, riflettendo in parte l’abitudine del bere delle terre dei vini del Nord, in particolare del Nord Est del Paese”.

Screening in calo, copertura in flessione del 3%

Sul fronte della prevenzione secondaria le cose non vanno certamente meglio. L’adesione agli screening, che permette di individuare il cancro in stadio precoce, è ancora sotto le aspettative. In particolare, l’adesione allo screening mammografico e a quello del colon-retto torna al di sotto dei livelli pre-pandemia. Se nel 2021 le campagne di screening avevano recuperato riportandosi ai livelli raggiunti prima della pandemia, nel 2022 si è verificata una nuova flessione nella copertura di circa il 3%, con lo screening per il tumore al seno che si attesta al 43% e quello per le neoplasie del colon-retto al 27% a livello nazionale. Preoccupa il calo registrato al Nord Italia, dove l’adesione allo screening mammografico è passata dal 63% nel 2021 al 54%, mentre quella allo screening colorettale è scesa dal 45% al 38%. Unica eccezione riguarda lo screening della cervice uterina, che nel 2022 ha raggiunto il 41% di adesione, superando i livelli prepandemici che erano attorno al 39%. Questo miglioramento è, almeno in parte, da imputare alla maggiore estensione degli inviti alla popolazione con una contemporanea transizione da Pap test a Hpv test a partire dai 30 anni di età.

Perrone (AIOM): “Necessario migliorare l’offerta degli screening”

“Abbiamo una sfida importante alle porte: entro il 2025 in tutta la Comunità Europea gli screening dovranno essere offerti ad almeno il 90% degli aventi diritto – conclude Francesco Perrone, Presidente AIOM –. Purtroppo, non abbiamo molto tempo e senza un importante avanzamento del Sud non saremo in grado di raggiungere questo traguardo. Non solo, garantire l’invito non basta. Perché lo screening sia efficace, è necessario che la popolazione – continua – partecipi. Questo significa che è quanto mai necessario adottare campagne permanenti di sensibilizzazione congiunte a un’offerta capillare e fruibile. Nella prevenzione rientrano anche le azioni per contrastare l’inquinamento atmosferico. Sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano il legame tra scarsa qualità dell’aria e tumori. L’Italia, in particolare la Pianura Padana, presenta i livelli più elevati di inquinamento da particolato in Europa. Purtroppo, la sensibilità politica su questi temi nel nostro Paese sembra essere ancora molto limitata”.

Molti gli spunti di riflessione aperti dal nuovo report dell’AIOM. I dati indicano che se il progresso scientifico ha migliorato la nostra capacità di contrastare il cancro, diminuendone così la letalità, ancora molto dobbiamo fare sul fronte della prevenzione primaria e secondaria. L’aumento delle diagnosi di cancro è un forte segnale sulla necessità di intervenire sulla popolazione con campagne di sensibilizzazione mirate.

Keypoints

  • Nel 2023 sono state stimate 395mila nuove diagnosi di cancro in Italia, 18.400 in più rispetto a 3 anni fa
  • In 13 anni sono state salvate 268mila vite
  • Con 55.900 casi il carcinoma alla mammella è il tumore più diagnosticato, seguito da polmone e prostata
  • Nei prossimi 20 anni il numero delle diagnosi aumenterà in media dell’1,3% l’anno negli uomini e 0,6 nelle donne
  • L’abitudine tabagica è più frequente fra gli uomini, fra i più giovani, nel Centro-Sud
  • La sedentarietà è più frequente fra le donne e aumenta con l’età
  • Gli effetti della pandemia sulla scarsa adesione agli screening si ripercuotano anche nel 2022
  • Nel 2022 si è verificata a una nuova flessione nella copertura degli screening circa il 3%
  • Per aumentare l’adesione agli screening sono necessarie campagne permanenti di sensibilizzazione

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