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Cinquantamila firme per cambiare le regole del gioco. È questo l’obiettivo della campagna lanciata da AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo, sigarette elettroniche comprese. Una proposta di legge d’iniziativa popolare di cui vengono presentate le finalità in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, oggi (4 febbraio), nel corso del convegno nazionale promosso dall’Associazione italiana di oncologia medica e Fondazione AIOM a Roma.
«Il 40% dei decessi per cancro è causato da fattori di rischio modificabili», spiega Francesco Perrone, presidente di Fondazione AIOM, facendo il punto sull’importanza della prevenzione. «Tutto quello che dipende dalle nostre scelte personali può fare la differenza. Ma noi oncologi non lo comunichiamo in modo efficace».
Smettere di fumare conviene subito (non tra vent’anni)
Ed è proprio sugli errori di comunicazione che Perrone insiste. «La narrativa che utilizziamo è troppo riduttiva. Diciamo: non fumare oggi per evitare il cancro tra 10, 15, 20 anni. Ma è una narrativa sbagliata, perché un fumatore che smette già nell’arco di due o tre mesi avrà un netto miglioramento della performance fisica e del benessere complessivo. I benefici sono immediati, non lontani nel tempo».
Stesso discorso per l’alcol, per cui non esiste dose sicura. «Chi riduce drasticamente il consumo ha benefici a stretto giro, migliora il benessere generale. Dovremmo spingere i cittadini a lavorare sulle proprie abitudini per migliorare la qualità di vita subito, non continuare a enfatizzare soltanto i benefici che si potranno avere in un lontano futuro».
Il fumo resta il principale fattore di rischio oncologico. Come evidenzia il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, pubblicato su Nature Medicine in occasione del World Cancer Day, senza fumo si eviterebbero 3,3 milioni di casi di tumore a livello globale. Il fumo da solo provoca il 23% di tutti i nuovi casi di cancro diagnosticati tra gli uomini e il 6% tra le donne. In Italia si stima che siano attribuibili al tabagismo oltre 93mila morti: in particolare, per quanto riguarda i tumori, il tabacco è il fattore di rischio con maggiore impatto a cui sono riconducibili almeno 43mila decessi ogni anno.
«Per ogni settimana di fumo, un tabagista perde un giorno di vita», ricorda Perrone. Per questo, contrastare il tabagismo e prevenire l’iniziazione al fumo tra i giovani sono azioni prioritarie di sanità pubblica e i governi, sottolinea lo Iarc, dovrebbero intensificare le politiche antifumo (tassazione, restrizioni al marketing, divieti di fumo, ecc.), affiancandole a interventi per promuovere sani stili di vita. Accanto al fumo e all’alcol, gli altri fattori di rischio modificabili sono la sedentarietà, il sovrappeso, l’obesità, l’alimentazione scorretta.
Cinque euro in più funzionano, le e-cig sono un’illusione
L’aumento di 5 euro non è una scelta casuale. «Nei paesi dove c’è stato un incremento drastico del prezzo si è assistito a un calo drastico dei fumatori», spiega Perrone. «In Francia e Irlanda la riduzione si è vista soprattutto tra i giovani fumatori». Al contrario, l’Italia ha applicato incrementi minimi che non hanno funzionato. I 30 centesimi dell’ultima finanziaria? «Non se ne accorge nessuno. L’aumento deve essere brusco e rilevante».
Perrone smonta anche il mito delle sigarette elettroniche come strumento per smettere di fumare. «Molti dati dimostrano che non servono a questo scopo. Una larga fascia di giovani consuma questi prodotti alternativi che molto probabilmente faranno da induttori al fumo tradizionale: almeno per una quota di loro, il passaggio alle sigarette tradizionali è inevitabile».
United by Unique: serve collaborazione vera
Il convegno nazionale AIOM “World Cancer Day” rilancia anche la campagna “United by Unique“, che propone un approccio olistico alla malattia oncologica. «Oltre a fare male al cancro, dobbiamo prenderci cura degli aspetti psicologici, sociali, delle ferite che la malattia provoca», spiega Perrone. «Serve una compagnia teatrale, non un one man show. Oncologi, infermieri, psicologi, nutrizionisti, fisioterapisti, genetisti, patologi, epidemiologi. Ma perché questo sistema funzioni servono due elementi: disponibilità del personale e sistemi organizzativi che non costringano il paziente a fare da collante tra professioni diverse. Il paziente non deve diventare il postino che porta le carte da uno specialista all’altro».
Il problema è che questa collaborazione multidisciplinare non è garantita ovunque. «Non tutte le regioni hanno una rete oncologica, non tutte hanno percorsi diagnostico-terapeutici che garantiscano qualità e tempestività. La frammentazione regionale ha accumulato disparità invece che contenerle». Un esempio positivo sul fronte dell’accessibilità alla prevenzione arriva però dalla Regione Veneto, che ha istituito le palestre terapeutiche prescrivibili dal medico per rendere accessibile l’attività fisica strutturata a persone con patologie croniche stabilizzate. «Questa è lungimiranza politica».
Più cronicizziamo il cancro, più manca l’assistenza
Sul fronte delle cure, i progressi ci sono. «Vediamo che nella riduzione della mortalità l’Italia fa meglio di altri paesi europei», riconosce Perrone. Ma emerge un paradosso: «quanto più facciamo progressi terapeutici che cronicizzano la malattia, tanto più allarghiamo il gap tra domanda e offerta di assistenza. Aumenta la quantità di pazienti che convivono con il cancro per tempi lunghissimi, quindi cresce la domanda di assistenza continuativa. Ma l’offerta non cresce alla stessa velocità: mancano personale, strutture, risorse».
Il problema di fondo è strutturale e Perrone lo descrive con realismo: «in Italia, come in molti altri paesi, non partiamo dai bisogni reali dei pazienti per poi trovare le risorse necessarie. Non funziona così. Partiamo dalle risorse disponibili e le distribuiamo. E la politica sanitaria deve avere idee chiare a livello centrale, ma poi ad applicarle saranno venti diversi servizi sanitari regionali. Il sistema in questo modo non funziona».
Per partecipare alla campagna
La campagna per la raccolta delle 50mila firme da consegnare al Parlamento è online sulla piattaforma del Ministero della Giustizia (5eurocontroilfumo.it), accessibile con SPID, carta d’identità elettronica o carta nazionale dei servizi. Obiettivo duplice: contrastare il tabagismo e recuperare risorse per il Servizio sanitario nazionale. La proposta prevede infatti che il gettito derivante dall’incremento di 5 euro sia destinato al finanziamento del SSN.


