Il Cluster ALISEI in missione nei paesi del Golfo. Call per cluster, associazioni, imprese e ricerca

ALISEI per il settore Life Science nel Sud: entro il 2027 un valore aggiunto addizionale di 1,55 miliardi e 25mila occupati in più

di Michela Moretti
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Michela Moretti

Perché ne stiamo parlando
Il Cluster ALISEI per le Scienze della Vita sta portando in tutte le Regioni del Sud Italia il suo Piano Strategico, che promette di trasformare il settore portando benessere e servizi per i cittadini. La squadra capitanata dal presidente Boggetti spera di convincere i policy makers ad un cambio di rotta.

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Il settore Life science nel sud Italia vale 53 miliardi di Euro, un quinto dell’ecosistema Life science dell’intero paese. È composto da 900 imprese e 7 mila strutture sanitarie con 270 mila dipendenti, ma con forti differenze tra regione e Regione: 5,8 imprese ogni 100 mila abitanti in Campania, contro le 3,5 della Sicilia, che ha 40 strutture sanitarie ogni 100 mila abitanti a confronto con l’Abruzzo che ne conta 25. Analizzando regione per regione (Campania, Sicilia, Puglia, Abruzzo, Calabria, Sardegna. Basilicata e Molise), ALISEI ha messo in luce punti di debolezza e di forza di ognuna.

Se è vero infatti che il sud ormai ha un ritardo cronico economico rispetto al Nord, è anche vero però che è aumentato il numero delle PMI innovative, tant’è che il mezzogiorno è l’area con il maggior numero di nuove imprese in Italia e un elevato tasso di imprenditoria giovanile. “Non ci sorprende un livello di imprenditorialità spinta, grazie anche alle agevolazioni che il governo ha messo in atto per agevolare le start up”, spiega Massimiliano Boggetti, Presidente di ALISEI-I giovani, in mancanza di un solido tessuto industriale esistente, hanno potuto usare la propria creatività e creare impresa da zero, in particolare nelle Scienze della Vita che è molto motivante, perché cattura molti dei trend tecnologici, e vede una ottima presenza del mondo femminile. Il tema è quello di sostenere queste iniziative imprenditoriali, che hanno bisogno di molto capitale”.

Il Piano Strategico per lo sviluppo del settore Life Science nel Mezzogiorno è stato presentato al Ministero dell’Università e della Ricerca e al Ministero della Salute. Inoltre, è stato recentemente discusso al Laboratorio Sanità 20/30 a Napoli e verrà proposto al 7° Forum Mediterraneo in Sanità 2023 a Bari dal 20 al 22 settembre. Per garantire una diffusione capillare del Piano, verranno organizzati eventi “Roadshow” nelle diverse regioni del Mezzogiorno per presentare il Piano direttamente alle autorità regionali, alle imprese e agli altri attori locali, creando un dialogo e un coinvolgimento a livello territoriale.

Il report di ALISEI

ALISEI (Advanced Life Science in Italy) è il Cluster Tecnologico Nazionale per le Scienze della Vita, nato dieci anni fa per promuovere l’interazione tra il sistema della ricerca, il tessuto imprenditoriale e produttivo e le istituzioni pubbliche, al fine di facilitare e accelerare il trasferimento di conoscenze e tecnologie dal mondo della ricerca multidisciplinare all’industria farmaceutica e biomedicale.

Nel piano strategico triennale che il Cluster ha presentato trova molto spazio, tra le altre azioni, l’analisi costante dello stato di salute del settore Life Science, con un particolare focus sulla situazione nel Sud Italia. Attraverso il proprio Centro studi, ALISEI ha realizzato il Piano Strategico Life Science per il Mezzogiorno (in collaborazione con PwC Italy e con un gruppo di lavoro dedicato), mettendo in luce criticità e punti di forza di questa area e presentando una serie di azioni per promuovere l’innovazione e accelerare la crescita.

Elevato tasso di imprenditoria giovanile al Sud: una risposta alla mancanza di tessuto industriale solido

Il Piano contiene un report sulle tendenze registrate nel sud, dal ritardo economico rispetto al nord ormai cronicizzato, al calo della popolazione, alla diminuzione drastica delle immatricolazioni nelle Università, con un ritorno ai numeri del 1993, alla fuga dei giovani verso le regioni del Nord. Una situazione ben nota a cui si aggiungono gli altrettanti noti dati sul numero basso di imprese rispetto al Nord, meno posti di lavoro, un sistema produttivo frammentato, pochi scambi internazionali e poco investimento in R&D. Tuttavia, l’indagine sottolinea che è aumentato il numero delle PMI innovative, tant’è che, come detto, il mezzogiorno è l’area con il maggior numero di nuove imprese in Italia e un elevato tasso di imprenditoria giovanile. “

L’analisi di ALISEI, regione per regione

Analizzando regione per regione (Campania, Sicilia, Puglia, Abruzzo, Calabria, Sardegna. Basilicata e Molise), ALISEI ha messo in luce punti di debolezza e di forza di ognuna.

  • In Abruzzo ALISEI rileva la forte sintonia delle grandi aziende farmaceutiche nel voler creare l’indotto abruzzese del settore; un altro fattore positivo è la presenza di una joint venture e di start up innovative. Tuttavia l’analisi mette in evidenza più che in altre zone una considerevole “fuga dei cervelli” verso altre regioni o verso l’estero e la poca interazione tra il mondo delle imprese e quello della ricerca, che rallenta l’innovazione.
  • Il Molise è carente nella formazione e nello sviluppo delle competenze professionali, in particolare nelle discipline tecnico-scientifiche e manageriali; tra i punti di forza può vantare rapporti istituzionali semplificati che favoriscono la collaborazione tra enti pubblici e privati.
  • In Campania, se l’incremento della spesa pubblica in ricerca e sviluppo permette di sostenere e potenziare il sistema di ricerca, la scarsa attenzione verso la protezione della proprietà intellettuale, come brevetti e marchi, comporta un rischio di perdita di valore per le imprese che non riescono a tutelare adeguatamente le proprie innovazioni. Le imprese campane incontrano difficoltà nell’accedere al credito, il che rappresenta un ostacolo significativo per lo sviluppo delle attività innovative.
  • Uno dei punti di forza della Puglia è la sua dotazione di capitale umano qualificato, un sistema di ricerca diffuso sul territorio, con istituti di ricerca e centri di eccellenza presenti in diverse città. Nel report si evidenzia tuttavia una bassa performance innovativa delle università, sia in termini di brevetti registrati che di creazione di spin-off; mancano inoltre canali di comunicazione efficaci e di collaborazione tra università e Piccole e Medie Imprese, che limita la trasferibilità delle conoscenze e l’applicazione pratica delle scoperte scientifiche.
  • Secondo il report, il sistema scientifico-industriale della Basilicata ha dimostrato una buona performance nella partecipazione a programmi europei come il VII Programma Quadro e l’H2020, che evidenzia la capacità della regione di inserirsi in reti di ricerca internazionali e di accedere a finanziamenti per progetti innovativi. Un altro punto di forza è rappresentato dal sistema produttivo aggregato in Distretti e Cluster. Tuttavia, la regione si confronta anche con diverse sfide, come lo scarso investimento delle imprese in attività di ricerca e sviluppo, scarse dotazioni infrastrutturali e una ridotta accessibilità del territorio.
  • La Calabria può vantare una crescita del numero di start-up innovative e PMI innovative, evidenziando una vivace scena imprenditoriale e un aumento dell’interesse verso l’innovazione. Inoltre, ha visto anche un aumento della popolazione nella fascia di età tra i 30 e i 34 anni che ha conseguito un titolo di studio universitario. La Calabria deve però ancora affrontare diverse sfide: la regione presenta valori inferiori rispetto alla media italiana ed europea in ambiti chiave come pubblicazioni di ricerca congiunta tra settore pubblico e privato, domande di brevetti e marchi, competenze digitali, spesa in ricerca e sviluppo nel settore privato e tasso di occupazione nei settori ad alta conoscenza di innovazione.
  • La Sicilia annovera una dinamica di crescita elevata per aree scientifiche e settori ad alta tecnologia, con la presenza di soggetti rilevanti; c’è inoltre una presenza diffusa di organizzazioni intermedie come cluster e distretti tecnologici. L’indagine di ALISEI evidenzia che l’incidenza della spesa privata in ricerca e sviluppo sul PIL è insoddisfacente e il sistema delle PMI mostra una debole capacità innovativa; ricerca pubblica e privata mostrano un livello di internazionalizzazione limitato, e c’è carenza di profili di alta qualificazione tecnico-scientifica tra gli occupati delle imprese. L’altro aspetto critico è la difficoltà nell’accesso al credito e nell’utilizzo di strumenti finanziari innovativi.
  • La Sardegna è caratterizzata da un elevato patrimonio genetico umano, animale e vegetale che suscita l’interesse della comunità scientifica a livello mondiale. Questo patrimonio offre opportunità per la ricerca e lo sviluppo di nuove terapie, prodotti naturali, genetica, genomica e diagnostica. Nella regione è collocato un Distretto dedicato al biotech e a imprese, con rilevanza nazionale. La mancanza di industrie farmaceutiche di medie e grandi dimensioni tuttavia limita le opportunità di crescita e collaborazione nel settore. L’eccessiva frammentazione del tessuto imprenditoriale, con un elevato numero di micro e piccole imprese, inoltre, rappresenta un limite per la creazione di sinergie e la promozione di progetti di innovazione su larga scala.

La proposta di ALISEI: concentrarsi su infrastrutture, reshoring, università e innovazione

ALISEI individua quattro aree in cui si dovrebbero concentrare le risorse per agevolare la crescita del settore Life Science nel Sud: le infrastrutture, il reshoring (il processo di riportare la produzione in Italia, da paesi esteri in cui era stata precedentemente eocalizzata), la ricerca e la formazione, l’innovazione (in termini di burocrazia, tecnologie sanitarie, collaborazioni pubblico-privato). “C’è bisogno di creare nel Sud una interconnessione con il resto del mondo”, afferma Boggetti. “C’è pertanto bisogno di infrastrutture forti per agevolare relazioni internazionali, che è un fattore fondamentale di investimento e creazione di valore. Bisogna poi sviluppare la cultura dell’innovazione: una macchina burocratica che nel Sud è soffocante non aiuta l’innovazione a progredire”. Con ALISEI, sostiene Boggetti, alla luce di ciò che emerso studiando il contesto si sono preparate diverse proposte. Qualche esempio? Creare infrastrutture fisiche per piattaforme tecnologiche innovative; promuovere l’alfabetizzazione digitale nel Sud per cittadini e imprese; promuovere il reshoring produttivo nel Mezzogiorno per creare filiere interne e ridurre la dipendenza esterna; internazionalizzare la ricerca e la formazione, creando connessioni con le imprese e la società; migliorare il trasferimento tecnologico per attrarre finanziamenti e fondi per la ricerca e lo sviluppo; sostenere l’adozione di sistemi di procurement basati su programmi di HTA (Health Technology Assessment) che valutano l’innovazione e il valore aggiunto di una tecnologia per tutti gli stakeholder; promuovere strategie per attrarre investimenti e valorizzare settori ad alto valore, come l’Industria 4.0.

Azioni che secondo il presidente di ALISEI non sono un’opzione, ma una necessità. “La finanza deve poter sostenere queste imprese. Ci vogliono parchi tecnologici che siano in grado di aiutare le idee e gli scienziati nel trasferimento tecnologico. C’è bisogno di creare un ecosistema che metta in relazione queste giovani realtà con gli altri Paesi. Ci vuole coesione con la parte ospedaliera, con i pazienti. Perché se l’Italia è in ritardo nel recepire le innovazioni in medicina rispetto ad altri Paesi, il Mezzogiorno è ancora più indietro rispetto alla media italiana”.

Adottare le misure proposte da ALISEI porterebbe ad una trasformazione del settore

Secondo l’analisi di ALISEI le misure proposte avranno l’effetto di incrementare il valore della produzione del settore. Nel report si specifica che ci sarebbe “un incremento della produzione nel 2027 pari a 720 mln€. Inoltre si ipotizza che l’offerta dei servizi sanitari privati possa aumentare del 10% e che ci possa essere un decremento del ricorso alla mobilità sanitaria pari al -10% rispetto ai livelli attuali. Questo comporterebbe un incremento del valore dei servizi sanitari offerti nel Mezzogiorno paria a 920 mln€ nel 2027”. Inoltre, “tra impatto diretto, indiretto e indotto, tra il 2022 e il 2027 si potrebbe registrare un valore aggiunto addizionale di 1,55 miliardi e si conterebbero 24700 nuovi posti di lavoro” (ULA, unità-lavorative-anno), per far fronte alla nuova domanda produttiva.

Il bilancio di un anno di presidenza: una risposta positiva dagli attori del settore, almeno a parole

“In quest’anno”, racconta Boggetti, che è alla guida di ALISEI dall’aprile del 2022, “ho notato una grande apertura a lavorare insieme. Tra un anno capiremo se al di là delle parole ci sarà l’attuazione di azioni concrete. Questo è un settore che va ad una grandissima velocità, e averla in regioni dove la snellezza non è il punto di forza è una questione importante da affrontare. Siamo appena stati in Campania e proseguiremo con le altre regioni, perché questi incontri rappresentano l’opportunità per far comprendere alcuni dei cambiamenti che sono necessari perché l’innovazione accada veramente e non rimanga una questione teorica”. Boggetti invita a non puntare solo sui fondi del PNNR, che “sono solo una miccia”. E si augura che il PNNR da un lato e le sollecitazioni di ALISEI dall’altro conducano i policy makers a mettere in atto quei processi profondi per promuovere l’industria delle scienze della vita in grado di portare sviluppo e benessere. “Servono riforme che incentivino start up tecnologiche, che promuovano la formazione in università, la ricerca di base, che pensino a bandi di acquisto con un occhio di riguardo alle piccole imprese locali. Siamo in un momento straordinario e sono contento di poter dare il mio contributo come presidente del Cluster ALISEI”.

Ederle: diamo agli attori del settore la possibilità di creare relazioni, in Italia e all’estero

Il Cluster delle Scienze della Vita è al lavoro anche su altri fronti. “Meet in Italy rappresenta l’evento più importante organizzato dal Cluster a livello nazionale”, spiega Davide Ederle, vicepresidente del Cluster; “un match making in cui gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) presentano le loro innovazioni e le squadre aziendali si presentano al mondo dell’industria e della finanza. Sono centinaia le organizzazioni partecipanti, che provengono da 30 Paesi. Ci concentriamo anche sull’internazionalizzazione”, prosegue Ederle. “Il nostro compito è promuovere all’estero tutte le innovazioni provenienti dai membri di ALISEI. Il nostro Cluster ha partecipato alla BIO International Convention 2023 a Boston. Questa eccezionale opportunità ci ha consentito di partecipare a seminari informativi e di interagire con numerosi attori del settore, tra cui aziende, ricercatori e rappresentanti governativi.”

All’interno di Alisei, associazioni che raggruppano industrie ed enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca possono dialogare tra loro. “Tuttavia ALISEI non effettua trasferimenti tecnologici”, sottolinea Ederle che suggerisce l’importanza di approfondire il tema della disomogeneità nel settore Life Science nei diversi territori italiani: “esiste una grande diversità territoriale in Italia. Ci sono territori più vocati di altri, come ad esempio la Lombardia. Tuttavia, anche se la maggior parte delle sedi legali si trova al Nord, al Sud sono presenti le sedi operative. Siamo impegnati in un’analisi critica di tutte le aree del nostro Paese e nella sintesi di ciò che sarebbe necessario per migliorare, valutando quali vantaggi e quanto valore si genererebbe se alcune questioni fossero risolte”.

Attraverso queste iniziative, ALISEI mira a ottenere l’adesione e il sostegno delle istituzioni, degli operatori del settore e delle comunità locali per la realizzazione delle azioni previste nel Piano Strategico e per favorire lo sviluppo del settore Life Science nel Mezzogiorno.

Keypoints

  • ALISEI ha sviluppato il Piano Strategico Life Science per il Mezzogiorno, che ha analizzato in dettaglio le criticità e i punti di forza dell’area, proponendo una serie di azioni mirate per promuovere l’innovazione e accelerare la crescita nel settore delle scienze della vita
  • Il settore Life science nel sud Italia vale 53 miliardi di Euro, un quinto dell’ecosistema Life science dell’intero paese
  • Per il Presidente di ALISEI Boggetti, poiché il settore Life Science va ad una grandissima velocità, bisogna stimolare le regioni dove la snellezza non è il punto di forza
  • Se le misure proposte al Sud fossero attuate, tra impatto diretto, indiretto e indotto, tra il 2022 e il 2027 si potrebbe registrare un valore aggiunto addizionale di 1,55 miliardi e si conterebbero 24700 nuovi posti di lavoro
  • Le aree su cui intervenire comprendono le infrastrutture, il reshoring (la riportazione della produzione in Italia da paesi esteri in cui era stata precedentemente delocalizzata), la ricerca e la formazione, nonché l’innovazione in termini di semplificazione burocratica, tecnologie sanitarie e collaborazioni pubblico-privato

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