Dal sintomo al gene, la svolta della cardiologia

Dal sintomo al gene, la svolta della cardiologia. Il punto con Gianfranco Sinagra, presidente della SIC

di Giulia Basso
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Giulia Basso

Perché ne stiamo parlando
Sì è chiuso a Roma l’86° congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia. Ecco le svolte nel trattamento delle malattie cardiache: non più solo terapie sintomatiche, ma interventi sui meccanismi molecolari. Farmaci che “spengono” i geni malati, tecnologie diagnostiche integrate, IA per una medicina sempre più di precisione.

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Silenziare un gene per salvare un cuore. È la nuova frontiera della cardiologia, che non si limita più a curare le conseguenze delle patologie, ma di intervenire sui meccanismi molecolari che le generano: i geni che le attivano, le proteine che si accumulano distruggendo il muscolo cardiaco. L’86° Congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia, conclusosi a Roma, ha certificato questo cambio di paradigma. Lo spiega Gianfranco Sinagra, presidente della SIC, professore all’Università di Trieste e direttore della Cardiologia dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (Asugi).

Imaging multimodale, la diagnosi diventa integrata

«Sul fronte dell’integrazione tecnologica l’innovazione più rilevante riguarda l’imaging multimodale integrato – evidenzia Sinagra -. Metodiche come cardio-tomografia, risonanza magnetica, PET ed ecocardiogramma dialogano tra loro per diagnosi e terapie più precise ed efficaci». È quello che il cardiologo definisce medicina di precisione: terapie mirate su target ben definiti, capaci di intervenire sui meccanismi specifici della malattia.

Amiloidosi cardiaca, il gene si può silenziare

Il caso più emblematico è l’amiloidosi cardiaca, malattia un tempo considerata rara e incurabile. Causata dall’accumulo di proteine amiloidi tra le cellule cardiache, compromette la funzionalità del muscolo. «Oggi riusciamo a diagnosticarla più frequentemente e a curarla con farmaci che incidono sulla malattia specifica, non solo sulle conseguenze», sottolinea il cardiologo triestino.

La svolta terapeutica si articola su due fronti. Il primo stabilizza la transtiretina, la proteina che si accumula danneggiando il tessuto cardiaco. Oltre al Tafamidis già disponibile, l’AIFA ha approvato Acoramidis. Ma è il secondo fronte quello rivoluzionario: il silenziamento genico attraverso la tecnologia dell’RNA interferente. «Vutrisiran riduce la produzione della transtiretina da parte del fegato: silenzia il gene chiave della malattia, bloccando la sintesi della proteina prima che venga prodotta – spiega Sinagra -. È un approccio altamente innovativo, destinato a cambiare il profilo della malattia e il rischio di mortalità».

Consente di intervenire sul processo patologico alla base della malattia e di costruire percorsi di cura strutturati. Il farmaco, già autorizzato per l’amiloidosi neuropatica, è in valutazione AIFA per quella cardiaca.

Il registro nazionale per accelerare le diagnosi

Per mappare questa patologia, la SIC ha istituito con l’Istituto Superiore di Sanità il primo registro nazionale, che partirà nel primo quadrimestre del 2026. «Il registro coinvolgerà i maggiori centri di riferimento per l’amiloidosi cardiaca, con l’obiettivo di studiare la prevalenza della malattia, il carico e i bisogni dei pazienti e dei caregiver, e l’efficacia dei farmaci in un contesto real-world». Coinvolgerà 30-35 centri e raccoglierà dati su centinaia di malati. Il registro servirà ad accelerare la diagnosi, oggi ancora troppo lenta: il gap può superare i quattro anni.

«La malattia non ha sempre un esordio caratteristico – ammette Sinagra -. Ci sono pazienti che scoprono di averla anni dopo essere stati operati di tunnel carpale bilaterale». I segnali d’allarme sono anomalie dell’elettrocardiogramma nel soggetto poco sintomatico, alcune forme di scompenso cardiaco, ipertrofie cardiache di causa non chiara, manifestazioni come tunnel carpale o stenosi del canale vertebrale.

Cardiomiopatia ipertrofica, si evita la chirurgia

L’approccio molecolare caratterizza anche la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. «Disponiamo degli inibitori della miosina che influenzano non solo il sintomo acuto ma la struttura stessa della malattia», illustra Sinagra. L’AIFA ha approvato Mavacamten, mentre Aficamten è in autorizzazione. Si evita in oltre il 75% dei casi l’intervento cardiochirurgico e si riduce il rischio di aritmie letali. Poiché questa cardiomiopatia è geneticamente determinata nel 50-60% dei casi, si consiglia lo screening familiare.

Colesterolo e infiammazione, nuove armi

Le novità riguardano anche le patologie più frequenti. Lo studio Vesalius-CV su oltre 12mila pazienti ha dimostrato che un approccio aggressivo al colesterolo LDL attraverso gli inibitori PCSK9 riduce significativamente mortalità coronarica, infarti e ictus. Al congresso sono stati presentati dati di un inibitore PCSK9 assumibile per via orale.

Un altro filone riguarda i farmaci GLP-1 agonisti, come semaglutide e tirzepatide, inizialmente introdotti per il diabete. «Si sono rivelati efficaci anche nell’obesità e nello scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, quelle forme in cui il cuore si contrae normalmente ma si rilascia con difficoltà».

L’intelligenza artificiale al servizio della precisione

L’intelligenza artificiale entra prepotentemente in questo scenario. «Consente un’analisi multiparametrica in tempi rapidissimi – sottolinea Sinagra -. Permette di caratterizzare il paziente in maniera molto accurata e trattarlo con i farmaci più precisi possibili». Ma la tecnologia da sola non basta. «Un paziente che ha avuto un infarto potrebbe essere un diabetico con insufficienza renale – osserva Sinagra -. Solo un team integrato allora – cardiologo, nefrologo, diabetologo, psicologo – può curare tutte le componenti della malattia».

Come presidente della SIC, Sinagra individua tre missioni fondamentali per la Società che rappresenta 5.700 cardiologi in tutte le regioni italiane. «Favorire assistenza qualificata coniugata con attenzione umana. Educare professionisti che recepiscano i progressi della diagnostica e della farmacologia e promuovere ricerca collaborativa che nasca dalla curiosità e dallo spirito critico». Sinagra conclude con un monito sull’intelligenza artificiale: «L’esercizio del sapere critico da parte dell’intelligenza umana diventa uno strumento di governo fondamentale».

La rivoluzione della cardiologia, insomma, passa da algoritmi che analizzano migliaia di parametri, oltre che da molecole che spengono geni e dall’evoluzione dell’imaging. Ma al centro resta l’intelligenza umana, quella che fa le domande giuste, quella che dubita, quella che cura non solo organi ma persone. Da qui l’importanza della formazione e dello spirito critico «a cui educare le giovani generazioni».

Keypoints

  • Con il congresso nazionale della SIC, è iniziata la presidenza di Gianfranco Sinagra, direttore della cardiologia a Trieste.
  • Tra le novità discusse al congresso SIC, il silenziamento genico per l’amiloidosi cardiaca con Vutrisiran, farmaco basato sulla tecnologia dell’RNA interferente che blocca la produzione della proteina transtiretina prima che si accumuli nel cuore. È in valutazione AIFA.
  • Nasce il primo registro nazionale SIC-ISS per mappare la malattia e accelerare diagnosi che oggi richiedono fino a quattro anni.
  • Sul fronte della cardiomiopatia ipertrofica, gli inibitori della miosina (Mavacamten già approvato, Aficamten in autorizzazione) evitano l’intervento cardiochirurgico in oltre il 75% dei casi, agendo sulla struttura stessa della malattia. Fondamentale lo screening familiare: la patologia è geneticamente determinata nel 50-60% dei casi.
  • Sul fronte della prevenzione primaria per il colesterolo, in arrivo un inibitore PCSK9 orale, più semplice delle attuali iniezioni sottocute
  • I GLP-1 agonisti (semaglutide, tirzepatide) si rivelano efficaci nell’obesità e nello scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, grazie alla loro azione anti-infiammatoria e anti-trombotica
  • Cardio-tomografia, risonanza magnetica, PET ed ecocardiogramma dialogano tra loro per diagnosi più precise. E l’intelligenza artificiale consente analisi multiparametriche rapidissime.
  • Fondamentali i team multidisciplinari per la presa in carico dei pazienti.

 

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