Dove si fa ricerca si cura meglio: il Manifesto di Farmindustria. Cattani: con la guerra in Iran a rischio la sostenibilità del settore

Dove si fa ricerca si cura meglio: il Manifesto di Farmindustria. Cattani: con la guerra in Iran a rischio la sostenibilità del settore

di La Redazione
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Perché ne stiamo parlando
Il farmaceutico, asset trainante del Made in Italy, è messo a rischio dalla guerra in Iran. Marcello Cattani la definisce il «terzo shock in 4 anni»: rincari oltre il 20% su logistica ed energia minacciano la produzione. «Fondamentale puntare sull’innovazione».

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«Innovazione, salute, crescita economica, export, investimenti, occupazione, competenze, produttività sono le priorità per il futuro e sono tutte nel DNA dell’industria farmaceutica». Lo ha ribadito oggi Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, in occasione della Giornata del Made in Italy, all’evento di Farmindustria dedicato all’industria farmaceutica quale asset prioritario del Made in Italy.

I risultati dell’industria farmaceutica italiana

E a testimonianza dell’importanza del settore per la competitività dell’Italia, un po’ di numeri. Nel 2025 l’export farmaceutico italiano ha raggiunto i 69 miliardi di euro, mentre la produzione ha toccato i 74 miliardi di euro. Il settore occupa 72.200 persone, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente. La presenza femminile è significativa: le donne rappresentano il 45% del totale degli addetti e superano il 50% nell’ambito della ricerca e sviluppo. Gli investimenti complessivi superano i 4 miliardi di euro, destinati a impianti tecnologici e attività di ricerca. Di questi, oltre 800 milioni di euro sono stati impiegati per la ricerca clinica nelle strutture del Servizio sanitario nazionale.

Il farmaceutico traina l’economia italiana, e questa centralità è riconosciuta anche nel Libro Bianco “Made in Italy 2030” elaborato dal MIMIT, che identifica l’economia della salute come settore capace di affiancare le tradizionali “5A” del Made in Italy – alimentazione, abbigliamento, arredo, automazione e automotive – rafforzando la competitività globale del Paese.

«Nel 2025, in uno scenario caratterizzato da guerre commerciali e tensioni ai confini europei – ha puntualizzato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso – l’industria farmaceutica si è confermata tra i comparti più dinamici dell’economia italiana, distinguendosi per la capacità di attrarre nvestimenti esteri e per la crescita sui mercati internazionali».

Guerra in Iran: a rischio la produzione farmaceutica

Il settore farmaceutico deve confrontarsi però con un quadro internazionale instabile che modifica la competizione tra i mercati, ha evidenziato Cattani.

I conflitti internazionali generano shock che colpiscono la logistica e i costi di energia e produzione. Secondo Cattani, la guerra in Iran sta causando aumenti dei costi totali superiori al 20%, che si aggiungono ai rincari degli anni passati. Un altro elemento critico è la dipendenza da Cina e India per il 74% dei principi attivi più comuni. La Cina ha inoltre incrementato la sua quota di innovazione farmaceutica, arrivando ad avviare il 30% degli studi clinici globali. Al contrario, tra il 2013 e il 2023 l’Europa ha perso il 10% della propria quota di studi clinici, limitando le opportunità di accesso a cure sperimentali per i pazienti.

«La guerra in Iran colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione. È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica» ha detto Cattani.

Inoltre, le politiche degli Stati Uniti per attrarre investimenti influiscono sulla capacità dell’Europa di mantenere la propria base industriale. Negli USA si prevedono investimenti per 400 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, mentre per l’Unione Europea si stima una possibile riduzione di 100 miliardi nello stesso periodo.

Cattani ha ribadito che «l’intraprendenza della politica statunitense per attrarre investimenti e riequilibrare il finanziamento mondiale dell’innovazione ha portato a provvedimenti come l’ordine esecutivo Most Favored Nation (MFN), in base al quale il prezzo più basso di un farmaco in un panel di Nazioni avanzate diventa riferimento per il costo di quel medicinale in USA. E queste misure rappresentano un vero punto di svolta per la capacità dell’UE e dell’Italia di garantire accesso alle terapie e di mantenere la competitività per l’industria».

Un Manifesto per la ricerca: dove si fa ricerca, si cura meglio

Per continuare a competere a livello mondiale è necessaria allora una strategia che sostenga la produzione e l’innovazione. Cattani afferma che «puntare sull’innovazione non è mai stato opzionale e tanto meno lo è adesso».

«Innovazione che si sviluppa tanto negli impianti industriali quanto nei laboratori di ricerca e nei centri clinici, che sono un’eccellenza made in Italy, peculiare dell’industria farmaceutica e delle scienze della vita». 

Ora più che mai, secondo Cattani, «è necessario un approccio strategico e sistemico che tenga insieme innovazione, sostenibilità economica e capacità produttiva per poter competere con gli altri hub mondiali e per continuare a garantire gli stessi livelli di welfare e benessere».

Farmindustria ha lanciato allora un Manifesto per la Ricerca con l’obiettivo di potenziare gli studi clinici e preclinici in Italia: «dove si fa ricerca, si cura meglio» (leggi qui la lectio al simposio AFI della senatrice Elena Cattaneo dove ribadisce: non c’è ricerca senza cura).

E attende il Testo Unico sulla legislazione farmaceutica per migliorare la competitività. Tra gli obiettivi indicati (leggi qui l’intervento di Carlo Riccini in Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sulla legislazione farmaceutica) figurano il superamento del sistema del payback e l’adozione di nuovi meccanismi per l’accesso rapido alle terapie. Queste misure, secondo Farmindustria, sono necessarie per tutelare la sostenibilità degli investimenti e la sicurezza sanitaria nazionale.

Keypoints

  • Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, è intervenuto oggi a Roma in occasione della Giornata del Made in Italy evidenziando che lindustria farmaceutica è un asset prioritario della competitività del Paese.
  • La produzione farmaceutica nazionale ha toccato nel 2025 la quota record di 74 miliardi.
  • La guerra in Iran causa rincari superiori al 20% su logistica, energia e materie prime.
  • L’Europa – ha detto – perde quote di investimenti e studi clinici a vantaggio di Stati Uniti e Cina.
  • Il sistema secondo Farmindustria necessita del Testo Unico e auspica il superamento definitivo del payback.

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