CDC allo sbando: quando l’ideologia smantella la sanità negli Stati Uniti. La denuncia di Debra Houry

CDC allo sbando: quando l’ideologia smantella la sanità negli Stati Uniti. La denuncia di Debra Houry

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Dimissioni, smantellamento dei dati, comunicazione distorta sui vaccini e nomine prive di competenze: la deriva ideologica che sta travolgendo i CDC minaccia non solo gli Stati Uniti, ma la capacità del mondo di rispondere alle future emergenze.

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«Ho lasciato i CDC 100 giorni fa. Le mie peggiori paure sull’agenzia si stanno avverando». Il Time titola così l’articolo di Debra Houry, ex Chief medical officer dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi.

«Cento giorni fa, verso la fine di agosto, ho lasciato i CDC insieme a due colleghi. Siamo usciti perché non potevamo più rimanere in silenzio mentre si erodeva l’integrità scientifica e veniva smantellata l’infrastruttura sanitaria pubblica della nazione» scrive citando l’operato di Robert F. Kennedy Jr., il segretario alla Salute. «Abbiamo esortato il Congresso, le società professionali e gli stakeholder a intervenire prima di danni irreparabili». Ma alla speranza di allora, si contrappone la frustrazione di oggi.

Houry, infatti, fa il punto sulla politica sanitaria statunitense. Allo sbando. A partire dall’epidemia di morbillo, dalla promozione da parte di Kennedy di farmaci di non comprovata efficacia, dal licenziamento senza precedenti dei membri dell’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) e le modalità di comunicazione dei CDC.

100 giorni da allora, durante i quali «il Congresso non è riuscito ad agire».

E la deriva della politica sanitaria statunitense continua. Basti pensare che nei ruoli apicali dell’agenzia non ci sono persone con competenza in materia. «Jim O’Neill non è né uno scienziato né un medico. Mark Blaxill e Ralph Abraham hanno fatto pubblicamente dichiarazioni anti-vax». E il sito CDC, dal condividere dati, è passato al condivide programmi politici, menzionando, negativamente, immigrazione, aborto, l’ideologia gender.

Fino a quando, a novembre, il sito dell’agenzia federale per la prevenzione delle malattie ha modificato la pagina dedicata a vaccini mettendone in dubbio la sicurezza e mistificando decenni di ricerca che smentiscono relazioni con l’autismo. Tanto che diversi dipartimenti sanitari hanno ora rimosso dalle loro pagine web i link al sito CDC.

Vaccini messi in discussione da chi dovrebbe promuovere le vaccinazioni per tutelare la salute pubblica e individuale.

E le conseguenze, scrive Houry, si vedono nelle corsie degli ospedali: morti di bambini per malattie prevenibili dai vaccini, tra cui la pertosse; focolai di morbillo fuori controllo. Questi non sono fallimenti dei medici o dei dipartimenti sanitari, dice. Ma fallimenti della leadership federale, che sta erodendo la fiducia nella scienza, sostituendo alle evidenze scientifiche l’ideologia.

«Ciò a cui abbiamo assistito in merito ai CDC non è una riforma. È lo svuotamento di un’istituzione su cui gli americani fanno affidamento in ogni emergenza». E non solo loro, aggiungo io. Perché il Centro di prevenzione e controllo delle malattie di Atlanta (CDC) è stato finora punto di riferimento globale per la sorveglianza delle malattie, la prevenzione delle infezioni e la promozione di pratiche sanitarie efficaci, fonte di linee guida per i servizi sanitari di tutto il mondo. «Ora non è più un organismo indipendente».

E questo, scrive Houry, rende la popolazione più vulnerabile e meno preparata alla prossima epidemia, ai nuovi virus emergenti.

Al traguardo dei 100 giorni, Houry scrive: «non mi sono dimessa per fare un gesto simbolico. Mi sono dimessa perché restare in silenzio mi avrebbe reso complice. Ho parlato perché la posta in gioco è troppo alta. Vedremo se quel che accadrà d’ora in avanti causerà un danno permanente».

Sicuramente ha creato una frattura. Che rischia di avere ripercussioni sistemiche. Enrico Bucci, per esempio, intervenuto al Convegno nazionale di comunicazione della scienza della Sissa a Trieste, ha evidenziato l’impatto dell’interruzione della raccolta e condivisione di dati. «Il database dei CDC è stato chiuso. Quindi avremo un gap nella previsione di rischi pandemici nei prossimi anni. Se si verifica, per esempio, una mutazione in un ceppo influenzale, c’è un alto rischio che non saremo in grado di ricostruirne l’evoluzione in futuro. Parliamo di danni permanenti per l’ecosistema di ricerca globale, non solo per l’ecosistema degli Stati Uniti».

Biologo della Sbarro Health Research Organization e adjunct professor di biologia al College of Science and Technology della Temple University, Bucci denuncia la stessa sorte per i dati climatici. «E sia il clima che cambia sia un’epidemia sono fenomeni complessi e caotici: guardare i dati storici è fondamentale per ricostruire come si è sviluppato quel fenomeno e predirne potenzialmente l’evoluzione nel futuro».

La situazione negli Stati Uniti è preoccupante, anche per le sue conseguenze sul resto del mondo: «si stanno indebolendo le politiche di contenimento dei virus e delle epidemie sanitarie e, contemporaneamente, si stanno chiudendo gli occhi della scienza, aumentando la probabilità che proprio dagli Stati Uniti parta una futura pandemia».

«Stiamo assistendo alla demolizione della salute di comunità» aggiunge Luca De Fiore, past president dellAssociazione Alessandro Liberati, centro italiano Cochrane, l’associazione internazionale nata con lo scopo di valutare l’efficacia e la sicurezza degli interventi sanitari e promuovere la medicina basata sulle prove di efficacia. «Tutto lascia pensare che negli Stati Uniti le politiche sanitarie finalizzate alla salute di comunità siano radicalmente ripensate andando a colpire con maggiore forza le persone più fragili. Non a caso una delle prime decisioni del nuovo governo statunitense è stata quella di depotenziare tutte le attività di ricerca e promozione della salute che prevedessero una tutela in un’ottica di diversità, inclusione ed equità. E mettendo mano alle politiche che promuovono l’eguaglianza in campo sociosanitario si va a polpire soprattutto chi, in assenza di quel tipo di tutela, non ha strumenti per tutelarsi in altro modo». In altre parole, come detto da Houry, «assistiamo a una deriva dettata da motivazioni ideologiche».

Bucci evidenzia anche l’impatto che le politiche dell’amministrazione Trump avranno sulla credibilità e la fiducia nella scienza, «visto che adesso proprio i CDC stanno facendo disinformazione sui vaccini. Ma non solo. Anche l’EPA, l’agenzia per l’ambiente degli Stati Uniti, ha eliminato dal suo sito, tra le cause del cambiamento climatico, il riferimento ai combustibili fossili e alle attività antropiche, senza che ci sia alcuna evidenza scientifica a giustificarlo. Stiamo parlando dell’agenzia di ricerca climatica più grande del mondo».

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