CDP finanzia la ricerca già sostenuta dal PNRR, Sofia (Fondazione CDP): “Supportiamo progetti già meritevoli”

CDP finanzia la ricerca già sostenuta dal PNRR, Sofia (Fondazione CDP): “Supportiamo progetti già meritevoli”

di Angelica Giambelluca
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Angelica Giambelluca

Perché ne stiamo parlando
Un ente no profit come Fondazione CDP decide di finanziare progetti di ricerca già coperti dal PNRR. Piove sul bagnato o siamo di fronte a un modo innovativo di mettere le ali alla ricerca italiana? Quali sono i rischi nel finanziare progetti solo per tre anni attraverso i fondi europei? Quali le ripercussioni sul processo di trasferimento tecnologico?

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Il Ministero della Salute e la Fondazione CDP hanno stretto un accordo senza precedenti per sostenere l’innovazione scientifica nel settore sanitario italiano. Il primo Memorandum d’Intesa (MOU) tra le due istituzioni è stato firmato con l’obiettivo principale di facilitare la realizzazione di iniziative di ricerca scientifica già finanziate dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Il bando “In Sistema Ricerca,” attualmente aperto fino al 29 settembre, offre un finanziamento aggiuntivo fino a 1 milione di euro per progetti di ricerca che sono già stati sovvenzionati dai fondi PNRR del Ministero della Salute con il primo bando di aprile 2022 che ha selezionato 226 progetti di ricerca biomedica e previsto un investimento di 262.070.000 euro.
Questo programma è rivolto a ricercatori che operano presso istituti italiani pubblici o privati senza scopo di lucro, nonché agli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). Si tratta della prima collaborazione tra le due istituzioni per sostenere la ricerca scientifica sanitaria in modo congiunto.
Ma che ci fanno un milione di euro a confronto degli oltre 260 milioni stanziati dal bando? Come fanno la differenza?
Ma soprattutto, perché finanziare progetti già ampiamente finanziati con i (tanti) soldi del PNRR?
Il senso ce l’ha, eccome. Basta conoscere un po’ meglio come funziona il mondo dei bandi ministeriali e le erogazioni provenienti da fondi europei.

Ne abbiamo parlato con Francesca Sofia, ideatrice del bando e Direttrice Generale di Fondazione CDP.

Dottoressa Sofia, come nasce l’idea di questo bando?

Questo bando è nato dopo una serie di incontri e discussioni con ricercatori che ricevevano fondi dal PNRR. I fondi non sono pochi, ma quello che segnalavano i ricercatori era la necessità di coprire voci di costo non previste dal bando PNRR. Si trattava principalmente di voci legate al quarto anno di dottorato, percorsi di networking, disseminazione dei risultati della ricerca e sviluppo dei risultati stessi. Il PNRR finanzia molti dottorati e posizioni di ricercatori, ma per percorsi triennali; quindi, c’è il serio rischio che un bravo ricercatore, non vedendo prospettive oltre i tre anni, abbandoni il progetto, tagliando le gambe a un progetto già finanziato dal PNRR.

Ma perché finanziare bandi già ampiamente finanziati?

L’idea potrebbe sembrare contraddittoria, visto che un ente non profit interviene di solito dove mancano fondi. Tuttavia, il PNRR è un programma molto ampio che copre diversi ambiti della ricerca e dello sviluppo. Non stiamo vivendo una carenza di risorse, ma piuttosto una sfida nella gestione delle risorse a disposizione: tante e con un orizzonte temporale per impiegarle molto ravvicinato. Ma a mio modo di vedere, questo è uno scenario estremamente positivo, ed estremamente promettente. La mia non è una prospettiva critica della situazione, anzi: mi sono detta andiamo a vedere tra questo pool di progetti già selezionati, su cui quindi la valutazione di merito scientifico era già stata fatta dal Ministero, quali sono i progetti che possono essere molto significativi per la missione di Fondazione CDP ma soprattutto che prevedano una prospettiva d’impatto interessante. ll nostro, per adesso, è un contributo limitatissimo.

Di che cifre stiamo parlando?

Stiamo mettendo a disposizione fino a 1.000.000 di euro per questo bando pilota, con un finanziamento di circa 100.000€ per ogni progetto selezionato. È un esperimento per testare il metodo e valutare il suo impatto.

Come avete selezionato i progetti che saranno finanziati?

Abbiamo aperto un bando al quale sono ammissibili tutti i progetti finanziati nel contesto del primo bando del ministero della Salute PNRR del 2022, che ha selezionato 226 progetti. Ma non saranno ammessi tutti: grazie all’introduzione di una soglia, avranno accesso al bando circa 170 progetti. Criterio che è stato selezionato sulla base  del valore aggiunto del progetto di ricerca rispetto ai nostri obiettivi, tra cui – per esempio – l’urgenza del problema sanitario affrontato e l’impatto previsto.

Quando parlate di impatto, di cosa parlate esattamente?

Innanzitutto, ci siamo dati un criterio relativamente all’urgenza del problema sanitario affrontato dal progetto presentato, e questo è un aspetto che valuteremo a nostra discrezione. Per noi l’impatto è importantissimo, e viene definito ex ante sulla base delle nostre intenzioni e degli  obiettivi che vogliamo raggiungere. L’impatto non è un concetto che puoi estrapolare a posteriori, ma deve riflettere la tua intenzionalità rispetto all’obiettivo che vuoi ottenere mediante quel finanziamento. Si fa quindi una valutazione ex-ante, con metodiche precise. E si analizzano parametri come la rilevanza, l’urgenza del problema, e soprattutto la valorizzazione di quelli che per noi sono degli elementi essenziali, come il capitale umano. Per fare un esempio concreto: andare a finanziare il prolungamento di una borsa di ricerca per noi è importante perché rientra nell’attenzione che CDP pone nella valorizzazione delle persone. Perché un ricercatore, sapendo di avere un contratto lungo, potrebbe essere più stimolato a non andarsene, come invece purtroppo a volte accade con i bandi triennali. Così facendo dunque, auspichiamo di essere in grado non solo di contribuire al progetto di ricerca stesso ma di valorizzare anche il capitale umano italiano.

Dopo aver finanziato i progetti, come li monitorate?

Abbiamo un mandato chiaro per il monitoraggio dell’impatto: noi non diamo fondi e poi ce ne dimentichiamo. Richiediamo una reportistica sia amministrativa sia narrativa sull’andamento dei progetti, e facciamo visite continue per valutare l’andamento.

In concreto, quale è l’obiettivo principale di questo bando pilota?

L’obiettivo principale è osservare attentamente cosa succede con questi finanziamenti e confrontarci con altri enti finanziatori e ricercatori. Vogliamo contribuire alla crescita del settore della ricerca in Italia e capitalizzare su questa grande quantità di fondi disponibili per il beneficio di tutti. L’idea è che bandi come questi attivino quella staffetta fondamentale tra pubblico e privato che può davvero fare la differenza quando occorre mettere a terra il progetto. Perché è impensabile che soluzioni complesse come una nuova terapia, una nuova tecnologia, una tecnica diagnostica innovativa, un nuovo percorso di gestione di una malattia, un nuovo sistema digitale di ottimizzazione dei percorsi ospedalieri, possano essere in capo ad un unico attore del sistema salute. Molto spesso è proprio questa staffetta tra gli stakeholder che determina poi il successo e l’immissione nella pratica del progetto di ricerca, il cosiddetto trasferimento tecnologico.

Attraverso questo bando finanziamo solo alcune parti di un progetto di ricerca.  Questo è un esperimento pilota. Andiamo a finanziare piccole componenti e ci mettiamo in osservazione attiva. È una collaborazione fatta in ottica costruttiva, per dare gambe più forti alla ricerca.

Quindi, il vostro approccio con questo bando non è una critica al Ministero, ma una proposizione costruttiva?

Assolutamente. Investiamo con ottimismo nell’idea che questi finanziamenti possano portare a progressi significativi nella ricerca e migliorare la salute e il benessere della società. Perché quando vedi accadere cose come quelle che stanno accadendo in Italia, cioè grossi investimenti del pubblico nella ricerca, ma anche piccoli come il nostro, sei di fronte ad una delle più grandi manifestazioni di ottimismo, perché investe chi è ottimista, chi crede nel progresso, nel futuro. Il fatto di investire laddove il Ministero già investe è perché siamo molto fiduciosi che da tutto questo sforzo, che può diventare uno sforzo collettivo, possa veramente emergere qualcosa di buono, per la ricerca e per i pazienti.

L’interesse intorno a questo bando sta aumentando ed è probabile che non rimarrà solo un progetto pilota. Gli aspetti più interessanti su cui punta, allungare i contratti di ricerca e stimolare la collaborazione pubblico-privato, sono in effetti due punti si cui la ricerca pubblica italiana dovrebbe fare ampie riflessioni.
Il bando scade il prossimo 29 settembre.
Il testo completo del bando “In Sistema Ricerca” è disponibile sul sito web della Fondazione CDP, e le proposte devono essere presentate tramite un portale dedicato. Per ulteriori informazioni e assistenza tecnica, è possibile contattare l’indirizzo email supporto@fondazionecdp.it.

Keypoints

  • Ministero della Salute e Fondazione CDP hanno stabilito un accordo senza precedenti per sostenere la ricerca scientifica nel settore sanitario italiano. Il Memorandum d’Intesa (MOU) è stato firmato per agevolare la realizzazione di iniziative di ricerca già finanziate dal PNRR
  • È stato lanciato il bando “In Sistema Ricerca” che offre un finanziamento aggiuntivo fino a 1 milione di euro per progetti di ricerca già sovvenzionati dal PNRR
  • Questo bando mira a coprire spese aggiuntive necessarie per completare i progetti di ricerca
  • Fondazione CDP, in accordo con il Ministero della Salute, ha stabilito un criterio per cui saranno ammissibili circa 170 progetti da una lista di 226 progetti finanziati dal Ministero della Salute attraverso il PNRR del 2022
  • La selezione è stata basata su parametri di valore aggiunto e impatto previsto, tra cui l’urgenza dei problemi sanitari affrontati e la valorizzazione del capitale umano
  • Dopo aver finanziato i progetti, Fondazione CDP richiede reportistica e fa visite continue per monitorare l’andamento dei progetti e valutarne l’impatto
  • L’obiettivo è contribuire alla crescita del settore della ricerca in Italia e promuovere il trasferimento tecnologico, nonché la collaborazione tra pubblico e privato nelle sfide chiave per la crescita del Paese

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