|
Getting your Trinity Audio player ready... |
Le misure contenute nella manovra finanziaria, attualmente in discussione, sono adeguate per garantire innovazione, sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e competitività industriale? Abbiamo chiesto a Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici, una pagella sulla legge di bilancio in relazione all’impatto che potrà avere sulle imprese del settore.
Iniziative promosse
«L’innalzamento del tetto di spesa per gli acquisti dei dispositivi medici dal 4,4% al 4,6%, previsto in manovra, rappresenta un segnale significativo e atteso: è una risposta concreta del Governo – seppur ancora parziale – verso un percorso di normalizzazione del tetto di spesa per i dispositivi medici. È un passo avanti, ma l’obiettivo resta distante: il fabbisogno reale, in Italia come nelle economie a noi comparabili, si colloca stabilmente tra il 6 e il 7%.
Un tetto più aderente ai bisogni effettivi, accompagnato da meccanismi di acquisto pubblici adeguati, consentirebbe alle Regioni di programmare meglio, evitare sforamenti e garantire controlli di spesa più appropriati, a beneficio dei pazienti e del Servizio sanitario. Auspichiamo che si prosegua rapidamente in questa direzione, per non impoverire il SSN di tecnologie e innovazione.
Valutiamo positivamente anche il rafforzamento delle politiche di prevenzione inserite in manovra. È un’opportunità concreta per orientare il sistema verso screening e programmi preventivi che sono decisivi sia per la salute dei cittadini sia per la sostenibilità complessiva. Prevenire oggi significa ridurre i costi sanitari di domani. In questo quadro sarebbe fondamentale includere tra le priorità nazionali anche la salute cardiovascolare: come industria abbiamo recentemente presentato, insieme alla comunità scientifica, il Piano cardiovascolare per l’Italia, in linea con il piano strategico europeo.
Accogliamo con favore, infine, anche l’emendamento sulle dimissioni protette post-acuzie per i pazienti fragili. Finora, troppo spesso, al termine del ricovero questi pazienti si sono trovati senza un percorso di assistenza strutturato, con conseguenti reingressi ospedalieri e mancanza di continuità terapeutica. La nuova misura consentirà di garantire dimissioni con un piano di cura domiciliare integrato, evitando accessi impropri al Pronto Soccorso e riducendo i rischi clinici. Inoltre, utilizza risorse già stanziate – i 350 milioni annui previsti dal 2027 per i DRG post-acuzie – e quindi non comporta nuovi oneri».
Iniziative bocciate
«Finché la manovra non sarà definitivamente approvata, non abbiamo modo di valutarne il contenuto nel suo complesso né di esprimere un giudizio sulle eventuali misure critiche. Il nostro auspicio è che il testo finale includa interventi concreti a supporto delle imprese, in linea anche con le richieste avanzate dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: misure per gli investimenti con un orizzonte almeno triennale, una visione industriale di medio periodo che dia stabilità e possibilità di programmazione, e un rafforzamento della competitività del sistema produttivo.
Sono elementi essenziali per permettere alle imprese di continuare a investire nel Paese, sostenere l’innovazione e contribuire alla crescita economica e alla qualità del Servizio sanitario nazionale».
Iniziative rimandate
«Tra le iniziative rimandate, la questione più rilevante riguarda certamente il payback, che resta ancora aperta. È un tema che va affrontato in maniera strutturale, arrivando a una sua reale eliminazione e alla definizione di un nuovo quadro stabile per la programmazione della spesa. Auspichiamo che questo percorso venga affidato al tavolo sulla governance annunciato dal Ministero della Salute, che dovrebbe essere convocato a breve. Solo lì si potrà costruire una riforma organica, condivisa e finalmente risolutiva.
Sul fronte dell’assistenza territoriale, molti interventi risultano di fatto rimandati. Il PNRR aveva indicato con chiarezza la necessità di rafforzare l’assistenza domiciliare, ma nella manovra non sono previsti nuovi finanziamenti per l’ADI dopo la fine dei fondi europei. È un’occasione mancata: investire nel domicilio significa ridurre ricoveri evitabili, alleggerire i pronto soccorso e garantire cure di qualità ai pazienti fragili nel proprio contesto di vita.
Oggi la presa in carico territoriale dipende da iniziative regionali, efficaci ma frammentate, e anche la telemedicina resta poco sviluppata per l’assenza di tariffe e modelli omogenei. Per questo riteniamo necessario un nuovo quadro normativo – una sorta di “DM 78 delle cure domiciliari” – che definisca standard, modelli organizzativi e un sistema di tariffe adeguato, integrando domiciliarità e telemonitoraggio in un percorso di cura realmente continuativo».
Cosa propone Confindustria Dispositivi Medici
«Come Confindustria Dispositivi Medici intendiamo proseguire un dialogo costruttivo con le istituzioni, richiamando in ogni sede il rischio che il comparto – strategico per l’economia nazionale e per la salute dei cittadini – corre in assenza di una revisione strutturale della governance. È fondamentale che il tavolo dedicato, annunciato dal Ministero della Salute, venga convocato al più presto e diventi uno strumento realmente operativo: serve per definire in modo più puntuale i fabbisogni sanitari, rimuovere le barriere all’accesso delle tecnologie innovative e garantire un Servizio sanitario più equo, sostenibile e moderno.
La nostra proposta di governance nazionale supera l’attuale modello a silos e si fonda su tre pilastri: una programmazione basata sulle patologie e non sulle singole prestazioni; un’allocazione delle risorse coerente con i reali fabbisogni di salute e con lo sviluppo tecnologico; percorsi più rapidi e strutturati per l’adozione dell’innovazione attraverso HTA, coding e una remunerazione adeguata.
Al tempo stesso, per rafforzare la competitività industriale del Paese, serve una politica integrata che comprenda la riduzione della tassazione sugli investimenti, il potenziamento delle infrastrutture, un accesso all’energia competitivo e il sostegno alle attività di ricerca e sviluppo. Sono condizioni imprescindibili per non perdere terreno rispetto ai Paesi che stanno accelerando sulle politiche industriali».


