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Non un convegno, né un evento celebrativo: questi tre giorni sono una piattaforma di lavoro. È questa l’ambizione della prima edizione degli Stati Generali dell’economia della salute, in corso a Ville Ponti a Varese, con l’obiettivo di affrontare in modo sistemico il rapporto tra salute, innovazione, sviluppo e sostenibilità economica. Partendo dalla consapevolezza che la salute non può essere letta come un costo, ma come un investimento strategico per il Paese.
Economia e salute devono viaggiare insieme
«Economia e salute devono viaggiare insieme e devono farlo con scelte di programmazione di lungo periodo». Così Emanuele Monti, presidente Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia, Regione Lombardia e membro del consiglio di amministrazione di AIFA, evidenziando che spesso gli operatori della salute sono costretti a confrontarsi con cicli decisionali brevi e frammentati.
Il presidente ha insistito allora sulla necessità di spazi di confronto stabili, capaci di indirizzare scelte strategiche. «La politica fatica a ragionare con una visione lunga. Per questo servono luoghi come questi che sappiano dare una direzione».
Il format degli Stati generali rispecchia questa ambizione. Oltre alle sessioni istituzionali, anche iniziative rivolte alla popolazione e ai giovani in particolare – domani è la volta del Villaggio della salute – per creare «un evento “pop”, capace di connettere la comunità con l’innovazione sanitaria».
Non meno rilevante la dimensione collaborativa: più di 50 enti, istituzioni e associazioni hanno aderito alla cabina di regia, segno di una volontà di costruire un percorso condiviso. «Non vogliamo un altro ennesimo convegno ma una piattaforma di lavoro che unisca economia e salute per dare risposte reali ai cittadini».
Non destinare risorse alla sanità è rischioso
La scelta stessa del titolo, Economia della salute, contiene una tesi precisa. «La salute non è separata dall’economia del Paese». Lo ha puntualizzato Carlo Nicora, direttore scientifico dell’iniziativa.
E i numeri aiutano a inquadrare il contesto. Oltre il 6% del PIL è legato alla spesa sanitaria pubblica, che supera l’8,5% considerando quella privata; più di un milione gli operatori sanitari; un indotto industriale che include farmaceutica, dispositivi, biotech, medtech e intelligenza artificiale applicata alla salute. E una dinamica demografica che definisce nuove priorità: più di 14 milioni di over 65 e oltre 2,4 milioni di ultratantacinquenni, con bisogni che vanno da cure e servizi fino a tecnologia e qualità di vita (di tecnologie assistive abbiamo parlato qui).
Dati che parlano chiaro: la salute è già oggi un pezzo consistente dell’economia reale.
«La domanda – ha sottolineato allora Nicora – non è quanto possiamo permetterci di spendere in sanità: è quanto possiamo permetterci di non investire in sanità?».
Temi coerenti con il dibattito internazionale sul valore della sanità, la governance dell’intelligenza artificiale e il trasferimento tecnologico, e al centro di alcuni incontri degli Stati generali, che pongono l’attenzione su alcune sfide aperte, come ridurre le disuguaglianze d’accesso alle innovazioni terapeutiche, sostenere e accelerare l’innovazione e rafforzare la competitività del sistema.
Trasferimento tecnologico, capitali e farmaci nuovi
Gianmario Verona, presidente della Fondazione Human Technopole, ha evidenziato per esempio il ruolo degli ecosistemi e dei modelli di open innovation per far sì che «la filiera scientifica si trasformi in tecnologia e produca soluzioni per i pazienti». E, citando esperienze internazionali come Boston e il cluster biomedico danese, ha puntualizzato che l’innovazione trova terreno fertile anche in Lombardia, ma è fondamentale, ha detto, continuare a investire in ricerca, genomica e big data, «l’oro di questo secolo», e rafforzare le connessioni tra università, imprese e territorio.
Sulla necessità di accelerare il trasferimento tecnologico è intervenuta anche Maria Cristina Porta, dg della Fondazione Enea Tech e Biomedical. Se traslare la ricerca al mercato è un imperativo, la semplificazione della burocrazia un fattore abilitante. «Dalla burocrazia difensiva dobbiamo passare a una burocrazia adattiva, perché un soggetto che deve operare come un venture capital con risorse pubbliche ha bisogno di strumenti amministrativi più funzionali».
E venture capital e private equity rappresentano una leva sempre più rilevante per l’economia della salute: lo ha ribadito Anna Gervasoni, rettrice LIUC e direttrice generale AIFI, sottolineando il dinamismo della regione lombarda, che concentra una quota significativa di brevetti e investimenti – «oltre il 30% di tutti i brevetti depositati in Italia» – e, in rapporto al PIL, è seconda solo all’Île-de-France per investimenti di private capital. Per crescere, ha auspicato però miglioramenti nella normativa italiana.
«Serve un cambio di paradigma» anche parlando del farmaco. Lo ha puntualizzato Robert Nisticò, presidente di AIFA: «i farmaci nuovi, capaci di cambiare il decorso della malattia, non possono esser visti solo come costi, ma anche per il risparmio che comportano. Bisogna pensare quindi al valore del farmaco in senso lato e avere un approccio olistico». In altre parole, secondo Nisticò è importante adottare modelli nuovi per valutare le terapie in arrivo, riconoscendone il reale valore aggiunto: non limitandosi al costo, ma considerando anche i risparmi per il sistema sanitario, perché farmaci che modificano radicalmente la storia di una malattia consentono di ottimizzare le risorse. Una medicina sempre più di precisione è quindi un investimento sia sulla salute sia sulla sostenibilità del sistema sanitario.
Un cantiere aperto: la salute come leva di sviluppo
La cifra distintiva di questi Stati Generali è la volontà di creare una piattaforma stabile, per favorire il confronto tra ricerca, industria, istituzioni, finanza e società sui temi che incidono sull’innovazione, sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale e sul benessere dei pazienti.
Se l’obiettivo era superare la logica del “convegno”, dall’avvio sembra andare in questa direzione: aprire un cantiere Paese, misurare l’efficacia delle politiche, valorizzare l’innovazione e riportare il tema della salute al centro della strategia nazionale.
Al termine di questa tre giorni si attendono i risultati. Intanto il segnale culturale è già arrivato: l’economia della salute è una leva per crescere, innovare e costruire un sistema più equo e solido.


