Il farmaco come infrastruttura strategica: scienza, equità e geopolitica nel nuovo ecosistema della salute

Il farmaco come infrastruttura strategica: scienza, equità e geopolitica nel nuovo ecosistema della salute

di Anita Fiaschetti
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Anita Fiaschetti

Perché ne stiamo parlando
Claudio Cricelli e Federico Serra, in “Ecosistema del farmaco”, offrono una visione sistemica che integra innovazione e sostenibilità, evidenziando l’urgenza di nuove metriche di governance, maggiori investimenti in ricerca e una leadership orientata all’equità. Mennini e Ricciardi: la salute è una priorità strategica.

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Nel XXI secolo il farmaco smette di essere soltanto un prodotto terapeutico e diventa un’infrastruttura strategica capace di influenzare equilibri economici, sociali e geopolitici. È questa la prospettiva avanzata nel libro presentato a Roma, nella biblioteca del Senato, “Ecosistema del farmaco” di Claudio Cricelli, presidente emerito della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), e Federico Serra, esperto in politiche sanitarie, presidente dell’Health City Institute e segretario generale dell’Osservatorio sulla salute bene comune dell’Università̀ Cattolica Sacro Cuore. 

Secondo Federico Serra oggi il farmaco rappresenta una delle nuove leve del potere internazionale. «Il farmaco è diventato il nuovo petrolio geopolitico. Non è più soltanto una questione di medicina, ma di sicurezza nazionale, di autonomia industriale e di potere internazionale. Chi controlla la ricerca, la produzione e la distribuzione dei farmaci controlla una parte fondamentale degli equilibri globali». 

La riflessione nasce anche dall’esperienza della pandemia di Covid-19, che ha reso evidente come l’accesso ai medicinali non sia soltanto una questione sanitaria ma anche economica e strategica. La crisi globale ha infatti mostrato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e la dipendenza di molti Paesi da filiere produttive internazionali, trasformando il tema dei farmaci in una questione di sovranità e sicurezza collettiva.

In questo scenario il farmaco diventa dunque una lente attraverso cui leggere le trasformazioni della globalizzazione: dalla competizione per i dati sanitari all’ascesa delle biotecnologie, fino alle sfide ambientali e alle disuguaglianze nell’accesso alle cure. La tesi di fondo di Serra e Cricelli è che nel XXI secolo la misura del potere non è più soltanto la capacità di dominare mercati o territori, ma quella di prendersi cura delle popolazioni. In altre parole, la salute è la nuova grammatica delle relazioni internazionali e della responsabilità collettiva.

Dal medicinale al sistema di cura

Nel libro, il farmaco viene interpretato come uno snodo in cui convergono scienza, economia, politica e diritti. Un approccio che supera la visione tradizionale del medicinale come semplice strumento terapeutico per inserirlo in una rete complessa di attori che comprende ricerca, industria, dati sanitari e politiche pubbliche. «L’ecosistema unisce più mondi», osserva Serra. «Il farmaco rappresenta uno degli anelli della geopolitica della salute. Non dobbiamo fare solo farmaci efficaci, ma pensare anche a chi può accedervi. Il farmaco non può essere accessibile solo a chi può permetterselo, altrimenti diventa strumento di disuguaglianza».

In questa prospettiva, il nodo dei brevetti e della proprietà intellettuale non viene affrontato in termini ideologici ma come equilibrio tra incentivi all’innovazione e giustizia sanitaria. La sfida, sottolineano gli autori, è costruire modelli capaci di sostenere la ricerca mantenendo al tempo stesso l’accessibilità alle terapie.

Un ecosistema complesso e interdipendente

Il concetto di ecosistema è centrale anche per comprendere l’evoluzione della medicina contemporanea. Le malattie croniche, l’invecchiamento della popolazione e l’integrazione tra dati e biotecnologie stanno trasformando profondamente l’organizzazione delle cure (leggi qui i dati del rapporto Crea e l’auspicato cambio di paradigma per le politiche sanitarie).

«Le malattie così come le conosciamo non sono più quelle di una volta e sono molto più determinanti», spiega Claudio Cricelli. «Per questo l’ecosistema non è più un concetto astratto ma complesso e multifattoriale. Se il farmaco non viene inserito all’interno dell’intera filiera della presa in carico è inutile pensare che un solo anello della catena possa determinare l’evoluzione dello stato di salute».

Secondo Cricelli, solo una visione integrata che coinvolga prevenzione, assistenza territoriale, innovazione terapeutica e organizzazione dei servizi può garantire un reale miglioramento degli esiti di salute. In altre parole, il valore del farmaco dipende sempre più dalla capacità del sistema sanitario di utilizzarlo all’interno di percorsi di cura coordinati.

Innovazione e sostenibilità nelle politiche pubbliche

La dimensione sistemica del farmaco richiama inevitabilmente anche il ruolo delle istituzioni e delle politiche sanitarie. Per Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della programmazione del Ministero della Salute, è necessario ripensare strumenti e metriche di valutazione per garantire un accesso equo alle terapie innovative. «Cambiare approccio è necessario. È un percorso che abbiamo impostato negli ultimi anni e che comincia a far vedere i propri effetti», ha spiegato. «L’accesso al farmaco deve essere garantito in modo equo su tutto il territorio nazionale. Penso al Fondo per i farmaci innovativi, all’incremento dei tetti di spesa e alle risorse aggiuntive».

Accanto alla sostenibilità economica, resta centrale la capacità di attrarre ricerca e sviluppo nel Paese. «Non possiamo dimenticare di valorizzare le politiche che permetteranno di attrarre ricerca e innovazione in Italia», ha aggiunto sottolineando l’importanza di modelli predittivi e strumenti di programmazione per definire priorità e valutare l’impatto delle decisioni.

La governance della salute globale

Il dibattito sull’ecosistema del farmaco si inserisce infine in una riflessione più ampia sulla governance della salute come bene comune. Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio sulla Salute bene comune dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e chair della Mission Board for Cancer della Commissione europea, richiama la necessità di un approccio sistemico e orientato alle missioni.

«I problemi sanitari sono complessi e adattativi e dipendono dalla qualità degli stakeholder», ha osservato. «Serve una leadership su tutti i livelli – politica, industriale e scientifica – capace di lavorare su orizzonti lunghi anche a costo di non avere risultati immediati». Secondo Ricciardi, la salute deve essere considerata una priorità strategica capace di orientare scelte industriali e politiche pubbliche. Ciò richiede competenze di governance, definizione chiara delle priorità e la costruzione di coalizioni sociali capaci di sostenere le politiche di lungo periodo.

Keypoints

  • Il farmaco sta assumendo un ruolo sempre più strategico che supera la dimensione terapeutica, diventando una leva geopolitica legata a sicurezza sanitaria, autonomia industriale ed equilibri globali.
  • La pandemia ha evidenziato la fragilità delle filiere sanitarie e il valore dell’accesso ai medicinali come elemento di sovranità e stabilità sociale.
  • L’innovazione farmaceutica acquista valore solo se inserita in un ecosistema integrato che comprende ricerca, dati sanitari, organizzazione delle cure e politiche pubbliche.
  • Garantire accesso equo alle terapie innovative richiede nuove metriche di valutazione, strumenti predittivi e politiche capaci di attrarre ricerca e sviluppo.
  • La salute emerge come bene comune e priorità strategica, che richiede leadership e governance capaci di operare con una visione di lungo periodo

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