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La manovra finanziaria attualmente in discussione soddisfa l’industria del farmaco? Sono state considerate le loro istanze, in particolare quelle relative al payback? Abbiamo chiesto a Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, una pagella sulla legge di bilancio in relazione all’impatto che potrà avere sulle imprese.
Iniziative promosse
«Nella legge di bilancio sono state individuate risorse ulteriori per il settore farmaceutico e per la sanità e questo è un segnale molto importante: è stato previsto un aumento di 7,4 miliardi per il Fondo Sanitario Nazionale e un ulteriore aumento dello 0,1% che consente di far scendere il payback a carico delle aziende farmaceutiche. Il segnale, quindi, è ampiamente positivo. Abbiamo avuto un dialogo positivo con il Governo per arrivare a questo risultato, con le difficoltà di una legge di bilancio rigorista, che deve rimediare ai vasi rotti lasciati dal super bonus e dal reddito di cittadinanza.
Abbiamo dialogato per spiegare il valore dell’industria farmaceutica e mi pare che il messaggio sia arrivato. Inoltre il Governo ha aggiunto altre risorse per l’industria in generale. Il PIL lo fa l’industria che è il motore dell’innovazione. Siamo riconoscenti al Governo perché sta facendo uno sforzo in più per garantire l’innovazione ai cittadini italiani».
Iniziative bocciate
«Della manovra non boccio nulla. Noi magari vorremmo tutto e subito, ma sappiamo che tutto e subito è impossibile. L’importante è definire una traiettoria di misure importanti che abbiano un impatto positivo e che ci consentano di poter dire ai ceo delle aziende che l’Italia sta andando nella direzione giusta. Il Paese vuole essere attrattivo, oggi e domani. E parallelamente agire sulla governance europea, perché è il vero problema principale: rispetto alle imprese del pharma, se la strategia è mettere più tasse, un esempio è la questione delle acque reflue, si rischia una perdita di investimenti».
Iniziative rimandate
«Abbiamo il 2026 per scaricare a terra il Testo unico della farmaceutica, per far scendere il payback a un valore accettabile del 13%, anche se i ceo chiedono il 10%. C’è la volontà di fare un percorso strutturale con una visione strategica. È quello che chiediamo da anni: portateci in un’altra spiaggia, in un altro mare, che aiuti le aziende a fare programmazione di investimenti. Non siamo una filiera finanziaria come le banche o le assicurazioni, non abbiamo dipendenti, ma abbiamo gli stabilimenti e la ricerca. Per essere competitivi devi poter programmare.
Il danno maggiore è probabilmente avvenuto nel corso degli anni precedenti dove “overnight” sono arrivate cose strane, tagli, ecc. Tutto questo uccide la possibilità di restare attrattivi. Siamo ben consapevoli degli sforzi fatti per arrivare sin qui. Siamo consapevoli di quello che nessuno ha fatto prima, come per esempio la riforma dell’Agenzia Italiana del Farmaco. È perfetta? No, tutt’altro. Però sta andando nella direzione corretta. È un viaggio complesso: dopo 25 anni senza mai un intervento di manutenzione, cambiare strada e far diventare l’AIFA una Ferrari è impegnativo.
Però il percorso è iniziato, questo è l’aspetto più importante. La collaborazione con l’agenzia è ottima. Dobbiamo continuare a collaborare con il Governo per garantire più risorse al Servizio sanitario nazionale e più valorizzazione dei farmaci, puntando a velocizzare i tempi di approvazione da parte dell’ente europeo EMA e a omogeneizzare l’accesso a livello regionale».
Cosa propone Farmindustria
«Siamo confidenti che la strada del Testo Unico per la farmaceutica sia il veicolo strutturale per superare il payback, un meccanismo che ha degli effetti molto forti a carico delle imprese, pari a 2,3 miliardi nel 2025, non sostenibili da parte delle imprese del farmaco. Per il 2026 chiediamo di fare scendere il meccanismo del payback a un livello accettabile per le aziende, ovvero al 13%, e di definire un arco temporale per uscire definitivamente da questo meccanismo. Perché le aziende farmaceutiche non devono pagare oneri che dovrebbero essere in capo allo Stato».


