|
Getting your Trinity Audio player ready... |
Dalla ricerca al letto del paziente. Oggi l’innovazione passa da dati, intelligenza artificiale e nuove regole di governance. Perché da sola la tecnologia non basta: è fondamentale mettere insieme ricerca, sanità e industria per generare valore reale. Così, il Friuli Venezia Giulia si è affermato come uno dei territori più dinamici, grazie a un ecosistema integrato che ora punta a diventare modello. Parallelamente, a livello nazionale, la sfida è governare l’accelerazione dell’innovazione – dall’intelligenza artificiale alla sanità digitale – rendendola accessibile, sostenibile e diffusa.
Su questo doppio fronte si muove Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), con una visione che armonizza sviluppo territoriale e trasformazione del Servizio sanitario nazionale.
Presidente, il Friuli Venezia Giulia è uno dei territori italiani con la più alta concentrazione di istituti scientifici e centri di ricerca: cosa rende competitivo il vostro ecosistema life science?
«Il Friuli Venezia Giulia si distingue per capacità di fare sistema. In un territorio relativamente piccolo si concentra un ecosistema di eccellenza che integra ricerca scientifica, sistema sanitario e tessuto produttivo. Nelle scienze della vita, in particolare, possiamo contare su competenze di altissimo livello, su infrastrutture di ricerca avanzate e su una forte integrazione con il sistema sanitario regionale, che rappresenta un contesto ideale per la sperimentazione e l’applicazione delle innovazioni.
Il ruolo della Regione è proprio quello di facilitare percorsi che accompagnino l’innovazione dalla fase di laboratorio fino all’applicazione concreta a beneficio dei cittadini».
Trasformare la ricerca in innovazione resta difficile: come ci state lavorando?
«Il trasferimento tecnologico è uno dei passaggi più delicati, perché è lì che si misura la reale capacità di un territorio di trasformare la conoscenza in sviluppo. Come Regione stiamo lavorando su più livelli: da un lato sosteniamo strumenti finanziari e bandi che incentivano la collaborazione tra ricerca e imprese; dall’altro rafforziamo le infrastrutture di intermediazione, come i cluster, i parchi scientifici e i centri di trasferimento tecnologico. Una leva importante anche per attrarre investimenti».
Intelligenza artificiale e innovazione digitale in sanità: dove vedete le applicazioni più concrete oggi?
«L’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale rappresentano una grande opportunità, ma devono essere governate con attenzione. Gli ambiti più promettenti sono sicuramente la diagnostica avanzata, la medicina personalizzata, la gestione dei dati sanitari e la programmazione dei servizi. L’intelligenza artificiale può supportare i professionisti sanitari nelle decisioni cliniche e migliorare l’efficienza complessiva del sistema.
Stiamo investendo molto anche nella telemedicina e nei servizi di prossimità, per rendere il sistema più accessibile e vicino ai cittadini. Queste tecnologie necessitano una formazione adeguata, una forte attenzione alla sicurezza dei dati e modelli organizzativi calati nella pratica quotidiana per evitare che restino solo sperimentazioni isolate”.
Quanto pesa la dimensione internazionale per il vostro ecosistema?
«La dimensione internazionale è un elemento strategico per il Friuli Venezia Giulia, un vantaggio competitivo importante.
Nel settore delle scienze della vita, la collaborazione internazionale è essenziale: significa accesso a reti di ricerca, a competenze e a opportunità di finanziamento. Allo stesso tempo, è un fattore determinante per attrarre talenti e investimenti.
Come Regione sosteniamo progetti europei, partnership transfrontaliere e iniziative che valorizzino il nostro ecosistema a livello globale».
Fondi PNRR, digitalizzazione e sanità territoriale, nuovo fascicolo sanitario elettronico, case e ospedali di comunità: quali invece le priorità del suo mandato ai vertici di Agenas?
«Le attività indicate sono tutte strettamente correlate tra di loro e vedono l’Agenzia protagonista nel ruolo di supporto nei confronti del Ministero della salute, le Regioni e le loro aziende sanitarie. L’obiettivo è non solo potenziare questo importante lavoro di raccordo tra i vari livelli del SSN, bensì migliorare i servizi e ridurre le differenze presenti tra le diverse realtà territoriali del paese. La piena realizzazione della Missione 6 del PNRR, il cui perno centrale è il potenziamento dell’assistenza territoriale, ne rappresenta l’emblema».
La piattaforma MIA: che impatto può avere nella pratica clinica?
«Da qualche settimana ha preso il via la sperimentazione della piattaforma Medicina Intelligenza Artificiale (MIA) che vede coinvolte alcune centinaia di medici di diverse Regioni. MIA si propone di supportare – non sostituire – i professionisti nella loro attività quotidiana. Il tutto avviene tramite un’interfaccia intuitiva, in cui i medici coinvolti possono porre domande e ottenere risposte clinicamente accurate, fondate su evidenze scientifiche e accompagnate da fonti normative e bibliografiche certe. Cosa non riscontrabile con le attuali piattaforme di IA di uso comune. C’è ancora molto lavoro da fare, ma sono fiducioso che la sperimentazione possa portare grandi benefici sia per gli operatori che per i pazienti».
Che ruolo avranno gli organismi di Health Technology Assessment con l’arrivo dell’IA in sanità?
«Le nuove tecnologie, incluse quelle basate su IA, richiedono una valutazione strutturata lungo l’intero ciclo di vita. Gli organismi HTA devono evolvere da produttori di report a piattaforme di governo dell’innovazione, integrando evidenze cliniche, impatti organizzativi ed economici e allineandosi alle valutazioni europee (JCA-Joint Clinical Assessment). A livello europeo sono infatti in fase di definizione indicazioni metodologiche per la valutazione HTA dell’intelligenza artificiale, cui Agenas contribuisce attivamente, promuovendo l’armonizzazione dei criteri e delle valutazioni, in collaborazione con le altre agenzie europee di HTA».
Il fondo HTA dispositivi medici può davvero accelerare l’accesso alle tecnologie?
«Questo fondo consente ad Agenas di rafforzare la governance delle tecnologie attraverso il Programma Nazionale HTA Dispositivi medici (PNHTA-DM). Le azioni principali riguardano la produzione di report HTA tramite una rete qualificata di centri collaborativi, lo sviluppo di workflow per la gestione delle richieste di acquisto con valutazioni differenziate per tecnologia e livello decisionale (aziendale, regionale, nazionale), programmi di formazione di base per diffondere competenze HTA e avanzata per sviluppare capacità metodologiche specialistiche, e iniziative di comunicazione. Il collegamento tra programmazione, spesa ed esiti supporta decisioni più tempestive, informate e sostenibili».


