Rapporto Fondazione Gimbe: oggi la vera emergenza del Paese è il Servizio Sanitario Nazionale

Rapporto Fondazione GIMBE: oggi la vera emergenza del Paese è il Servizio Sanitario Nazionale

di Valentina Arcovio
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Valentina Arcovio

Perché ne stiamo parlando
La Fondazione Gimbe ha pubblicato il settimo Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale. I dati che emergono sono allarmanti e sottolineano la necessità di riforme e risorse.

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Innovare o morire. Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è così “malato” che, per sopravvivere e mantenere intatta la sua anima universalistica, ha bisogno di riforme, risorse, personale qualificato e alleanze strategiche. È in questo modo che si possono interpretare i dati del settimo Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione GIMBE, presentato a Roma qualche giorno fa. Molte le criticità illustrate nel documento: liste d’attesa, carenza di personale, definanziamento, divari tra Nord e Sud che rischiano di essere acuiti da una cattiva gestione delle risorse del PNRR. «Dati, narrative e sondaggi di popolazione – sottolinea Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE– dimostrano che oggi la vera emergenza del Paese è il Servizio Sanitario Nazionale».

Quindici anni di tagli in sanità

Vedere nella spesa sanitaria un costo da tagliare e non una priorità su cui investire in maniera costante: sarebbe questo secondo Cartabellotta il motivo della grave crisi di sostenibilità del SSN.

Mentre infatti il Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN) cresceva, in media 2 miliardi di euro per anno tra il 2010 e il 2024, sono stati sottratti oltre 37 miliardi di euro tra “tagli” per il risanamento della finanza pubblica e minori risorse assegnate rispetto al programmato. La Pandemia Covid-19, la copertura dei maggiori costi energetici e infine i doverosi rinnovi contrattuali del personale hanno poi assorbito ogni risorsa.

Per il futuro le previsioni non lasciano intravedere alcun rilancio del finanziamento pubblico per la sanità. Nella nuova Legge di Bilancio, il rapporto spesa sanitaria/PIL si riduce dal 6,3% nel 2024-2025 al 6,2% nel 2026-2027.

Spesa privata in aumento e crollo della prevenzione

Nel 2023 l’aumento della spesa sanitaria totale, che è stata di 4.286 milioni di euro, è stato sostenuto esclusivamente dalle famiglie come spesa diretta (+ 3.806 milioni di euro) o tramite fondi sanitari e assicurazioni (+553 milioni di euro), vista la sostanziale stabilità della spesa pubblica (-73 milioni di euro).

«Le persone – spiega Cartabellotta – sono costrette a pagare di tasca propria un numero crescente di prestazioni sanitarie, con pesanti ripercussioni sui bilanci familiari». La spesa out-of-pocket – ovvero quella pagata direttamente dai cittadini – che nel periodo 2021-2022 ha registrato un incremento medio annuo dell’1,6% (+ 5.326 euro in 10 anni), nel 2023 si è impennata aumentando del 10,3% (+ 3.806 milioni di euro) in un solo anno. Secondo l’Istat nel 2023, 4,48 milioni di persone hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno, per uno o più motivi: lunghi tempi di attesa, difficoltà di accesso e problemi economici. E per motivi economici nel 2023 hanno rinunciato alle cure quasi 2,5 milioni di persone (4,2% della popolazione), quasi 600mila in più dell’anno precedente. Ancora più scarsa la spesa per la prevenzione. Rispetto al 2022, nel 2023 la spesa per i “Servizi per la prevenzione delle malattie” si riduce di ben 1.933 milioni di euro (-18,6%).

Personale sanitario “in fuga”

Se prima la crisi del personale sanitario era sostanzialmente dovuta al definanziamento del SSN, oggi, dopo la pandemia, è aggravata da una crescente frustrazione e disaffezione. «Turni massacranti, burnout, basse retribuzioni, prospettive di carriera limitate ed escalation dei casi di violenza stanno demolendo la motivazione e la passione dei professionisti», sottolinea Cartabellotta.

«La vera crisi – continua il presidente di GIMBE – riguarda il personale infermieristico: nonostante i crescenti bisogni, anche per la riforma dell’assistenza territoriale, il numero di infermieri è largamente insufficiente e, soprattutto, le iscrizioni al corso di laurea sono in continuo calo, con sempre meno laureati». Con 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, l’Italia è ben al di sotto della media OCSE, collocandosi tra i paesi europei con il più basso rapporto infermieri/medici (1,5 a fronte di una media europea di 2,4).

I dati raccolti da organizzazioni sindacali e di categoria documentano il progressivo abbandono del SSN: sono oltre 11mila i medici persi per licenziamenti o conclusione di contratti a tempo determinato. 

Accresce il divario tra Nord e Sud

«Siamo di fronte – commenta Cartabellotta – ad una vera e propria frattura strutturale Nord-Sud nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute”. Stando al report di Fondazione GIMBE, infatti, nel 2022 solo 13 Regioni rispettano gli standard essenziali di cura; Puglia e Basilicata sono le uniche Regioni promosse al Sud, per quanto in coda. Il timore è poi che la legge sull’autonomia differenziata possa affondare definitivamente la sanità del Mezzogiorno, assestando il colpo di grazia al SSN e innescando un disastro sanitario che avrà forti ripercussioni sulla società.

Anche la mobilità sanitaria evidenzia la forte capacità attrattiva delle Regioni del Nord, con i residenti delle Regioni del Centro-Sud spesso costretti a spostarsi in cerca di cure migliori. In particolare nel decennio 2012-2021 le Regioni del Mezzogiorno hanno accumulato un saldo negativo pari a 10,96 miliardi di euro. «L’aumento della migrazione sanitaria ha effetti economici devastanti non solo sulle famiglie – evidenzia Cartabellotta – ma anche sui bilanci delle Regioni del Mezzogiorno, che risultano ulteriormente impoverite».

PNRR “stampella”, anziché strumento di rilancio

Dovrebbe essere un’opportunità unica e preziosa per il nostro SSN, ma allo stato attuale il PNRR rischia di rivelarsi un’occasione persa. Secondo il report di GIMBE, anche se al 30 giugno 2024 sono stati raggiunti i target europei che condizionano il pagamento delle rate all’Italia, la loro attuazione già risente delle diseguaglianze regionali, in particolare tra Nord e Sud del Paese. Sono stati dichiarati attivi dalle Regioni il 19% delle Case di Comunità (268 su 1.421), il 59% delle Centrali Operative Territoriali (362 su 611) e il 13% degli Ospedali di Comunità (56 su 429), con ritardi particolarmente marcati nel Mezzogiorno. Il target intermedio sulla percentuale di over 65 in assistenza domiciliare è stato raggiunto a livello nazionale e in tutte le Regioni tranne che in tre Regioni del Sud. Al 31 luglio 2024 sono stati realizzati il 52% dei posti letto di terapia intensiva e il 50% di quelli di terapia sub-intensiva, con nette differenze regionali. «La Missione Salute del PNRR – chiosa Cartabellotta – è una grande opportunità, che rischia di essere vanificata se non integrata in un piano di rafforzamento complessivo della sanità pubblica: non può e non deve diventare una costosa ‘stampella’ per sorreggere un SSN claudicante».

Un piano e un’alleanza strategica per “salvare” il SSN

Ma non tutto è perduto. Una “cura” per il SSN esiste e la Fondazione GIMBEl’ha messa nero su bianco con un piano di rilancio: risorse adeguate, riforme coraggiose e una radicale e moderna riorganizzazione. Per attuare questo piano, la Fondazione GIMBE invoca un nuovo patto politico e sociale, che superi divisioni ideologiche e avvicendamenti dei Governi. “Un patto che chiede ai cittadini di diventare utenti informati e responsabili, consapevoli del valore del SSN, e a tutti gli attori della sanità di rinunciare ai privilegi acquisiti per salvaguardare il bene comune”, sottolinea Cartabellotta. Un appello a salvare il SSN grazie alla collaborazione arriva anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato in occasione della presentazione del rapporto. “Il Servizio Sanitario Nazionale costituisce – scrive Mattarella – una risorsa preziosa ed è pilastro essenziale per la tutela del diritto alla salute (…) Per garantire livelli sempre più elevati di qualità nella prevenzione, nella cura e nell’assistenza, è necessaria la costante adozione di misure sinergiche da parte di tutti gli attori coinvolti”.

Keypoints

  • La crisi del SSN è frutto anzitutto del definanziamento attuato negli ultimi 15 anni
  • Nel 2023 l’aumento della spesa sanitaria totale è stata sostenuta privatamente dalle famiglie
  • Nel 2023, 4,48 milioni di persone hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno
  • Il SSN ha perso oltre 11mila medici per licenziamenti o conclusione di contratti
  • ANAAO-Assomed stima ulteriori 2.564 abbandoni nel primo semestre 2023
  • Con 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, l’Italia è ben al di sotto della media OCSE
  • Solo 13 Regioni rispettano gli standard essenziali di cura
  • L’attuazione del PNRR risente delle diseguaglianze regionali, in particolare tra Nord e Sud del Paese
  • La Fondazione Gimbe invoca un nuovo patto politico e sociale, che superi divisioni ideologiche e avvicendamenti dei Governi

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