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Dalle tavole di lavoro al metodo: è questo il rinnovato obiettivo del Forum Sanità Futura 2026. Con la plenaria inaugurale che si è svolta ieri pomeriggio a Milano, nella sede di Assolombarda, prende ufficialmente avvio la quinta edizione di un percorso che negli anni si è consolidato come spazio strutturato di confronto, co-progettazione e indirizzo a supporto delle politiche sanitarie regionali.
Promosso da Health Ecole – Scuola di Sanità, con il patrocinio della Direzione generale Welfare di Regione Lombardia e il coinvolgimento di istituzioni, professionisti sanitari, imprese e rappresentanze dei cittadini, il Forum si prefigge di essere un modello di lavoro annuale, orientato alla produzione di proposte operative concrete per il sistema sanitario regionale, a partire dai momenti di discussione e confronto sui temi che animeranno le diverse tavole di lavoro nei prossimi mesi.
Un percorso annuale con quattro direttrici strategiche
Il Forum Sanità Futura 2026 si struttura infatti in un percorso articolato in plenarie, tavoli di lavoro (a maggio, giugno e settembre), un ciclo di convegni tematici aperti al pubblico – “Ottobre in forma(zione)” – e il convegno finale a novembre.
Al centro, quattro direttrici strategiche, che rappresentano le principali traiettorie di evoluzione del sistema: procurement & HTA; ricerca & sviluppo; digitalizzazione e intelligenza artificiale; sanità integrativa.
La plenaria inaugurale: il Forum come metodo
Se l’intero percorso guarda al futuro, la giornata di ieri ha avuto una funzione chiara: definire il metodo.
Il Forum Sanità Futura «non nasce per accumulare contenuti, ma per costruire sintesi, valorizzando il dialogo costante con la Direzione generale Welfare, l’assessorato e una rete sempre più ampia di partner istituzionali, associativi e industriali» ha puntualizzato Lorenzo Minetti, Head of Health Ecole.
Un messaggio rafforzato da Nicoletta Luppi, vicepresidente di Assolombarda con delega Europa e Life Sciences, che – collocando il Forum dentro la cornice dell’ecosistema lombardo delle scienze della vita – ha ricordato l’importanza delle collaborazioni. «Imprese, sanità e ricerca sono chiamate a operare come partner strategici di un’unica infrastruttura di innovazione, affrontando insieme le sfide della sostenibilità, dell’attrattività della ricerca clinica, della digitalizzazione e dell’evoluzione della sanità integrativa».
E su questo fronte, ha ribadito il responsabile scientifico Carlo Nicora, «il Forum ha già prodotto risultati concreti, con alcune proposte dei tavoli recepite nel quadro regolatorio regionale. I laboratori funzionano solo se si è disposti a condividere dati, fallimenti e domande scomode ed è da qui che si riparte per l’edizione 2026».
Ricerca clinica e dati: l’IA come leva di governance
Due i pilastri tecnici approfonditi attraverso il confronto tra stakeholder del settore.
Il cuore della prima tavola rotonda ha riguardato ricerca clinica, dati, intelligenza artificiale e sanità integrativa, non come dimensioni astratte ma come infrastrutture di governo del sistema.
Sergio Scaccabarozzi, vicepresidente Fondazione Ride2med, ha ricordato il peso della Lombardia nella ricerca clinica nazionale, affiancato dal rischio di perdere competitività in uno scenario globale in cui investimenti e numero di studi stanno crescendo rapidamente. «C’è la necessità di colmare un gap strutturale», ha precisato. «L’assenza di un cruscotto regionale della ricerca incide sulla capacità di restituire una visione integrata delle attività in corso. L’intelligenza artificiale, in questa prospettiva, può diventare uno strumento per valorizzare dati già esistenti, migliorare l’efficienza amministrativa e supportare i Comitati etici in un contesto normativo sempre più complesso».
A fare emergere uno dei nodi più sensibili del dibattito è stato Alessandro Venturi, presidente della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, che ha richiamato il tema della ricerca indipendente e della “cultura del sospetto”, ovvero la diffidenza storica che spesso accompagna il rapporto pubblico-privato. «Il rischio è che molte ricerche con risultati rilevanti restino senza sbocco applicativo clinico, disperdendo valore scientifico e opportunità per il sistema e per la cittadinanza».
Sul tema dei dati, Giulio Pompilio, direttore scientifico IRCCS Centro Cardiologico Monzino, ha proposto un cambio di prospettiva: «il dato clinico primario in sé non ha valore reale, se non quando diventa informazione utilizzabile per finalità di interesse pubblico, acquisendo così elevato valore potenziale. La sfida vera è la regolazione dell’accesso, secondo modelli di data sharing controllato, federato e supportato da solide infrastrutture tecniche e di governance». E riguardo alla ricerca clinica ha offerto una rilettura del rapporto tra profit e no‑profit: «la ricerca sponsorizzata non rappresenta necessariamente un’alternativa alla ricerca indipendente: al contrario, spesso ne costituisce il presupposto. Le risorse generate dagli studi profit, in particolare nelle fasi più precoci di sviluppo, consentono infatti alle strutture di sostenere internamente gli investigator driven studies, ampliando gli spazi della ricerca no‑profit».
La sanità integrativa deve evolvere verso la coprogettazione di percorsi di cura e non può più limitarsi a finanziare singole prestazioni, evitando duplicazioni e dispersioni di risorse. Questa la riflessione di Cristian Ferraris, vicedirettore generale di Assolombarda e DG di AIOP Lombardia. «In un contesto di vincoli crescenti per la spesa pubblica, l’integrazione può diventare anche una sandbox di innovazione, anticipando l’adozione di soluzioni che in seguito potrebbero essere assorbite dal SSN».
IA, decisioni e procurement: dall’innovazione alla pratica
La seconda tavola rotonda ha portato il confronto sul terreno più operativo: come l’intelligenza artificiale sta entrando e potrà entrare nei processi decisionali del sistema sanitario.
«Solo il 42% dei cittadini ha oggi espresso il consenso alla consultazione dei propri dati nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Senza fiducia e cultura del dato, l’innovazione rischia di restare sulla carta», ha precisato Carlo Nicora.
Per Antonio Fumagalli, membro del CTS di Health Ecole, gli strumenti oggi sono maturi: «la vera sfida è metterli nelle mani delle persone, costruendo competenze e processi in grado di trasformare enormi moli di dati in valore per il paziente».
Dal punto di vista della sanità pubblica, Francesco Laurelli, direttore generale ASST Ovest Milanese, ha sottolineato «la necessità di governare l’IA attraverso obiettivi chiari e condivisi, evitando che la potenza degli strumenti tecnologici generi confusione anziché miglioramento».
Un tema ripreso da Andrea Provini, Global CIO di Bracco Imaging e Centro diagnostico italiano, che ha identificato nella governance del dato (qualità, integrazione dei silos, architetture federate) il vero scoglio da superare per uno sviluppo efficace dell’intelligenza artificiale in sanità.
Federico Lega, professore di Economia politica e Management sanitario dell’Università di Milano, ha delineato il piano di lavoro del tavolo Procurement & HTA per il 2026: migliorare la programmazione, consolidare il Value Based Procurement come approccio multidimensionale e analizzare l’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi di acquisto e sulle competenze richieste.
A chiudere, il contributo operativo di Marco Pantera (Aria Lombardia), che ha raccontato il percorso di rafforzamento del dialogo con stakeholder e mercato, l’uso sperimentale dell’IA per supportare programmazione, valutazione delle gare e benchmark. «L’obiettivo è di orientare il mercato verso soluzioni coerenti con i bisogni del sistema pubblico, mantenendo la responsabilità decisionale in capo alle persone».
Il dialogo tra stakeholder istituzionali, accademici e industriali proseguirà nei prossimi mesi per trasformare queste riflessioni in strategie concrete.


