Geopolitica del farmaco: Nisticò analizza gli effetti del Most Favoured Nation

Geopolitica del farmaco: Nisticò analizza gli effetti del Most Favoured Nation

di Giulia Toniutti
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Giulia Toniutti

Perché ne stiamo parlando
La politica americana MFN minaccia l’accesso ai farmaci innovativi in Europa. Necessarie strategie per rafforzare la competitività italiana e l’autonomia strategica europea, ha detto Robert Nisticò, presidente AIFA, al Festival dell’Economica di Trento.

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«Già oggi vediamo i primi effetti della politica MFN». Con queste parole Robert Nisticò, presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), mette in guardia sul concreto pericolo che l’innovazione farmaceutica e i grandi investimenti si spostino fuori dall’Europa.

La cornice di queste dichiarazioni è stata, oggi, il panel “La guerra dei farmaci” al Festival dell’Economia di Trento, dove Nisticò ha spiegato come la strategia del Most Favoured Nation (MFN) stia cambiando gli equilibri globali.

Questo meccanismo, voluto dall’amministrazione Trump per ridurre i propri costi sanitari, abbassando i prezzi dei farmaci per la popolazione statunitense (ne abbiamo scritto qui), si basa su un principio semplice: sostanzialmente, per smettere di pagare i farmaci «10 volte di più rispetto alle medie dei prezzi europei», con il Most Favoured Nation (MFN) gli Stati Uniti vogliono collegare il prezzo dei farmaci rimborsati nel paese ai prezzi più bassi praticati in altri Stati. E così, il prezzo più basso di un farmaco in un panel di paesi avanzati diventa riferimento per il costo di quel medicinale in USA. Ma agganciando i prezzi americani a quelli più bassi di paesi come l’Italia o la Francia, gli USA rischiano di rendere il mercato europeo poco attrattivo per il lancio di nuove terapie.

Il rischio di non accedere all’innovazione farmaceutica

Ma in che modo le dinamiche geopolitiche e industriali possono ridisegnare l’accesso all’innovazione farmaceutica?

Il pericolo principale per l’Europa è che le aziende farmaceutiche ritardino o evitino la distribuzione dei prodotti più avanzati per proteggere i margini di profitto negli Stati Uniti.

Già negli ultimi sei mesi, ha osservato Nisticò, «l’Europa ha incontrato difficoltà nel lanciare prodotti innovativi provenienti dagli Stati Uniti». E questo si traduce in rischi concreti per la popolazione: «i nostri cittadini rischiano di non avere o accedere con ritardo a quelli che possono essere prodotti fondamentali, magari per malattie rare».

Competitività e frammentazione

Per contrastare questa deriva, «l’Europa si sta dotando di una nuova cornice normativa» ha detto Nisticò, sebbene debba fare i conti con una cronica lentezza amministrativa legata alla frammentazione. «Non esiste un’unica Europa che guarda dalla stessa parte».

Per questo, «è fondamentale sostenere l’innovazione farmaceutica attraverso interventi di politica internazionale di lungo periodo, e superare il problema della frammentazione che continua a rallentare i processi decisionali e operativi, sia a livello europeo sia nazionale».

In questo contesto, infatti, l’Italia mantiene una posizione di rilievo, ma deve affrontare criticità interne legate al decentramento. Nisticò ha sottolineato infatti che, oltre «alla frammentazione europea», dobbiamo fare i conti con «l’ulteriore intra-frammentazione italiana delle nostre regioni».

Verso un nuova valorizzazione

La soluzione non risiede nel mero abbassamento dei prezzi, ma in una profonda revisione del concetto stesso di spesa farmaceutica. Bisogna passare a una logica che consideri l’efficacia dei trattamenti sul lungo periodo: «il costo, cioè, non può essere dissociato dal concetto dell’investimento e dal concetto del valore».

Questo nuovo approccio deve cioè prendere in considerazione «l’impatto che i farmaci hanno sulla vita dei pazienti, sulla progressione della malattia, sulla qualità di vita; aspetti che poi inducono risparmi» al sistema sanitario. E per gestire le terapie più costose, come quelle geniche, il presidente suggerisce «modelli di pagamento sul risultato o modelli di pagamento rateizzato».

Autonomia strategica e ricerca

Un altro fronte aperto è quello della resilienza delle catene di approvvigionamento, attualmente troppo dipendenti dai mercati asiatici. «L’Europa dovrà necessariamente puntare sulla produzione “in casa” dei farmaci, se vuole garantire l’accesso ai cittadini dei migliori farmaci» ha puntualizzato Nisticò. E in questa sfida l’intelligenza artificiale giocherà un ruolo cruciale, dato che c’è l’intelligenza artificiale dietro «il 60% dei farmaci che nei prossimi dieci anni sarà prodotto e messo sul mercato».

La leadership italiana e il lavoro di squadra

Durante l’incontro a Trento, Nisticò ha sottolineato il ruolo dell’Italia quale punto di riferimento per la gestione dei farmaci essenziali: dispone di «centri di eccellenza e centri di produzione industriale».

Ha infatti ribadito che «in particolare nel settore dei farmaci critici, è un Paese leader a livello mondiale, ed è un’eccellenza nella ricerca, sia di base sia clinica».

Per preservare questa posizione e affrontare le sfide geopolitiche, il presidente di AIFA ha indicato una via precisa che coinvolge tutti gli attori della filiera: «è fondamentale continuare a investire nel lavoro di squadra tra istituzioni, industria, ricerca e sistema sanitario».

 

Foto: Adobe Stock 

Keypoints

  • La strategia MFN degli Stati Uniti rischia di causare ritardi critici nell’accesso dei cittadini europei alle terapie innovative.
  • L’Europa deve superare la frammentazione amministrativa per non perdere investimenti a favore dei mercati americano e cinese.
  • Bisogna passare dal concetto di costo a quello di valore considerando i risparmi sociali generati dai nuovi farmaci.
  • Produrre principi attivi direttamente in Europa è fondamentale per garantire l’autonomia strategica e la resilienza del sistema.
  • L’intelligenza artificiale accelererà la ricerca farmaceutica ma serve potenziare l’organico delle agenzie regolatorie per governarla.

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