Glifosato: ritirato per frode lo studio che lo dichiarava sicuro per la salute

Glifosato: ritirato per frode lo studio che lo dichiarava sicuro per la salute

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Dopo 25 anni dalla pubblicazione e otto dalla diffusione dei Monsanto Papers, la rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology ritira l’articolo che scagiona il glifosato: sarebbe stato scritto dall’azienda stessa. Naomi Oreskes: conflitti di interesse e ghostwriting.

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Ritirato. Per frode. Lo studio, pubblicato nel 2000 sulla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology, scagionava il glifosato dichiarandolo non nocivo per la salute umana: non cancerogeno, nessun effetto sulla riproduzione e nessun impatto negativo sullo sviluppo del sistema endocrino.

Ora è stato ritirato perché inattendibile, a causa di conflitti di interesse non dichiarati e paternità fantasma. 

In estrema sintesi, lo studio che valutava l’erbicida prodotto e commercializzato dalla Monsanto – Roundup, di cui il glifosato è il principio attivo – era stato scritto dalla Monsanto stessa.

Ritirato per frode lo studio Monsanto sul glifosato

Come illustrato sulla rivista che ha formalmente ritirato l’articolo (RETRACTED: Safety Evaluation and Risk Assessment of the Herbicide Roundup and Its Active Ingredient, Glyphosate, for Humans), le conclusioni dell’analisi sulla cancerogenicità del glifosato si basano solo su studi non pubblicati della Monsanto che, a quanto pare, ha contribuito alla scrittura stessa dell’articolo pur non comparendo – nessuno affiliato Monsanto – come coautore. 

Questa mancanza di trasparenza – spiega il caporedattore Martin van den Berg – solleva serie preoccupazioni etiche riguardanti l’indipendenza degli autori e l’integrità accademica degli studi sulla cancerogenicità presentati. Inoltre, la mancata comunicazione del coinvolgimento del personale Monsanto nel processo di scrittura compromette l’indipendenza accademica dei risultati presentati e delle conclusioni tratte. E ancora: gli autori potrebbero aver ricevuto un risarcimento finanziario da Monsanto per il loro lavoro di “prestanome”.

Nel frattempo, lo studio in questione ha avuto un impatto significativo: è stato considerato la pietra miliare nella valutazione della sicurezza del glifosato ed è stato citato da autorità regolatorie di tutto il mondo come prova della sua sicurezza.

«Alla luce di quanto emerso e le preoccupazioni qui specificate richiedono questa ritrattazione per preservare l’integrità scientifica della rivista» conclude Martin van den Berg.

Il ghostwriting è una forma di frode scientifica

Come si legge sul Guardian, secondo uno degli avvocati impegnati nelle cause contro Roundup, Brent Wisner, questo studio rappresenta l’esempio per eccellenza di come le aziende possano compromettere il processo di revisione tra pari attraverso ghostwriting, selezione mirata di studi non pubblicati e interpretazioni faziose.

E il ghostwriting aziendale è una forma di frode scientifica perché uno studio viene presentato come lavoro di ricercatori indipendenti, ma in realtà non lo è, scrivono Naomi Oreskes, storica della scienza all’Università di Harvard, e Alexander Kaurov, ricercatore alla Victoria University of Wellington in Nuova Zelanda, che avevano formalmente inviato una richiesta di ritrattazione dell’articolo alla rivista.

La ritrattazione dell’articolo ghost-written avviene 25 anni dopo la sua pubblicazione e a otto dalla diffusione dei cosiddetti Monsanto Papers, documenti che rivelavano che i veri autori dell’articolo non fossero Gary M. Williams (New York Medical College), Robert Kroes (Ritox, Università di Utrecht) e Ian C. Munro (Intertek/Cantox) ma dipendenti dell’azienda. 

Oreskes e Kaurov a settembre scorso hanno pubblicato un’analisi che evidenzia quanto l’articolo – ora ritrattato – abbia continuato a essere citato tra gli studi relativi alla sicurezza del glifosato e, nonostante le rivelazioni del coinvolgimento della Monsanto, abbia continuato a essere utilizzato nelle decisioni regolatorie. «Ha esercitato una notevole influenza per oltre due decenni, plasmando la percezione pubblica, il dibattito scientifico e le decisioni politiche».

Monsanto Papers

I dubbi sull’articolo che scagionava il glifosato sono emersi nel 2017 durante una causa contro Monsanto, intentata da persone che sostenevano che il loro linfoma non Hodgkin derivasse dall’esposizione al glifosato. Durante il procedimento – come spiegano Oreskes e Kaurov – sono emersi documenti interni dell’azienda relativi a comunicazioni tra dirigenti su come rispondere alla valutazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che, nel 2015, ha classificato il glifosato quale probabile cancerogeno (categoria 2A, come DDT, carne rossa, frittura ad alte temperature e altri agenti per i quali le prove di cancerogenicità nelle persone sono limitate, mentre sono convincenti sugli animali). La prassi proposta? Reiterare quanto già fatto in passato con l’articolo appena ritirato.

Emblematico, secondo Oreskes, di come le pratiche aziendali possano influenzare la ricerca scientifica, il processo decisionale e l’opinione pubblica. Secondo l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA) il glifosato non è probabilmente cancerogeno per le persone. Ma, spiega Oreskes, se lo IARC si è basato prevalentemente su studi sottoposti a revisione paritaria, il 70% dei quali ha indicato effetti genotossici, l’EPA statunitense per la sua valutazione si è basata in gran parte su studi finanziati dall’industria, il 99% dei quali ha riportato risultati negativi, ovvero effetti tossici insignificanti.

«Questa divergenza nelle valutazioni ha sollevato preoccupazioni sull’influenza della ricerca finanziata dalle aziende nel plasmare le decisioni normative, distorcendo potenzialmente le valutazioni a favore degli interessi industriali e minando sia la sicurezza pubblica che la fiducia dei cittadini negli standard di salute e sicurezza».

Oreskes alla Sissa di Trieste

Con la sua ritrattazione, Oreskes spera che l’articolo non sarà più usato come fonte affidabile di informazioni. «Il ghostwriting è problematico perché è disonesto, nella misura in cui maschera la vera paternità di un lavoro scientifico», inquinando il dibattito pubblico con un marketing aziendale architettato per apparire come scienza indipendente.

Autrice dell’ormai classico Mercanti di dubbi, Oreskes è stata protagonista, venerdì scorso, dell’ultimo giorno del Convengo di comunicazione della scienza alla Sissa di Trieste, dove ha raccontato che dalla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology ha ricevuto una copia del PDF con la scritta a grandi lettere rosse: RETRACTED . «La metterò sulla mia homepage» ha detto.

Intanto Monsanto, oggi di proprietà della Bayer, ha diffuso una dichiarazione affermando che il glifosato è l’erbicida più studiato negli ultimi 50 anni, che lo studio era solo uno dei tanti sulla sua sicurezza e che l’UE non ha fatto affidamento su di esso nel recente processo di valutazione e approvazione ritenendo che attualmente non esistano giustificazioni scientifiche o legali per un divieto.

Ma, come si legge su Science, potrebbero esserci altre ritrattazioni in arrivo. 

Intanto la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che la Commissione UE ha commesso un errore nell’interpretazione e nell’applicazione del diritto comunitario prorogando in modo automatico l’autorizzazione all’uso del glifosato fino al 15 dicembre 2033. Negli Stati Uniti, invece, l’EPA dovrà completare entro il 2026 la revisione finale del glifosato, valutando tutti i dati disponibili sulla sicurezza dell’erbicida, e decidere se confermare, modificare o limitare la sua autorizzazione all’uso.

Keypoints

  • Uno studio pubblicato nel 2000 su Regulatory Toxicology and Pharmacology scagionava il glifosato da ogni rischio sanitario

  • È stato ritirato per gravi problemi etici e scientifici: le conclusioni si basavano solo su studi interni Monsanto e dipendenti dell’azienda avrebbero scritto l’articolo senza firmarlo

  • Lo studio nel frattempo è stato usato dalle autorità regolatorie

  • Naomi Oreskes e Alexander Kaurov avevano formalmente inviato una richiesta di ritrattazione dell’articolo alla rivista denunciando la manipolazione del dibattito pubblico, della percezione della scienza e delle decisioni politiche

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