L'OMS aggiorna le raccomandazioni cliniche sull'HIV: nuove indicazioni su terapie antiretrovirali e prevenzione della Tbc

L’OMS aggiorna le raccomandazioni cliniche sull’HIV: nuove indicazioni su terapie antiretrovirali e prevenzione della Tbc

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Perché ne stiamo parlando
L’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato nuove raccomandazioni per la gestione clinica dell’HIV, aggiornando le linee guida del 2021. Le indicazioni riflettono l’impegno di voler tradurre i progressi scientifici in opzioni terapeutiche sicure, efficaci e accessibili.

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Sono circa 40 milioni le persone nel mondo che convivono con l’HIV. Di queste oltre 30 milioni ricevono una terapia antiretrovirale. Un dato che evidenzia i progressi compiuti ma, al tempo stesso, le sfide ancora da affrontare per raggiungere l’obiettivo di porre fine alla pandemia di AIDS entro il 2030.

Garantire l’accesso alle cure e l’uso ottimale dei farmaci antiretrovirali è infatti fondamentale per prevenire la trasmissione del virus: il trattamento mira a raggiungere la soppressione virale, che non solo migliora la salute individuale, ma rende il rischio di trasmissione quasi trascurabile.

Per questo, e alla luce delle innovazioni che stanno impattando sulla gestione e la prevenzione dell’HIV, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha aggiornato le linee guida (le ultime risalgono al 2021), introducendo regimi ottimizzati per migliorare la sicurezza e l’aderenza alle terapie. L’obiettivo è rafforzare un approccio basato sulle evidenze, sostenibile dal punto di vista economico, capace di migliorare gli esiti clinici, ridurre la mortalità correlata all’HIV e accelerare il percorso di liberazione dall’AIDS quale minaccia per la salute pubblica.

Per riuscirci, ribadisce l’OMS, innovazione e ottimizzazione costante dei regimi farmacologici e delle strategie terapeutiche sono essenziali. D’altro canto, l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina le politiche sanitarie globali evidenzia che l‘implementazione di queste nuove raccomandazioni richiederà necessariamente adattamenti nei protocolli nazionali di approvvigionamento e nella formazione del personale sanitario per garantire l’accesso ai farmaci più sicuri ed efficaci, come il dolutegravir, cardine della terapia antiretrovirale, e la rifapentina, essenziale per i nuovi regimi brevi di prevenzione della tubercolosi.

Cosa prevedono le nuove raccomandazioni OMS

Le nuove raccomandazioni pubblicate dall’OMS introducono cambiamenti al fine di semplificare l’erogazione dei servizi e le cure e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Aggiornano le linee guida in merito alla terapia antiretrovirale, alla gestione della trasmissione verticale dell’HIV (il virus può essere trasmesso da madre a figlio durante la gravidanza, il parto o attraverso l’allattamento) e alla prevenzione della tubercolosi nelle persone sieropositive, per ridurre la mortalità correlata all’HIV.

Per quanto riguarda la terapia antiretrovirale, l’OMS chiarisce che i regimi basati sul dolutegravir rimangono la scelta preferenziale per il trattamento di prima linea. Questo farmaco è considerato il cardine della terapia per la sua efficacia nel ridurre rapidamente la carica virale. Ma per i pazienti per cui la terapia iniziale perde efficacia, raccomanda il darunavir/ritonavir come inibitore della proteasi (in sostituzione di atazanavir/ritonavir o lopinavir/ritonavir) nei regimi terapeutici successivi, per la migliore sicurezza e tollerabilità.

L’OMS supporta inoltre il riutilizzo di tenofovir e abacavir nei regimi successivi, anche dopo un fallimento terapeutico, poiché tale strategia offre migliori esiti clinici e risparmi economici rispetto al passaggio alla zidovudina.

Per la prima volta, inoltre, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l’uso di antiretrovirali iniettabili a lunga durata d’azione (cabotegravir e rilpivirina) in circostanze specifiche, per esempio per adulti e adolescenti che hanno difficoltà di aderenza alla pillola quotidiana. Viene inoltre introdotta la doppia terapia orale (dolutegravir e lamivudina) come opzione per semplificare il trattamento in pazienti clinicamente stabili. Requisito fondamentale, in entrambi i casi, è l’assenza di epatite B attiva, poiché questi regimi non contengono tenofovir, necessario per gestire la coinfezione.

Allattamento al seno con la terapia antiretrovirale

Al fine di prevenire la trasmissione verticale (madre-figlio), l’OMS raccomanda un approccio centrato sulla persona: fondamentale supportare le madri nella terapia antiretrovirale, che è efficace nell’evitare la trasmissione durante l’allattamento al seno.

L‘OMS raccomanda infatti che le madri con HIV allattino esclusivamente per i primi sei mesi, per poi proseguire fino a 12 e, se possibile, 24 mesi (o oltre), a condizione di terapia antiretrovirale efficace che riduce la carica virale a livelli quasi trascurabili. Per quanto riguarda i neonati, se esposti a HIV, è prevista una profilassi di sei settimane: con un solo farmaco (nevirapina) per quelli a basso rischio, o una tripla terapia potenziata per quelli ad alto rischio (definiti tali se nati da madri con carica virale elevata, infezione recente o meno di quattro settimane di terapia al parto). La profilassi può essere estesa fino al raggiungimento della soppressione virale materna o alla fine dell’allattamento.

Tubercolosi: principale causa di morte tra le persone sieropositive

La tubercolosi resta la principale causa di morte tra le persone con HIV. Integrare quindi il trattamento antiretrovirale con la terapia preventiva della Tbc è considerato essenziale per ridurre i decessi. Per migliorare l’adesione e il completamento della terapia preventiva, l’OMS promuove il regime 3HP, più breve e semplice: tre mesi di isoniazide e rifapentina a cadenza settimanale. Sono comunque disponibili anche altri regimi, da scegliere in base al contesto clinico e ai contesti nazionali, come il regime da un mese (1HP), sei o nove mesi di isoniazide giornaliera (6H/9H), o quattro mesi di sola rifampicina (4R).

Keypoints

  • L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato nuove raccomandazioni per la gestione clinica dell’HIV, aggiornando le linee guida ferme al 2021.

  • Nel mondo circa 40 milioni di persone convivono con l’HIV e oltre 30 milioni ricevono una terapia antiretrovirale, ma restano sfide cruciali per porre fine all’AIDS entro il 2030.

  • L’OMS conferma i regimi basati sul dolutegravir come cardine della terapia antiretrovirale, per la loro efficacia, sicurezza e capacità di ridurre rapidamente la carica virale.

  • Le nuove linee guida introducono opzioni terapeutiche più flessibili, tra cui antiretrovirali iniettabili a lunga durata d’azione e doppie terapie orali per pazienti selezionati.

  • L’OMS rafforza le strategie per prevenire la trasmissione madre-figlio dell’HIV, sostenendo l’allattamento al seno in presenza di una terapia antiretrovirale efficace e una profilassi adeguata per i neonati.

  • Per ridurre la mortalità associata all’HIV, l’OMS raccomanda regimi più brevi e semplici per la prevenzione della tubercolosi, come il trattamento 3HP con isoniazide e rifapentina.

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