Alessandria-Casale, il primo IRCCS pubblico piemontese

Alessandria-Casale, primo IRCCS pubblico in Piemonte. Cosa cambia per ricerca, innovazione e pazienti

di Nicole Ticchi
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Nicole Ticchi

Perché ne stiamo parlando
Antonio Maconi racconta il percorso che ha portato al riconoscimento ministeriale e spiega come il nuovo IRCCS potrà rafforzare ricerca clinica e integrazione tra ospedale, università e imprese, favorendo lo sviluppo dell’innovazione sanitaria.

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Il Piemonte entra nella rete degli IRCCS pubblici. Il riconoscimento dell’Azienda ospedaliero-universitaria “SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo” di Alessandria come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico segna un passaggio storico per la Regione e, più in generale, per il sistema sanitario del Nord-Ovest. Con il decreto firmato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, d’intesa con il presidente del Piemonte Alberto Cirio, nasce infatti il primo IRCCS pubblico piemontese: un polo che unisce Alessandria e Casale Monferrato e che entra nella rete nazionale degli istituti dedicati alla ricerca clinica, traslazionale e all’assistenza ad alta specializzazione.

Il riconoscimento è arrivato nell’area tematica Cardiologia-Pneumologia, ma la storia scientifica e territoriale da cui prende forma è più ampia e stratificata. Affonda le sue radici nelle patologie ambientali, nella lunga vicenda dell’amianto e del mesotelioma, e in un modello organizzativo costruito negli anni attorno al Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI) dell’AOU di Alessandria, diretto da Antonio Maconi.

Per Maconi, commissario straordinario della procedura di riconoscimento, «le ricadute sono molteplici: poter avere in Piemonte un ospedale che fa parte della rete degli IRCCS del Ministero è estremamente significativo. Ma il punto non è il titolo in sé: quello che ci si augura è che questo riconoscimento significhi un ulteriore miglioramento delle cure e dell’assistenza nei confronti dei pazienti». Un miglioramento che, nelle intenzioni, dovrà essere percepibile nella pratica quotidiana, nei percorsi diagnostici e terapeutici e nella qualità complessiva dell’assistenza.

Entrare nella rete degli IRCCS

Gli IRCCS rappresentano uno dei luoghi in cui il Servizio sanitario nazionale prova a tenere insieme due dimensioni spesso raccontate come separate: la cura quotidiana e la ricerca che apre nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche. Per un ospedale pubblico, entrare in questa rete significa confrontarsi con standard scientifici elevati, partecipare a reti di patologia, contribuire a studi multicentrici e accedere a competenze altamente specialistiche.

«Far parte della rete degli IRCCS e delle reti di patologia significa essere nel circuito migliore dal punto di vista terapeutico e diagnostico a livello italiano», sottolinea Maconi. Questo comporta anche una maggiore capacità di attrarre professionisti qualificati, partecipare a bandi competitivi e sviluppare progetti di ricerca condivisi con altri centri di eccellenza.

È qui che il riconoscimento assume valore per il sistema sanitario regionale. Non come certificazione statica, ma come accesso a una rete nazionale di competenze, protocolli, collaborazioni e sperimentazioni. In altre parole: un modo per portare in Piemonte, dentro un ospedale pubblico, un livello più alto di integrazione tra ricerca e assistenza, con benefici potenziali anche per la mobilità sanitaria e l’attrattività del territorio.

Il modello DAIRI: ricerca e assistenza nello stesso ecosistema

Il percorso verso l’IRCCS nasce sul modello organizzativo costruito negli anni attorno al DAIRI. «Il Dipartimento – racconta Maconi – esiste da sette anni nella nostra provincia e oggi svolge anche un ruolo regionale di coordinamento fra tutte le aziende del sistema sanitario».

Il DAIRI, infatti, non si limita a produrre ricerca dentro l’ospedale, ma lavora come infrastruttura di connessione di una rete che nel tempo ha reso possibile costruire un’identità scientifica riconoscibile e una capacità di coordinamento più ampia, oggi messa a disposizione del sistema regionale.

«Il nostro dipartimento integra già in maniera sostanziale l’Azienda ospedaliera universitaria e l’Università del Piemonte Orientale, attraverso almeno tre dipartimenti, tra cui quelli della Scuola di Medicina e il Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica con sede ad Alessandria», spiega Maconi. Questa integrazione si traduce anche in attività formative, progetti di ricerca condivisi e percorsi di carriera che valorizzano il doppio profilo clinico e scientifico.

Il rapporto con il territorio passa anche dall’ASL AL e da Casale Monferrato, luogo simbolico nella storia delle patologie asbesto-correlate. «C’è un coinvolgimento significativo dell’ASL e abbiamo anche una sede del dipartimento a Casale Monferrato, con un discreto numero di professionisti, oltre a un buon livello di integrazione con il Politecnico di Torino, sede di Alessandria».

L’infrastruttura non è quindi soltanto clinica o accademica. È anche industriale e territoriale. «L’integrazione col mondo produttivo locale è su vari livelli: è significativo il rapporto con alcune aziende del settore biomedicale e dei device, e più in generale il sostegno di Confindustria è stato uno degli elementi più interessanti e rilevanti del nostro percorso». Un dialogo che può favorire anche lo sviluppo di soluzioni tecnologiche applicate alla pratica clinica.

Dalle patologie ambientali alla cardiologia-pneumologia

Per capire l’identità del nuovo IRCCS bisogna partire dal territorio. Alessandria e Casale Monferrato portano con sé una storia segnata dall’amianto e dal mesotelioma, ma anche una lunga costruzione di competenze cliniche, epidemiologiche e scientifiche. Proprio da questa storia nasce il patrimonio di ricerca che ha sostenuto il percorso verso il riconoscimento.

Maconi ricostruisce così l’origine della candidatura: «il nostro percorso è iniziato più di dieci anni fa e ha avuto il riconoscimento con la candidatura ufficiale nei primi mesi del 2023, la prima nella storia della Regione Piemonte, ed era centrato sul grande tema delle patologie ambientali». Il tema delle patologie ambientali, spiega, era stato individuato anche in dialogo con gli uffici ministeriali. Poi il quadro normativo è cambiato. «Negli ultimi giorni del 2022 è stata modificata la legge sugli IRCCS, adeguandola alle normative europee e prevedendo come discipline di riferimento solo quelle riconducibili alla classificazione internazionale delle malattie».

Questo passaggio ha avuto una conseguenza diretta sulla candidatura. «Le patologie ambientali non rientrano in questa classificazione e questo ha portato a incardinare la candidatura nel grande tema cardio-respiratorio, che da una parte comprendeva buona parte dell’attività scientifica svolta sulle patologie ambientali e dall’altra includeva le patologie correlate che erano state la scintilla iniziale del percorso».

Cardiologia-Pneumologia, dunque, non è una mera cornice. È il modo in cui il percorso scientifico sulle patologie ambientali trova collocazione dentro le nuove regole degli IRCCS, mantenendo al centro le competenze sviluppate su mesotelioma, amianto e malattie correlate. Tra gli asset principali citati dalla Regione ci sono la Banca biologica del mesotelioma maligno, considerata una delle collezioni più rilevanti in Europa nel settore, e il Centro regionale per la ricerca, sorveglianza e prevenzione dei rischi da amianto, che integra assistenza, ricerca clinica ed epidemiologia.

Portare l’innovazione al paziente

Il cuore del modello IRCCS è la medicina traslazionale: fare in modo che la ricerca non resti confinata nei laboratori o nei paper, ma possa tradursi in diagnosi più accurate, protocolli più avanzati, studi clinici e percorsi terapeutici migliori. È una promessa ambiziosa, perché tra un risultato scientifico e la sua applicazione clinica ci sono autorizzazioni, competenze, risorse, dati, infrastrutture e personale dedicato.

«Questo è il nostro obiettivo, la nostra scommessa, il nostro compito» dice Maconi. Un compito che richiede continuità, investimenti e una forte capacità organizzativa. L’ingresso nelle reti degli IRCCS può diventare uno strumento per accelerare questo processo. «Entrare a far parte delle reti di patologia del Ministero, che coinvolgono tutti gli IRCCS italiani, può permetterci di confrontarci e arricchirci con i principali centri per ogni patologia del territorio nazionale».

Per i pazienti, questo può significare maggiore accesso a competenze specialistiche e a percorsi innovativi, inclusa la partecipazione a studi clinici avanzati. Per i professionisti, significa lavorare dentro un sistema in cui clinica e ricerca si alimentano reciprocamente. Per il sistema sanitario regionale, significa avere un’infrastruttura pubblica capace di connettere assistenza, produzione scientifica e innovazione.

Il ruolo nell’ecosistema Life Sciences piemontese

Il riconoscimento come IRCCS arriva in una fase in cui il Piemonte sta rafforzando il proprio posizionamento nelle scienze della vita. In questo quadro, far parte di BioPmed, il Piemonte Healthcare Cluster, rappresenta un tassello importante. Il cluster lavora infatti per connettere imprese, ricerca, sanità e competenze nella filiera salute e scienze della vita, e trova in Bioindustry Park uno degli attori centrali dell’ecosistema.

Per Maconi, far parte di questa rete è già stato un elemento utile nel percorso verso l’IRCCS e potrà esserlo ancora di più ora. «È stato, è e sarà un elemento di forza per il nostro percorso, ma credo anche che potremo svolgere la nostra funzione di IRCCS a disposizione del cluster».

È un passaggio importante perché descrive un IRCCS non chiuso nel proprio perimetro ospedaliero, ma inserito dentro una filiera più ampia composta da parte clinica, università, ricerca industriale, tecnologie biomedicali, dispositivi, competenze regolatorie, trasferimento tecnologico e startup. In questa cornice, Alessandria-Casale può diventare un nodo pubblico dell’innovazione sanitaria piemontese, capace di dialogare sia con i bisogni clinici sia con lo sviluppo di soluzioni tecnologiche e industriali.

Tra le priorità dei prossimi anni ci sarà anche il rafforzamento delle competenze interne. L’obiettivo quindi, è far crescere professionalità capaci di sostenere la ricerca clinica, attrarre finanziamenti, gestire studi, costruire reti, dialogare con imprese e istituzioni, accompagnare il passaggio dall’idea alla sperimentazione e, quando possibile, dalla sperimentazione alla pratica.

«I temi di sviluppo sono incrementare la specializzazione del personale che lavora full time nel dipartimento: il livello è già ottimo, perché buona parte del personale si è formato in un master sulla ricerca clinica organizzato con l’Università del Piemonte Orientale». Il prossimo passo sarà consolidare e ampliare queste competenze, anche attraverso nuove assunzioni e percorsi di formazione continua. «Crediamo che, sia attraverso l’innesto di nuove figure professionali sia attraverso la crescita professionale e l’esperienza, si possano migliorare ulteriormente le performance».

Una responsabilità regionale

Il riconoscimento come primo IRCCS pubblico piemontese non chiude il percorso. Lo apre. Questa è forse la parte più rilevante del messaggio di Maconi: il risultato ottenuto non è una medaglia istituzionale da appuntare al camice, ma una responsabilità verso i pazienti, il territorio e il sistema sanitario regionale. «Più passano i giorni, più ce ne rendiamo conto: non è tanto il raggiungimento di un obiettivo straordinario, per certi versi storico, quanto la responsabilità che questo risultato si porta dietro».

La responsabilità è duplice. Da una parte, mantenere e far crescere gli standard richiesti a un IRCCS: qualità della ricerca, capacità di fare rete, integrazione tra clinica e innovazione, attrazione di competenze e finanziamenti. Dall’altra, evitare che il riconoscimento resti confinato ad Alessandria e Casale Monferrato. L’obiettivo è diventare un’infrastruttura al servizio dell’intero Piemonte, capace di dialogare con tutte le aziende sanitarie e di contribuire allo sviluppo complessivo del sistema.

«Il tema dei prossimi mesi e anni sarà proprio questo: la responsabilità di essere l’unico IRCCS del Piemonte», conclude Maconi. Un’infrastruttura che fa della connessione la propria forza: tra ospedale e università, tra ricerca e assistenza, tra territorio e sistema regionale, tra sanità pubblica e innovazione. Per generare valore nel tempo.

Keypoints

  • Il Piemonte ha il suo primo IRCCS pubblico con il riconoscimento dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria e Casale Monferrato.
  • Il nuovo istituto entra nella rete nazionale degli IRCCS, rafforzando la ricerca clinica e l’assistenza ad alta specializzazione.
  • Il riconoscimento valorizza un modello che integra ospedale, università, territorio e imprese per accelerare l’innovazione sanitaria.
  • L’IRCCS nasce nell’area Cardiologia-Pneumologia, mantenendo al centro le competenze sviluppate sulle patologie ambientali e sul mesotelioma.
  • L’obiettivo è trasformare i risultati della ricerca in cure più efficaci, nuovi studi clinici e maggiori opportunità per i pazienti piemontesi.

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