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Che cosa significa davvero innovare? Per anni la risposta si è cercata nelle curve di sopravvivenza, nelle risposte tumorali, negli endpoint primari: numeri, grafici, certezze statistiche. Ma a volte un farmaco, anche se non sposta un indice, restituisce una migliore qualità della vita. Un beneficio ricavabile dai Patient-Reported Outcomes (PROs), i dati riportati direttamente dal paziente – come dolore, fatica, ansia, capacità di muoversi e di lavorare – senza il filtro dell’interpretazione clinica.
«I Patient-Reported Outcomes non possono più essere un elemento posteriore: devono essere parte strutturale del processo decisionale». Lo afferma Andrea Marcellusi, presidente di ISPOR Italia, associazione affiliata all’International Society for Pharmacoeconomics and Outcomes Research in prima linea per migliorare efficacia, efficienza ed equità del sistema sanitario.
E questo sarà uno dei messaggi chiave dell’XI Congresso ISPOR Italy – Rome Chapter che inizia oggi a Roma e riunisce pazienti, enti regolatori, industria, mondo della ricerca e della clinica attorno a diversi tavoli di confronto per trovare una risposta a una domanda urgente: come può il nostro servizio sanitario sostenere l’era delle terapie ad altissimo costo e della medicina sempre più personalizzata?
Per Marcellusi, la risposta sta nell’integrazione tra PROs, modelli economici e archetipi di pricing nella definizione del prezzo e rimborso dei farmaci.
La parte invisibile delle cure chiede voce
I PROs oggi contribuiscono alle valutazioni europee (JCA), le analisi cliniche condivise che rientrano nell’ambito della valutazione delle tecnologie sanitarie (HTA) dell’Unione Europea. In Italia la situazione è in una fase ancora evolutiva. «A livello nazionale il loro impatto nei processi decisionali è in crescita, ma non è ancora pienamente strutturato», osserva Marcellusi.
Nel contesto della Joint Clinical Assessment europea, spiega, le associazioni di pazienti vengono coinvolte fin da subito, in una fase preliminare. «In Italia, la nostra Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) si è mossa verso i pazienti con l’istituzione di un canale chiamato “AIFA Ascolta”, ancora troppo debole e poco operativo ma che speriamo sia un primo segno di apertura verso un processo più strutturato».
Marcellusi sostiene che serve un vero dialogo prima che un farmaco arrivi al tavolo della negoziazione, «prima ancora che venga presentato il dossier prezzo-rimborso, per essere certi che le esigenze del paziente siano parte integrante della decisione». Un cambiamento culturale che impone organizzazione, risorse, e la volontà politica.
Modelli economici: la credibilità del sistema passa dalla trasparenza
La seconda sfida è tecnica: validare i modelli economici, strumenti matematici che valutano la costo-efficacia di un farmaco: quanto costa per ogni beneficio aggiuntivo? Quanto “vale” per il sistema?
Il riferimento internazionale più citato è il National Institute for Health and Care Excellence, meglio conosciuto come NICE: l’agenzia indipendente del Regno Unito che definisce se un farmaco funziona davvero nella pratica clinica, quanto valore aggiunge rispetto alle alternative esistenti e se quel valore giustifica il prezzo richiesto; un modello che unisce valutazione scientifica ed equilibrio economico con una trasparenza metodologica cui guardano molti Paesi europei, Italia inclusa.
«Nel modello del NICE – racconta Marcellusi – il confronto tra accademia, stakeholder e istituzione regolatoria è parte integrante del processo di valutazione e contribuisce a rendere la metodologia chiara e condivisa. Questo consente a chi innova di sapere quali evidenze sono necessarie per dimostrare il valore di una tecnologia. In Italia il sistema è in una fase di consolidamento: esistono importanti competenze e strumenti, ma c’è spazio per rendere più esplicite e condivise le modalità di valutazione dei modelli economici. Una maggiore chiarezza metodologica può favorire sia la qualità delle decisioni pubbliche sia la capacità dell’industria di orientare investimenti realmente innovativi».
Il gruppo ISPOR ha quindi elaborato una proposta concreta: una checklist nazionale per la validazione dei modelli, costruita “alla italiana”, ma ispirata al rigore del NICE.
Innovatività: il sistema stringe i criteri, ma con quali effetti?
AIFA ha ridefinito i criteri per l’innovatività nel 2025, uno dei criteri più importanti per l’accesso rapido alle terapie e l’ingresso nel fondo dedicato. «La principale novità è l’eliminazione della categoria di innovatività condizionata: oggi un farmaco può essere riconosciuto come innovativo oppure non innovativo. I criteri di valutazione restano sostanzialmente coerenti con il passato, ma vengono applicati in modo più stringente» spiega Marcellusi.
Per capire l’impatto della riforma sull’innovatività, Marcellusi e colleghi hanno realizzato una simulazione utilizzando l’intelligenza artificiale, prendendo tutti i farmaci valutati negli anni scorsi per verificare che cosa sarebbe accaduto se fossero stati giudicati oggi, con i nuovi criteri che eliminano la categoria dell’innovatività condizionata.
I farmaci che all’epoca avevano ottenuto l’innovatività piena l’avrebbero ottenuta anche oggi, pertanto il destino delle terapie su cui esiste già una forte evidenza clinica sarebbe il medesimo: ciò che è davvero innovativo resta innovativo. Ma la situazione è diversa per i medicinali che erano stati considerati “condizionati” e che oggi fanno parte della categoria degli innovativi. Solo una parte di questi avrebbe superato la soglia attuale e mantenuto uno status di innovazione. Gli altri, con le nuove regole, non lo raggiungerebbero. Resta da capire con quali conseguenze per i pazienti.
Marcellusi invita alla prudenza: «è presto per dire che direzione stia realmente prendendo l’Agenzia». Più che un passo avanti o indietro, è un «passo di lato»: una scelta che semplifica il quadro normativo, ma riduce anche gli spazi di manovra in quelle aree in cui l’incertezza è parte integrante della terapia.
Una conclusione che è un appello
L’ultima sessione del congresso, domani 11 dicembre, riunirà AIFA, Farmindustria, università e associazioni pazienti. Una prospettiva non rituale: sarà il banco di prova del cambiamento. «Il futuro – conclude Marcellusi – si costruisce solo parlando l’uno con l’altro: regolatore, industria, accademia, pazienti. Nessuno da solo può disegnare un sistema più equo, efficiente e innovativo».


