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«Un sole insolito e temperature miti attorno ai 14 gradi hanno fatto da cornice a un’edizione 2026 della JP Morgan Healthcare Conference vibrante e intensa. Chi si aspettava un evento in tono minore, magari intimorito dalla crescente rilevanza di appuntamenti europei, come la conferenza Jefferies di Londra, si è dovuto ricredere».
San Francisco, secondo Alessio Beverina, fondatore e General Partner del fondo Panakès Partners, si conferma un hub strategico, «il cuore pulsante» dell’innovazione, seppure la quarantaquattresima edizione del più importante appuntamento del settore a livello globale – che ogni anno riunisce i principali attori internazionali della ricerca, dell’industria e della finanza – sia stata caratterizzata da dinamiche diverse rispetto al passato: «meno teatro di annunci globali esclusivi, ma sempre più snodo cruciale di incontri strategici, che ormai traboccano dal main event per invadere le suite degli hotel e le innumerevoli conferenze parallele».
Italia presente con i principali attori dell’ecosistema e con l’ormai consueto appuntamento organizzato dall’ICE: Italy on the Move, che anche quest’anno ha offerto l’opportunità alle imprese biotech italiane di incontrare, nel cuore della Bay Area, i player del biotech americano, con l’obiettivo di favorire la nascita di nuove collaborazioni e attrarre investimenti. E in definitiva, riferisce Beverina, «l’immagine che ne esce è quella di un Paese che cresce e si internazionalizza, grazie alla sinergia tra imprenditori visionari, venture capital coraggiosi e istituzioni presenti».
Life science: un mercato in ripresa
«Se un tempo la JPM era il palcoscenico unico dove i colossi industriali svelavano le loro carte, oggi il flusso di notizie è costante tutto l’anno. Tuttavia, i segnali di un mercato in ripresa non sono mancati» racconta Beverina, in riferimento ad alcune operazioni con cui si è aperto il 2026 che confermano la vivacità del settore. «Boston Scientific ha messo sul piatto 14,5 miliardi di dollari per acquisire Penumbra e ha inglobato Valencia Technologies. AbbVie ha siglato un accordo di licenza da 5,6 miliardi con RemeGen, mentre Novartis e Eli Lilly hanno rafforzato le proprie pipeline acquisendo rispettivamente PepLib e Ventyx».
Intelligenza artificiale, la vera protagonista della JPM Healthcare Conference
Ma il vero filo conduttore della JP Morgan Healthcare Conference è stato l’intelligenza artificiale: «ha attraversato ogni presentazione, dalle sale riunioni ai corridoi».
«Parliamo di applicazioni reali e non più una promessa futuristica» puntualizza Beverina. «L’IA è entrata prepotentemente nei processi produttivi e di ricerca. E la presenza massiccia di giganti tecnologici come Nvidia, Oracle (forte dell’acquisizione di Cerner) e Anthropic, unita all’annuncio di ChatGPT Health (ne abbiamo parlato qui), certifica una convergenza irreversibile».
Lo testimoniano i numeri e le operazioni appena annunciate: «GE ha mostrato i muscoli con ben 115 prodotti approvati dalla FDA che integrano l’IA, mentre il co-investimento da un miliardo di dollari tra Nvidia ed Eli Lilly per un laboratorio di drug discovery segna la nuova frontiera della ricerca farmaceutica». Il laboratorio, che nascerà nella Bay Area di San Francisco, unisce l’esperienza di Lilly nella scoperta, sviluppo e produzione di farmaci, con la leadership di Nvidia nell’intelligenza artificiale con l’obiettivo di accelerare e ampliare la scoperta e la produzione di medicinali.
Strategie terapeutiche e geopolitica
Sul fronte delle strategie terapeutiche, a San Francisco è emerso che le Big Pharma si muovono grosso modo tutte nella stessa direzione. «Seguendo la scia del successo globale dei farmaci GLP1 di Eli Lilly e Novo Nordisk, enormi risorse vengono dirottate sulla scienza metabolica, oltre che sui classici pilastri dell’immunoterapia e dell’oncologia. Restano parzialmente in ombra le malattie rare, un settore che, paradossalmente, continua a garantire super performance economiche a chi lo presidia con costanza, come dimostrano i risultati delle italiane Recordati e Italfarmaco».
Considerando i primi nove mesi del 2025, i ricavi di Recordati nel settore malattie rare indicano infatti una crescita del 29% rispetto allo stesso periodo del 2024 e nel 2026 l’azienda prevede che il segmento rare diseases si avvicinerà al 50% dei ricavi totali. E Italfarmaco, con Givinostat, il primo farmaco approvato in Europa per la distrofia muscolare di Duchenne, ha posto le basi per una solida franchise nelle malattie rare.
Mentre sul fronte della geopolitica dell’innovazione, Beverina evidenzia come la Cina si stia affermando come «una superpotenza tecnologica, sfruttando l’accesso a un bacino di pazienti sterminato per accelerare i propri trial clinici».
Venture capital: un cauto ottimismo
Guardando invece agli aspetti finanziari, il sentimento che serpeggia – racconta Beverina – è di cauto ottimismo. «Dopo un 2025 che ha visto fusioni e acquisizioni per 95 miliardi di dollari, trainate essenzialmente dal farmaceutico, l’ecosistema del venture capital scommette su un 2026 ancora più ricco. Con colossi come Medtronic pronti a riavviare la macchina dell’M&A dopo anni di stasi, le speranze di exit si concentrano sulle realtà più mature: startup medtech già in fase commerciale con approvazione FDA e biotech arrivate alla fase clinica 2».
Insomma, arrivare in clinica è importante per dimostrare l’interesse della propria soluzione e attirare l’attenzione di corporate e investitori. «La scarsità di liquidità e le poche uscite recenti hanno infatti spinto molti investitori a focalizzarsi su opportunità late stage, riducendo la propensione al rischio sulle fasi embrionali».
L’Italia protagonista a San Francisco
E l’ecosistema italiano? «In questo scenario globale complesso e competitivo, l’Italia ha giocato una partita da protagonista, dimostrando una maturità di sistema forse mai vista prima». «Al main event – riferisce a INNLIFES Beverina – hanno brillato le presentazioni di Recordati, MMI e AAVantgarde, che sono state le punte di diamante di una spedizione tricolore massiccia».
Anche quest’anno infatti, alla conferenza JPM hanno partecipato i grossi gruppi industriali italiani del pharma e tantissime startup italiane. «I grandi gruppi industriali come Menarini, Angelini, Chiesi e Alfasigma hanno presidiato San Francisco alla ricerca di opportunità di licenza e acquisizioni, affiancati da un parterre di investitori nazionali di rilievo, tra cui Claris, Panakes, Xgen, Angelini Ventures, IndacoBio e il supporto strategico di CDP».
L’attenzione delle startup, invece, era rivolta alle opportunità di attrarre investimenti.
«Da InSilicoTrials a Immagina Biotechnology, passando per Tensive, Endostart, Genespire e MamaHealth e Relief, le giovani imprese nostrane hanno incontrato i grandi capitali internazionali». Sono loro, secondo Beverina, la migliore espressione della vitalità del genio italiano. «A queste si aggiunge l’orgoglio per le numerose realtà fondate da italiani all’estero, come Multiply Labs, Panther Therapeutics e Rubedo».


