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Mentre l’Europa continentale muove i primi passi con un mix di incentivi e promesse politiche per attrarre i ricercatori senior delusi dall’amministrazione Trump per i tagli alla ricerca e gli attacchi alla libertà scientifica, il Regno Unito gioca la carta dell’ecosistema pronto e operativo, con infrastrutture d’avanguardia, fondi immediati e sinergie reali tra pubblico, privato, clinica e industria.
Il progetto: un miliardo di sterline per il futuro della ricerca sul cancro
A spingere sul pedale dell’acceleratore è Londra, e per farlo lancia l’iniziativa di un centro che dovrebbe diventare il leader mondiale della ricerca sul cancro. Nato proprio dall’idea di creare un polo simile a Silicon Valley, il progetto si chiama London Cancer Hub: una joint venture tra pubblico e privato per trasformare il sud di Londra (esattamente Sutton, a meno di 20 km dal centro della capitale) in un distretto internazionale d’eccellenza nella ricerca oncologica e nella produzione biofarmaceutica, connesso e inclusivo. Un progetto che in tre anni dovrebbe creare 3000 nuovi posti di lavoro altamente qualificati.
Così, seppur senza programmi ufficiali ad hoc per attrarre talenti dagli USA, Londra entra a pieno titolo nella competizione globale per il talento scientifico. Certo non si parla di opportunità a breve termine, ma l’impostazione del progetto permette l’insediamento di strutture man mano che gli spazi verranno completati.
Sinergia con l’Institute of Cancer Research (ICR) e il Royal Marsden NHS Foundation Trust
Presentato da Aviva Capital Partners (il braccio finanziario del colosso assicurativo Aviva) e dal developer Socius, il progetto prevede la costruzione di circa 93.000 metri quadrati di spazi dedicati esclusivamente all’oncologia, accanto a due istituzioni leader: l’Institute of Cancer Research (ICR) e il Royal Marsden NHS Foundation Trust, che garantiranno la prossimità tra ricerca, sperimentazione clinica e produzione.
Da impianti per multinazionali farmaceutiche a strutture GMP per la piccola scala
Oltre a strutture su larga scala per aziende farmaceutiche multinazionali, i nuovi edifici spazieranno da edifici per le scienze della vita, a laboratori flessibili e spazi incubatore per startup, con capacità di accogliere wet labs, strutture GMP (Good Manufacturing Practice) per la produzione su piccola scala, attrezzature specialistiche, un “Learning Lab” per ispirare giovani studenti alla scienza, uffici moderni e spazi collaborativi, e 220 alloggi a prezzi calmierati per ricercatori e personale sanitario.
Il sito di Sutton, già all’avanguardia per R&S
Già riconosciuto come uno dei principali cluster di scienze della vita di Londra, il sito di Sutton si è distinto negli anni per l’alto livello di ricerca, scoperta e trattamento del cancro in un’unica sede. L’ICR è leader globale nella scoperta di nuovi farmaci oncologici, con 20 candidati farmaci individuati solo dal 2005, mentre il Royal Marsden è un centro di eccellenza internazionale per il trattamento del cancro. Il nuovo hub, che si estenderà su un’area di 265.000 metri quadrati (il doppio dello spazio attualmente disponibile per la ricerca e il trattamento), vorrebbe diventare un punto di riferimento per i talenti, offrendo spazi di R&S per aziende biotech, farmaceutiche, software e produttori di attrezzature.
Impatto economico da 1,2 miliardi di sterline
L’intervento, come detto, punta a creare oltre 3.000 nuovi posti di lavoro, e secondo un’analisi del London Borough of Sutton, una volta completato, il London Cancer Hub sosterrà in totale 13.000 posti di lavoro e contribuirà con circa 1,2 miliardi di sterline all’anno (valore aggiunto lordo) all’economia del Regno Unito.
Si auspica che i piani ricevano l’approvazione delle autorità locali nell’autunno, con l’inizio dei lavori previsto per l’anno prossimo e il completamento della prima fase entro il 2028.
Se l’intento è guadagnarsi la posizione di leadership mondiale nel campo della scoperta e dello sviluppo di farmaci oncologici, un Paese dove non mancano infrastrutture e soprattutto investimenti potrebbe diventare a breve un’occasione ghiotta per quei ricercatori in campo oncologico che sono pronti a fare la valigia e lasciare gli Stati Uniti.
Foto: Haptic Architects


