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Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo occidentale (anche in Italia), ma la maggior parte di questi decessi sarebbero evitabili attraverso la prevenzione, gli screening, la riduzione dei fattori di rischio e la promozione di stili di vita sani. Per questo motivo la nuova Commissione europea, che si è insediata a partire dal primo dicembre sotto la guida di Ursula Von der Leyen, ha già messo nella sua agenda la realizzazione di un Piano europeo per la salute cardiovascolare, adottando le conclusioni del Consiglio europeo su questo tema.
Le indicazioni del Consiglio Ue
I ministri della Salute dei diversi Stati membri, riuniti sotto la presidenza del Consiglio Ue ungherese, hanno infatti approvato un documento contenente indicazioni per il miglioramento della salute cardiovascolare in Europa, affidando al Segretario di Stato ungherese per la Sanità Péter Takács i messaggi chiave delle conclusioni: “Lo screening e un migliore accesso alle cure sono elementi essenziali per ridurre l’impatto delle malattie cardiovascolari. Le conclusioni di oggi riflettono il nostro impegno a migliorare la salute cardiovascolare in tutta l’Ue”. La nuova Commissione ha successivamente adottato le conclusioni del Consiglio, inserendo in agenda la realizzazione di un Piano europeo per la salute cardiovascolare che si ispiri al Piano europeo per la lotta contro il cancro, seguendo dunque un approccio olistico e globale che comprenda diversi fattori.
L’impatto delle malattie cardiovascolari sulla spesa sanitaria
Come ricordato da Péter Takács, in Europa ogni anno si potrebbero evitare 1,7 milioni di morti per malattie cardiovascolari, che incidono inoltre notevolmente sulla spesa sanitaria dei singoli stati “per un costo economico pari a una stima di 282 miliardi di euro nel solo 2021, circa 100 miliardi di euro in più dell’intero budget Ue per quell’anno”. Non solo, dunque, la necessità di combattere quella che è la prima causa di morte in Europa (un decesso su tre è riconducibile a queste patologie), ma anche la volontà di ridurre, attraverso la prevenzione e la promozione di stili di vita sani, la spesa che incide sui sistemi sanitari nazionali, oltre che sui pazienti e le loro famiglie.
L’importanza della prevenzione primaria
All’interno del documento approvato dal Consiglio Ue, si legge che la strategia dell’Unione europea dovrà tener conto dei diversi fattori che causano queste patologie, tra i quali l’ipertensione arteriosa, i livelli elevati di colesterolo, e i disturbi lipidici ereditari. I principali bersagli restano però i fattori di rischio comportamentali, come l’uso di tabacco (i fumatori hanno il 30% di rischio in più di soffrire di queste patologie), il consumo di alcol, la sedentarietà, l’alimentazione scorretta e l’elevata assunzione di sale, zucchero e grassi saturi.
La strategia dell’Unione europea dovrà quindi prevedere programmi di prevenzione primaria e di promozione della salute fondati sull’evidenza scientifica, e “una legislazione più forte al fine di affrontare i determinanti commerciali a beneficio delle generazioni attuali e future”.
Azioni concrete
Anche la corretta alimentazione assume un ruolo cruciale nella salute cardiovascolare; per questo motivo secondo il Consiglio Ue non è sufficiente la promozione di stili di vita sani e l’adozione di programmi di prevenzione primaria. È necessario pertanto che l’Unione europea agisca per limitare le pratiche di marketing dannose che promuovono prodotti non salutari e rendono più difficili scelte consapevoli da parte dei cittadini.
Il Consiglio Ue invita dunque a mettere in campo azioni concrete anche dal punto di vista normativo in ambito alimentare, che siano coerenti con quelle già introdotte per la tutela dell’ambiente, nell’ottica di un approccio olistico alla salute.
In Italia: il Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità
Non solo indicazioni per la Commissione europea che, come detto, ha già adottato le conclusioni del Consiglio Europeo: i ministri della Salute dei 27 Stati membri richiamano tutti i governi nazionali all’adozione di Piani nazionali per il miglioramento della salute cardiovascolare. In Italia ormai da più di venticinque anni l’Istituto Superiore di Sanità coordina il Progetto Cuore – Epidemiologia e prevenzione delle malattie cardio e cerebrovascolari, nato nel 1998 grazie a un finanziamento dall’1% del Fondo Sanitario Nazionale. Tra le numerose attività il Progetto Cuore costruisce carte del rischio per la predizione del rischio cardiovascolare, realizza piani di formazione per i medici, raccoglie informazioni sui fattori di rischio attraverso indagini approfondite nella popolazione e gestisce il registro nazionale degli eventi coronarici e cerebrovascolari.
Sul sito del progetto è possibile accedere a un software che, attraverso la supervisione del proprio medico di base, calcola il rischio personale di contrarre ictus o infarto entro dieci anni. Secondo una recente indagine dell’Iss, infatti, il 41% degli italiani tra i 18 e 69 anni presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare. In attesa, dunque, del Piano europeo per la salute cardiovascolare, l’adozione di comportamenti personali sani e il monitoraggio della propria salute restano le prime armi contro l’insorgenza di queste patologie.


