Nutrizione clinica, la svolta è partita dalla Lombardia. Ora serve una legge

Nutrizione clinica, la svolta è partita dalla Lombardia. Ora serve una legge

di Giulia Basso
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Giulia Basso

Perché ne stiamo parlando
In Italia un paziente su tre entra in ospedale già malnutrito, con costi stimati tra i 10 e i 12 miliardi di euro l’anno. Eppure la nutrizione clinica è ancora fuori dai LEA e lo screening non è obbligatorio. Il 27 maggio Milano ospita il Medical Nutrition Summit. Il punto con Riccardo Caccialanza.

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Un paziente su tre entra in ospedale già malnutrito. In media. Perché nelle patologie oncologiche, nei grandi anziani, nei cronici, la quota sale ancora. E un paziente malnutrito guarisce peggio, tollera meno le terapie, resta ricoverato più a lungo, torna prima in ospedale. In Italia la malnutrizione costa al sistema sanitario tra i 10 e i 12 miliardi di euro l’anno: una cifra che si potrebbe almeno dimezzare con una gestione sistematica. Eppure la nutrizione clinica è ancora fuori dai Livelli essenziali di assistenza, lo screening non è obbligatorio nella maggior parte degli ospedali italiani, la formazione del personale resta frammentata.

Ma c’è una regione in Italia, la Lombardia, che sta facendo da apripista per tutte le altre: è la prima regione italiana ad aver reso obbligatorio, nel 2024, lo screening per tutti i ricoverati, e dal maggio 2025 penalizza le strutture inadempienti tagliando il 20% del DRG, il rimborso forfettario riconosciuto dal SSN per ogni ricovero, in caso di schede mancanti o incomplete.

Il 27 maggio, a Milano, il Medical Nutrition Summit alla sua seconda edizione farà il punto su dove siamo arrivati e su cosa resta da fare.

A costruire il programma scientifico è Riccardo Caccialanza, direttore di Dietetica e nutrizione clinica del Policlinico San Matteo di Pavia e professore ordinario all’Università degli Studi di Milano.

Il titolo del summit è una domanda: “Nutrizione clinica, a che punto siamo?”. Partiamo dalla Lombardia, che negli ultimi anni è diventata un laboratorio nazionale. Può raccontarci il percorso dal 2024 a oggi?

«Dal 2024 la Regione ha reso obbligatorio lo screening nutrizionale sistematico per tutti i ricoverati, novità assoluta in Italia. A maggio 2025 è arrivato un ulteriore passo: le strutture che non compilano correttamente la scheda di screening subiscono una riduzione del 20% della remunerazione del DRG. Contestualmente è stato pubblicato il primo PDTA regionale sui percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici, che fissa il gold standard per i trattamenti in quest’area, e a settembre una delibera sulle linee di indirizzo per la presa in carico nutrizionale, un documento clinico-pratico che dà ulteriore concretezza al percorso.

Nel 2026 è uscito il primo atto regionale sulla sindrome dell’intestino corto: siamo la prima regione in Italia con un documento dedicato all’identificazione dei centri di riferimento per questa patologia rara e stiamo per avviare il GoLive di Assistant NAD, la piattaforma digitale per la prescrizione e il monitoraggio della nutrizione artificiale domiciliare, con raccolta di dati real-world».

E a livello nazionale, cosa si muove?

«Lo scorso 29 ottobre la Camera ha approvato all’unanimità una mozione bipartisan che riconosce la nutrizione come parte integrante della terapia oncologica, e a fine 2025 la Legge di Bilancio ha introdotto un emendamento sullo screening obbligatorio per i pazienti oncologici. È un inizio. Ma solo una legge può trasformare le intenzioni in obblighi».

La penalizzazione del 20% sul DRG funziona?

«Lo screening è presente nel 60-70% delle cartelle cliniche. Non è male come punto di partenza, ma il problema è la qualità della compilazione. Dai nostri dati interni, su circa 20mila ricoveri analizzati, la prevalenza di malnutrizione rilevata è inferiore di circa il 20% rispetto ai dati della letteratura. Vuol dire che lo screening viene fatto, ma spesso in modo inadeguato: il dato in cartella può essere del tutto inutile se il paziente non è stato valutato correttamente o se manca il passaggio successivo, cioè l’invio al nutrizionista. Stiamo lavorando per rendere l’esecuzione qualitativamente più solida. Siamo felici di aver avviato un percorso serio, ma senza la presunzione di aver risolto il problema».

Le prestazioni di nutrizione clinica sono ancora fuori dai LEA. C’è una prospettiva concreta di inserimento?

«C’è la volontà concreta da parte delle associazioni pazienti, a partire da FAVO, e delle società scientifiche. A febbraio abbiamo presentato i dati dell’Italian Intersociety Working Group for Nutritional Support in Cancer Patients, che dimostrano che l’uso appropriato degli ONS – gli alimenti a fini medici speciali – è associato a risparmi fino al 12% in ospedale e al 9% nei contesti territoriali, grazie alla riduzione di degenze, complicanze e riospedalizzazioni.

Il costo della nutrizione clinica è bassissimo, 3-4 euro al giorno per paziente. Il problema è che per convincere il Ministero dell’Economia servono dati reali sulle singole regioni, e senza un sistema informatizzato come quello che stiamo costruendo restano imprecisi. In Lombardia abbiamo investito basandoci sulle evidenze scientifiche, speriamo che anche a livello ministeriale si capisca che questo è un buon investimento».

La piattaforma Assistant NAD quando sarà operativa? E la Mission on Clinical Nutrition 2030?

«Il GoLive di Assistant NAD è previsto a luglio. Ci sarà una finestra di adattamento, ma entro fine anno sarà l’unica via di prescrizione: avremo finalmente un registro real-world sulla nutrizione domiciliare, con possibilità di monitorare l’appropriatezza nel tempo. Sul fronte della Mission on Clinical Nutrition 2030, una delle novità più concrete è l’app Nutrivita, sviluppata dal gruppo di lavoro AIOM: gratuita, dedicata ai pazienti oncologici per il monitoraggio nutrizionale, in uscita negli store nelle prossime settimane.

Stiamo anche lavorando al rinnovo delle linee guida AIOM 2026 sul supporto nutrizionale nei pazienti in terapia attiva, con attenzione alla nutrizione pre-chirurgica e all’efficacia della supplementazione orale».

La formazione resta un collo di bottiglia?

«Ho finalmente una cattedra universitaria in quest’ambito e stiamo ampliando l’offerta formativa, con crescente apertura da parte delle scuole di specialità. A livello ministeriale sono state introdotte alcune ore dedicate nei corsi di laurea in medicina, a partire dal 2029. Ma bisogna insistere sulla componente infermieristica: sono gli infermieri i primi a intercettare il rischio nutrizionale, non solo eseguendo lo screening ma avviando i primi passi del supporto. E ovviamente non basta la Lombardia: questa formazione deve diventare capillare a livello nazionale».

La priorità per i prossimi dodici mesi?

«Rendere obbligatorio per legge lo screening nutrizionale in tutti gli ospedali italiani, pubblici e privati. La legge è l’acqua che erode la roccia: il vero motore che sblocca i comportamenti, crea consapevolezza, muove risorse. Tutto il resto viene dopo».

Keypoints

  • In Lombardia dal 2024 lo screening nutrizionale è obbligatorio per tutti i ricoverati; dal maggio 2025 le strutture inadempienti perdono il 20% del rimborso DRG
  • Lo screening è presente nel 60-70% delle cartelle cliniche lombarde, ma la qualità della compilazione resta insufficiente: la malnutrizione rilevata è inferiore del 20% rispetto ai dati reali
  • La nutrizione clinica è ancora fuori dai LEA: i dati dell’Italian Intersociety Working Group dimostrano risparmi fino al 12% sulla spesa ospedaliera con un’adeguata gestione nutrizionale
  • A luglio 2026 è previsto il GoLive di Assistant NAD, la piattaforma regionale lombarda per la prescrizione e il monitoraggio della nutrizione artificiale domiciliare
  • In arrivo negli store anche Nutrivita, app gratuita del gruppo di lavoro AIOM per il monitoraggio nutrizionale dei pazienti oncologici
  • La priorità secondo Caccialanza: rendere obbligatorio per legge lo screening in tutti gli ospedali italiani, pubblici e privati

 

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