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Oncologia di genere: a che punto siamo?

Perché ne stiamo parlando
Se ne discute oggi e domani nell’ambito del convegno organizzato dall’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori Dino Amadori “La ricerca traslazionale incontra l’oncologia di genere: a che punto siamo?” di cui è Responsabile Scientifica Laura Ridolfi, Coordinatrice per l’Emilia Romagna di Women for Oncology Italy.

Oncologia di genere: a che punto siamo?

Sex Matters. Il sesso conta (anche) in oncologia: nella biologia dei tumori così come nella risposta ai trattamenti. In che modo? Se ne discute oggi e domani nell’ambito del convegno organizzato dall’IRCCS Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori”, a Meldola (FC).

“La ricerca traslazionale incontra l’oncologia di genere: a che punto siamo? Questo il titolo della due giorni di formazione e divulgazione su un tema importante e da approfondire, per programmare al meglio la ricerca futura e la pratica clinica” commenta Laura Ridolfi, responsabile della Struttura Semplice di Terapie Cellulari Somatiche nei tumori solidi e Direttrice F.F. della Struttura Complessa di Oncologia Medica e Sperimentale di Immunoterapia e Tumori Rari dell’IRCCS Dino Amadori. “È un’occasione per condividere con colleghi e colleghe provenienti da tutta Italia competenze, saperi e idee per migliorare e riuscire a personalizzare sempre più le terapie”.

Sex Matters

“Il sesso sappiamo che può fare la differenza” continua Ridolfi. “Non solo donne e uomini, per le stesse patologie, possono presentare segni e sintomi diversi, come nel caso dell’infarto del miocardio, ma possono presentare anche diverse localizzazioni, come nel caso per esempio del melanoma (più comune agli arti nella donna, e al tronco nell’uomo). Le donne possiedono un sistema immunitario in grado di attivare risposte immunitarie più efficaci rispetto agli uomini, sviluppano più anticorpi e sono quindi più resistenti alle infezioni, ma nello stesso tempo mostrano una maggiore suscettibilità alle malattie autoimmuni e, sembra, una maggiore resistenza terapeutica alle cosiddette immunoterapie con anticorpi immunomodulanti”. La differente immunità dell’uomo e della donna contribuisce inoltre alla diversa progressione dei tumori.

Le differenze di genere incidono anche sul metabolismo dei farmaci e questo può determinare una diversa efficacia o tossicità degli antitumorali. “Del resto non bisogna sottovalutare che alcuni parametri fisiologici, come altezza, peso, percentuale di massa magra e grassa, condizionano l’assorbimento dei farmaci, il loro meccanismo di azione e la loro successiva eliminazione. E che, nonostante questo, di fatto gli effetti dei farmaci – quindi anche i farmaci tradizionali per le chemioterapie – sono stati a lungo studiati prevalentemente su soggetti di sesso maschile e il dosaggio tarato su un uomo dal peso medio, di circa 70 chili”.

Per questo – puntualizza Ridolfi – la medicina di genere è un approccio necessario: “È necessario e doveroso studiare l’influenza del sesso e del genere su fisiologia, fisiopatologia e patologia, vale a dire su come si instaurano le malattie, con quali sintomi si manifestano, per identificare le migliori strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento”.

Medicina di genere e tumori

Come evidenziato dall’Istituto Superiore di Sanità, la malattia oncologica è diversa nell’uomo e nella donna per incidenza, mortalità, patogenesi, progressione, efficacia della terapia, effetti avversi alla terapia.

Per esempio, le donne rispetto agli uomini hanno un rischio ridotto di sviluppare il melanoma e solitamente sono interessate da forme meno aggressive. Il tumore del colon retto, invece, dopo quello della mammella, è la forma di cancro che colpisce di più le donne. E il tumore del polmone, anche se tradizionalmente è considerato una patologia maschile, a partire dagli anni ‘80 ha mostrato un continuo aumento di incidenza e mortalità nelle donne. Il divario tra i due sessi si è ridotto in particolare a causa dell’aumento del consumo di tabacco tra le donne. “Ma la donna sviluppa il cancro del polmone 2,5 volte in più dell’uomo, anche se non fumatrice. Non si conoscono ancora le ragioni di queste differenze, che non sono solo legate a fattori ormonali, ma anche genetici e metabolici. La ricerca in questo campo è dunque assolutamente prioritaria” puntualizza l’oncologa. Che aggiunge: “Comprendere l’impatto dei fattori ormonali sullo sviluppo e la progressione dei tumori potrebbe avere importanti risvolti terapeutici, così come già accaduto per i tumori della prostata e della mammella. Da qui l’importanza dell’oncologia di genere”.

Oncologia di genere

“Proprio per questo la Professoressa Rossana Berardi, Presidente di W4O Italy e Membro del Direttivo dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) ha coordinato e voluto fortemente un tavolo di lavoro che ha stilato le raccomandazioni per un’oncologia di genere”, con l’obiettivo di porre l’attenzione su questa tematica, di sempre maggiore rilevanza socio-sanitaria, e di fornire uno strumento utile per il personale sanitario per la migliore presa in carico delle pazienti e dei pazienti oncologici, in una visione olistica del concetto di salute, e per una medicina sempre più di precisione. Come si legge nel documento, l’oncologia di genere e più in generale la medicina di genere non rappresentano la medicina delle donne, ma studiano e approfondiscono l’impatto delle differenze legate a sesso e genere in ambito sanitario: come le differenze biologiche, socio-economiche e culturali influenzano cioè lo stato di salute e di malattia di ogni persona.

In particolare, quando si parla di oncologia di genere ci si riferisce dunque a un nuovo approccio metodologico, interdisciplinare, che pone attenzione sulle differenze nella fisiopatologia, nell’epidemiologia e nelle manifestazioni cliniche delle neoplasie, con un conseguente impatto su prevenzione, diagnosi, risposta al trattamento, ma anche sull’appropriatezza, la sicurezza e l’accesso alle cure, sensibilizzando tutti i professionisti sanitari e gli operatori coinvolti nel percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale. “Nel campo dell’oncologia – aggiunge Laura Ridolfi -,  escludendo i tumori prettamente femminili e maschili, a utero, ovaio, mammella e prostata, abbiamo una mole crescente di dati che evidenziano differenze nella comparsa di neoplasie comuni a uomini e donne, così come nella risposta alle terapie”.

Nelle raccomandazioni AIOM si evidenzia allora l’importanza di promuovere un’ottica di genere nella ricerca, clinica e traslazionale, in ambito oncologico; di tenere in considerazione, nella predisposizione di Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) dedicati alle patologie oncologiche, le differenze biologiche tra uomini e donne e di porre attenzione ai fattori socio-economici che influiscono sullo stato di salute, per definire i migliori percorsi di presa in carico dei pazienti e approcci terapeutici mirati.

Inoltre, si sottolinea la necessità di una maggiore formazione del personale sanitario in un’ottica di genere. Dato che sesso e genere hanno un ruolo nell’infiammazione, nella risposta immunitaria al tumore e nella carcinogenesi, ma anche nella prevenzione e nell’adesione agli screening, questi aspetti devono essere presi in considerazione da clinici e ricercatori. “La comprensione di questi aspetti è per esempio fondamentale per aumentare l’efficacia e ridurre gli eventi avversi delle terapie immunologiche che stanno rivoluzionando l’approccio a numerosi tipi di tumore” conclude Ridolfi, Coordinatrice per l’Emilia Romagna di Women for Oncology Italy.

Keypoints

  • Donne e uomini possono presentare segni e sintomi diversi per le stesse patologie, come nel caso dell’infarto del miocardio, ma possono presentare anche diverse localizzazioni della stessa patologia, come nel caso del melanoma
  • Differenze di genere sono, ovviamente, alla base di alcuni tipi di tumore esclusivi (prostatico e ovarico) o quasi (mammario) di uomini e donne
  • Si riscontrano significative differenze di genere anche nell’incidenza, nell’aggressività, nella progressione e nella prognosi di molte tipologie di tumori comuni ai due sessi
  • In campo oncologico sono state descritte differenze tra uomini e donne anche nell’efficacia delle terapie
  • Le differenze di genere incidono sul metabolismo dei farmaci e questo può determinare una diversa efficacia o tossicità degli antitumorali
  • L’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) ha stilato le raccomandazioni per un’oncologia di genere
  • Laura Ridolfi, Responsabile della Struttura Semplice di Terapie Cellulari Somatiche nei tumori solidi dell’IRCCS Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori”, è la Responsabile Scientifica del convegno “La ricerca traslazionale incontra l’oncologia di genere: a che punto siamo?” organizzato dall’Istituto a Meldola

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