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«Essere ottavi nella classifica nazionale degli ospedali più attrattivi e con maggiore complessità gestita è un risultato importante, che conferma il lavoro fatto in questi anni». Così Antonio Davide Barretta, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Siena, commenta con soddisfazione il posizionamento della struttura che dirige tra i top player della sanità italiana, nella mappa condivisa da Il Sole 24 Ore.
Mappa elaborata sulla base degli ultimi dati delle schede di dimissioni ospedaliere. A guidare la classifica c’è la Lombardia con cinque ospedali top, tra cui Galeazzi, Humanitas e San Raffaele di Milano. Seguono l’Emilia-Romagna con il Sant’Orsola, il Veneto (Aou Verona, Sacro Cuore Don Calabria, Aou Padova), la Toscana (Aou di Pisa, Siena e il Careggi di Firenze), il Lazio (Gemelli, Campus Biomedico e San Camillo di Roma) e il Piemonte (Mauriziano e Aou di Alessandria). A completare l’elenco, il San Martino di Genova e l’Aou delle Marche.
Nel Mezzogiorno spiccano soltanto due realtà: l’Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli e la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo in Puglia.
«La classifica si basa su due indicatori fondamentali – spiega Barretta –: il numero di pazienti che arrivano da fuori regione e la complessità delle prestazioni erogate. Due parametri che rispecchiano bene il ruolo di un’azienda ospedaliero-universitaria, focalizzata sull’alta specializzazione. E il nostro risultato è ancora più significativo considerando che, a differenza di città più grandi come Roma, a Siena siamo l’unico ospedale della città: dobbiamo garantire quindi sia le cure complesse che le prestazioni di base per tutta la cittadinanza. Questo rende il nostro traguardo ancora più prezioso».
Secondo Barretta, il posizionamento dell’ospedale senese conferma quanto emerso nei ranking di Agenas degli ultimi anni: «Tra le strutture con meno di 700 posti letto, siamo stabilmente tra le prime quattro in Italia, guardando a tutti gli indicatori».
Dalla mappa del Sole emerge l’immagine di un’Italia spaccata in due. Su 21 strutture di eccellenza individuate dal Ministero della Salute, 12 si trovano al Nord, 7 al Centro e solo 2 al Sud. Un divario geografico che continua ad alimentare i cosiddetti viaggi della speranza o il cosiddetto turismo terapeutico. In particolare, nel 2023 l’8,5% dei ricoveri è stato effettuato in una Regione diversa da quella di residenza del paziente. E il confronto fra “indice di fuga” e “indice di attrazione” può essere interpretato come misura proxy della qualità (reale o percepita) dell’assistenza sanitaria erogata in una data Regione.
Questo squilibrio incide inevitabilmente sulla mobilità sanitaria: nel 2023, i ricoveri fuori Regione hanno generato un flusso di pazienti dal Sud al Nord per un valore vicino ai 3 miliardi di euro.
«L’Italia sanitaria viaggia a diverse velocità» commenta Barretta, sottolineando l’auspicio condiviso e condivisibile di un sistema più equo. «Le differenze tra territori sono evidenti e per superarle è necessario agire su diversi fattori». Per contribuire a colmare il gap, Barretta sottolinea l’importanza (seppur non risolutiva) di mettere a fattore comune le buone pratiche, puntando sulla condivisione di esperienze significative fra direzioni e vertici aziendali di strutture diverse. «A Siena, per esempio, abbiamo ospitato un evento sull’umanizzazione delle cure con 50 aziende e 300 professionisti: un’occasione concreta per imparare gli uni dagli altri».


