Stakeholder

Paola Minghetti è la nuova Presidente della Società Italiana di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica

Perché ne stiamo parlando
Il contributo della tecnologia farmaceutica è fondamentale per far arrivare al letto del paziente nuove terapie. Dai farmaci carenti alle terapie digitali, abbiamo incontrato Paola Minghetti, Presidente SITELF e Professoressa Ordinaria di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica dell’Università di Milano.

Paola Minghetti è la nuova Presidente della Società Italiana di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica
Paola Minghetti, Presidente SITELF, Presidente Divisione di Tecnologia Farmaceutica SCI

“Per avere un medicinale efficace e sicuro non basta il principio attivo. È importante anche la parte formulativa. E se oggi l’importanza della formulazione è cosa acquisita, 100 anni fa non lo era. La SITELF è nata proprio dalla volontà di chi si occupava di formulazione di aggregare la comunità scientifica per far progredire le discipline tecnologiche e la legislazione di riferimento”.

Paola Minghetti, Ordinaria di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica all’Università di Milano, dove è Direttrice del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, è stata appena eletta Presidente della Società Italiana di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica (SITELF) e della Divisione di Tecnologia Farmaceutica della Società Chimica Italiana (SCI).

Orgogliosa di questa duplice nomina, Minghetti sottolinea come il Covid abbia segnato un punto di svolta per la tecnologia farmaceutica.

“I vaccini Covid a mRNA non sarebbero arrivati al mercato se non avessimo avuto la nanoparticella lipidica per inglobare l’RNA”, proteggendolo e, come ha raccontato Katalin Karikó, consentendone l’ingresso nelle cellule immunitarie. E chiarisce: “Lo sviluppo tecnologico va di pari passo con lo sviluppo della scienza medica”, spiegando il contributo della tecnologia farmaceutica per far arrivare al letto del paziente nuove terapie.

“La tecnologia farmaceutica è uno degli ultimi anelli del processo di sviluppo di un farmaco, ma è fondamentale. Perché se la ricerca medica ci mette a disposizione nuove molecole, la tecnologia consente di renderle stabili, somministrabili, targettizabili. In altre parole, è quello step fondamentale per trasformare una molecola attiva, che funziona, in un farmaco che può essere somministrato al paziente nel migliore dei modi possibili, con una cinetica migliore, effetti collaterali più bassi, ecc.”.

Professoressa, quali sono gli obiettivi del suo mandato?

Lavoreremo in continuità con il lavoro svolto in passato per promuovere una ricerca sempre più innovativa e una formazione di qualità, per aiutare i giovani tecnologi a dare il meglio per la società e i pazienti del futuro.

E continueremo a promuovere il networking con gli altri protagonisti dell’ecosistema italiano (Farmindustria, Associazione Farmaceutici dell’Industria, Ordine dei Farmacisti, ecc.) e le società scientifiche nostre sorelle di altri paesi europei, perché lo sviluppo del farmaco ormai è mondiale e perché vogliamo essere un partner affidabile e autorevole per affrontare questioni inerenti la formulazione e la legislazione in ambito farmaceutico”.

Professoressa, alcune settimane fa Fedez ha sollevato la questione dei farmaci carenti denunciando la difficoltà di reperire gli enzimi sostitutivi pancreatici. A cosa si deve la carenza dei farmaci e cosa fare per evitare che i pazienti non trovino i medicinali di cui hanno bisogno?

La carenza dei farmaci può essere spiegata da problemi di varia natura. Uno dei motivi può essere lo shift della produzione che rende irreperibile il principio attivo. Si consideri che oggi l’industria globalizzata ha riunito in alcune aree geografiche la produzione dei principi attivi. Questo significa che se abbiamo solo un produttore, al massimo due, e questa azienda si mette a produrre altro non ci sarà principio attivo sufficiente per la produzione dei farmaci. Affrontare il problema non è semplice. AIFA sta cercando di contrastarlo, ma un po’ il Covid, un po’ le guerre, un po’ le scelte industriali, fattori diversi concorrono a intensificare il problema.

Per risolverlo bisogna capire come bilanciare i giusti interessi di tutti: il paziente deve avere il farmaco, l’industria – che è profit – deve avere il suo tornaconto per fare o non fare una determinata scelta produttiva. Quindi entrano in gioco provvedimenti di carattere regolatorio e la SITELF, che è impegnata anche sul fronte della normativa farmaceutica, cercherà di contribuire alla gestione ottimale della questione.

Cosa fare per ridurre i tempi di sviluppo dei farmaci mantenendo comunque alto il rigore di tutto l’iter che porta al letto del paziente un medicinale efficace e sicuro?

Sicuramente tanta ricerca. Perché proprio la ricerca può contribuire a trovare metodi nuovi per caratterizzare un farmaco più velocemente e a costi minori, metodi predittivi innovativi per capire quale farmaco sarà veramente efficace e sicuro. E servono fondi adeguati.

Quello che è stato fatto con il vaccino Covid, quello che ha fatto l’EMA per avere il vaccino in tempi quasi immediati, richiede l’impegno di molte persone da parte degli enti regolatori. E più persone dedicate al controllo e alla valutazione accelerano il processo ma ne aumenta i costi facendo aumentare il costo finale dei farmaci. Per cui bisogna trovare il giusto equilibrio per riuscire a velocizzare lo sviluppo dei farmaci senza avere però prezzi inaccessibili. Ancora una volta entra in gioco la parte regolatoria per trovare un buon bilanciamento tra requisiti tecnici e costi. Anche per quanto riguarda le carenze, per esempio, si potrebbe obbligare le aziende a non avere un solo stabilimento produttivo ma tre, il farmaco però costerebbe di più.

Rispetto alla carenza, quale ruolo gioca il farmacista preparatore?

Quello che insegniamo ai corsi di laurea permette di formare i farmacisti anche a questo, ma non tutte le carenze sono risolvibili in questo modo. Se il farmaco carente è semplice da preparare e il principio attivo è disponibile, il farmacista ospedaliero e territoriale può essere una fonte. Ma non sempre questa strada è percorribile.

Il Creon, per esempio, il medicinale a base di enzimi pancreatici, è gastroresistente e non è così banale da formulare in farmacia. E, tra l’altro, sono poche le farmacie attrezzate a farlo. In altre parole, quindi, il galenico è un prodotto a cui si può ricorrere solo eccezionalmente quando il prodotto industriale non c’è.

Professoressa, parliamo delle terapie digitali che vengono somministrate attraverso tecnologie digitali. In questo caso il principio attivo è costituito da un software o da un algoritmo. Cosa è arrivato sul nostro territorio? E la medicina digitale è un ambito di azione della SITELF?

Quando parliamo di software ad attività terapeutica o diagnostica ovviamente usciamo dalla chimica ma non usciamo dal mondo regolatorio che consente al paziente di avere un prodotto per la salvaguardia della sua salute. Quindi assolutamente la SITELF se ne occupa e se ne occuperà ancora di più in futuro, insieme a informatici, clinici e altre professionalità del settore.

Quello della medicina digitale è un mondo estremamente interessante, purtroppo però in Italia c’è ancora molto poco. E non perché la ricerca non abbia prodotto nulla. I prodotti ci sono: in Germania per esempio ce ne sono già una cinquantina rimborsati dal sistema sanitario. E Francia e Spagna si stanno muovendo nella stessa direzione.

Purtroppo in Italia abbiamo pochi prodotti disponibili, se non nulla, perché non è chiaro come lo Stato intenda prendersene carico. E in una situazione di incertezza le aziende fanno fatica a investire, perché lo sviluppo di questi digital device è costoso: non sono giochini che si fanno con pochi euro. Sono prodotti che necessitano di un disegno di studio informatico prima e di studi clinici poi. Perché sono prodotti alla cui base c’è una dimostrazione reale di efficacia.
Faccio un esempio: c’è un gioco, messo a punto per il trattamento di bambini e bambine con ADHD, che ha dimostrato attraverso studi clinici un’efficacia estremamente importante e statisticamente significativa. Parliamo dunque non di una strategia di supporto alle terapie tradizionali, ma di un approccio terapeutico innovativo che migliora la gestione della malattia.

Per fare un altro esempio, anche un prodotto ideato per il trattamento della depressione ha dimostrato la sua efficacia: nei pazienti che lo usano si è riscontrato un importante miglioramento della patologia.

Parliamo dunque di dispositivi che hanno un impatto reale sul decorso della malattia. Entrambi però non sono disponibili in Italia. Il nostro Paese è indietro su questo fronte perché, come dicevo, non è chiaro il percorso di gestione di questi prodotti. SITELF per quanto possibile farà la sua parte per accelerare lo sviluppo del settore.

Keypoints

  • Paola Minghetti è la nuova Presidente della Società Italiana di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica (SITELF) e della Divisione di Tecnologia Farmaceutica della Società Chimica Italiana (SCI)
  • Minghetti è Ordinaria di Tecnologia e Legislazione Farmaceutica all’Università di Milano, dove è Direttrice del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche
  • Il Covid, dice Minghetti, ha segnato un punto di svolta per la tecnologia farmaceutica
  • La tecnologia farmaceutica è uno degli ultimi anelli del processo di sviluppo di un farmaco: uno step fondamentale
  • Sono diversi i fattori che concorrono alla carenza dei farmaci: tra questi lo shift di produzione che determina la non reperibilità del principio attivo
  • Le terapie digitali sono prodotti alla cui base c’è una dimostrazione reale di efficacia. Ma in Italia stentano ad affermarsi

 

Ti è piaciuto questo articolo?

Share

Registrati per commentare l’articolo

Pills

Raccolte

Articoli correlati